LORO 2, DI PAOLO SORRENTINO

Lo scorso 10 maggio, nel pieno di un marasma politico più nero che mai, è uscito nelle sale Loro 2, completamento del dittico sorrentiniano sulla figura di Silvio Berlusconi, la cui prima parte, distribuita a fine aprile, è stata accolta dalle reazioni perplesse di buona parte dei critici e del pubblico.

Motivo principale di tale delusione è con tutta probabilità il fatto che Loro 1 si discosta radicalmente dall’aspettativa che si era creata attorno al “film di Sorrentino su Berlusconi”, come i giornali hanno identificato immediatamente l’opera: di fatto, per buona parte della pellicola, di Silvio Berlusconi non vi è alcuna traccia. Inevitabilmente dunque, per coloro che all’uscita della prima parte hanno lamentato l’incompiutezza e la mancanza di concisione, questo secondo episodio rappresenterà con tutta probabilità una boccata di aria fresca: ricco di richiami politici, trovate cinematografiche e sfaccettature, Loro 2 mette finalmente il Berlusconi di Servillo sotto i riflettori: la sua figura, ritratta non solo nell’intimità del rapporto con la moglie Veronica e dei festini sfrenati, ma anche nel suo ruolo politico (di cui Sorrentino fa, come era da aspettarsi, una satira divertita e talvolta divertente), è, a differenza della prima parte, centrale alla narrazione.

Più compatto e coinciso da un punto di vista drammaturgico, Loro 2 è il film su Berlusconi che la maggior parte del pubblico, critici (apparentemente) compresi, si aspettava da parte di Sorrentino. Ma è anche componente disarmonica di un dittico che forse, nonostante la fanfara pubblicitaria e mediatica che tale scelta distributiva ha portato con sé, dittico non doveva essere. Se Loro 2 rassomiglia certamente di più al “film su Berlusconi” che in tanti stavano aspettando, Loro 1, nel suo essere un film con Berlusconi piuttosto che su Berlusconi, si distacca dal secondo film a livello tematico e narrativo: il risultato è un’opera che, nella sua totalità, risulta incompleta, asimmetrica e disarmonica.

La scelta di riunire le story-line del giovane aitante interpretato da Riccardo Scamarcio e della maschera berlusconiana di Toni Servillo è, tuttavia, il motivo per cui, presa di per sé, questa seconda parte risulta a nostro avviso meno artificiosa e più intrigante: laddove la prima pellicola era appesantita dalla divisione manichea tra l’avvolgente estetica trash del primo atto e il tono asettico da dramma introspettivo del secondo, nel momento in cui i due estremi vengono ricompattati Loro 2 dà indubbiamente più spazio alla brillantezza, alle capacità registiche e alle dinamiche, buone e cattive, del cinema di Sorrentino. Tra brillanti sequenze coreografate con maestria (la “falsa telefonata” a pochi minuti dall’inizio lascia il segno) e un abuso di immagini e simbolismi eccessivamente estetizzanti, questa seconda pellicola è la summa stilistica degli ultimi 5 anni di carriera del regista partenopeo.

Come ormai è diventata abitudine, quella di Sorrentino è, nella sua asimmetrica e incompleta brillantezza, un’opera destinata ad entusiasmare i sostenitori e ad allontanarne i detrattori del regista. Quella dei due Loro è una satira politica che talvolta ricorda, con i suoi toni surreali e la sua estetica prepotente, le dinamiche di una favola sorniona e affascinante come il personaggio che vuole rappresentare. Nel suo essere imperfetta, è comunque espressione di un regista dalle idee chiare destinato a mantenere un ruolo di prima linea nel panorama cinematografico italiano.

Sara Carenza e Giacomo Placucci

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