FILM, SERIE TV E T-SHIRT: David Lynch, tra cross-mediale e post-mediale

Dopo aver sconvolto le nostre esperienze cinematografiche e televisive con i suoi mondi inquietanti e disturbanti sembra che il prossimo passo di David Lynch nella sua carriera artistica sia rivolto… al mondo della moda. È infatti notizia di questi giorni che il regista di Missoula ha aperto un proprio shop online su Amazon con T-Shirt disegnate e ideate personalmente da lui. Una circostanza che ci ha fatto correre con l’immaginazione, articolando una riflessione che traccia l’evoluzione dell’autore da regista cross-mediale a artista post-mediale. Ma andiamo con ordine…D’altronde che David Lynch nasca come autore cross-mediale lo testimonia l’inizio della sua carriera registica: essendosi affacciato al mondo della settima arte solo dopo l’esperienza pittorica, è naturale conseguenza che l’autore sia predisposto a mescolare linguaggi propri di media diversi. Le sue opere sono anche costruite narrativamente per una fruizione che passi, visione dopo visione, di piattaforma in piattaforma: collegandoci alle teorie di Thomas Elsaesser, la complessità e l’indecifrabilità narrativa di una certa deriva di prodotti audiovisivi moderni andrebbe ricondotta alla distribuzione multipiattaforma. I film non devono esaurire il loro valore in sala, ma poter essere sfruttati in altri contesti e su supporti differenti, giocando sulla necessità di dover essere visti più volte per essere compresi a fondo. E a quali film, se non a quelli lynchiani, si adatta meglio questa teoria? Insomma, il regista in questo senso è un vero figlio del modello dis-integrato e multi-schermo contemporaneo di produzione audiovisiva, affermatosi a Hollywood partire dalla seconda metà degli anni’70 (notare le coincidenze, il primo lungometraggio di Lynch, Eraserhead, è del ’76) e che ha fatto del trans-media storytelling e dello sviluppo di ecosistemi narrativi sempre più complessi e serializzabili alcuni dei suoi pilastri fondanti.

Se poi si va ad analizzare il percorso della filmografia dell’autore di Twin Peaks si può notare come essa contenga numerosi elementi che riflettono l’evoluzione dei media audiovisivi degli ultimi 20 anni. Tale rapporto si fa evidente a partire proprio dal 1990, anno di uscita della prima, rivoluzionaria, stagione della serie: alcuni critici affermano che con quest’ultima il cinema sbarca in televisione, con i due linguaggi (filmico e televisivo) che si ibridano e si mescolano. D’altronde l’esperienza televisiva in quegli anni segna profondamente l’immaginario audiovisivo: in particolare con la ristrutturazione del panorama televisivo americano segnata dalle azioni (e liberalizzazioni) legislative della prima metà degli anni ’90 e l’avvento delle televisioni via cavo e di un numero sempre più vasto di canali, la fruizione dei contenuti diviene sempre più frammentaria e dispersa. Il consumo dell’audiovisivo cambia, entriamo nell’età dello zapping, e proprio tali modalità di consumo finiscono per impattare sulle strutture narrative di film e serie TV: basti pensare, per avere un esempio celebre, ai film di Tarantino e al loro continuo e brusco passaggio tra linee temporali all’apparenza quasi scollegate. Queste influenze sono riscontrabili nelle opere di Lynch in alcune delle sue pellicole più celebri: Twin Peaks – Fuoco cammina con me, Strade Perdute e Mulholland Drive. Gli intrecci diventano sempre più scollegati tra di loro, composti da un pulviscolo di frammenti narrativi, appartenenti a storyline diverse.

Con l’arrivo dei mezzi digitali, a partire dagli anni 2000, poi tali tendenze vengono esasperate, visto l’arrivo di piattaforme di distribuzione e fruizione degli artefatti mediali sempre nuovi. È così che nasce INLAND EMPIRE, film completamente anarchico, in cui Lynch simbolicamente abbraccia il nuovo panorama tecnologico girando l’intera opera con una piccolissima ed economicamente accessibilissima telecamera digitale. Alcune conseguenze della rivoluzione digitale si riflettono anche particolarmente bene con la poetica lynchiana: d’altronde gran parte del fascino nei suoi film è dovuto dal sovrapporsi di vari piani di realtà, con avvenimenti surreali che si insinuano all’interno di contesti apparentemente quotidiani. È quello che succede con l’avvento delle piattaforme digitali, che ci hanno introdotto a forme di realtà virtuale la cui esperienza si è sempre più calata all’interno delle nostre abitudini. Anche i contenuti mediali diventano sempre più insistenti e pervasivi nelle nostre vite e molto spesso sono proprio quest’ultime a diventare contenuto (è questo il caso degli influencer): un processo che è ben rappresentato proprio in INLAND EMPIRE, laddove nelle battute finali, in una scena in cui viene proprio svelata la macchina da presa, ci rendiamo conto che per la protagonista non esiste più linea di demarcazione tra ciò che le sta accadendo e l’esperienza mediale.  Insomma in quest’ultima fase Lynch si confronta frontalmente col nuovo panorama mediale e vengono piantati così i semi per l’ultimo capitolo: la terza stagione di Twin Peaks uscita nel 2017.

Abbiamo iniziato questa analisi analizzando Lynch come autore cross-mediale, ma è proprio con la sua ultima creazione che possiamo dire che esso diventi un autore post-mediale. Non solo c’è la continua volontà di remixare contenuti e linguaggi presenti, passati e futuri della storia dell’audiovisivo, ma c’è una piena consapevolezza dei processi di rilocazione dell’esperienza cinematografica: basta fare un esperimento, guardare la stagione tramite YouTube. La narrazione è ormai tanto frammentaria e pulviscolare da poter essere suddivisa in piccole clip, che finiscono inevitabilmente online. Insomma attraverso le piattaforme digitali e on-demand è possibile rivivere il flusso di situazioni che compongono l’intreccio della serie avendo una esperienza di visione tanto disorientante (ma molto spesso anche utile per notare collegamenti estremamente sottili e lontani tra più scene) quanto vicina all’esperienza della prima visione televisiva.

Il quadro finale è quindi estremamente complesso e aperto a numerose interpretazioni e chiavi di lettura, ma così è il mondo dei media nel 2018. Un mondo caotico e in cui è facile perdersi, che ricorda molto da vicino proprio quegli universi assurdi, inquietanti ma allo stesso tempo estremamente seducenti raccontati da David Lynch.

Marco Santeusanio

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