LORO PARTE 1, di PAOLO SORRENTINO

Sono ben pochi i nomi che sono riusciti a farsi strada tra le innumerevoli produzioni (spesso di scarsa qualità) commerciali nostrane e ad affermarsi come specifiche personalità autoriali nell’arido panorama cinematografico italiano degli ultimi anni: uno di questi è, senza ombra di dubbio, quello di Paolo Sorrentino.

Nome, quello del regista partenopeo, che, pur appartenendo ad un ambito cinematografico meno immediato e “mainstream” di quanto i suoi ultimi successi al box office possano far pensare, è riuscito a conquistare una fetta non indifferente di pubblico, in particolare dopo la vittoria de La Grande Bellezza come miglior film straniero agli Oscar del 2014. Ed è proprio grazie al successo de La Grande Bellezza che il nome di Sorrentino ha potuto capitanare l’arrivo nelle sale cinematografiche italiane di una nuova forma di cinema tra l’intellettuale e l’autoriale che, messi da parte i limiti, non può che rappresentare una ventata d’aria fresca per un ambiente ormai saturo e stantio quanto quello del cinema nostrano, grazie anche ad uno stile che, tra citazioni e originalità, è riuscito a conquistare l’immaginario dello spettatore italiano medio.

Silenzio. Bellezze naturali e artistiche. Musica avvolgente. Lentezza. Lunghi piani sequenza emblematici. Se è questo che vi aspettate dalla nuova pellicola targata Sorrentino, siete sulla cattiva strada. Loro 1 non è il “solito” film di Sorrentino, con le sue “solite” caratteristiche, con la sua “solita” autorialità, che peraltro apprezziamo molto, Loro 1 rivela un Sorrentino inaspettato, che riesce ad adattare il film alle peculiarità del personaggio che sta raccontando, riconfermandolo ancora una volta un autore con la a maiuscola.

Loro è il nuovo film di Sorrentino (da domani al cinema anche la seconda parte) con protagonista Silvio Berlusconi. Questa prima parte in realtà è quasi totalmente incentrata sulla figura di Sergio Morra, probabilmente identificato in Gianpaolo Tarantini, interpretato da uno strabiliante Riccardo Scamarcio, un personaggio bizzarro che dalla Puglia si trasferisce a Roma in cui attraverso un giro di prostitute cerca di avvicinarsi a “Lui”. “Lui”, è così che nel film ci si riferisce a Berlusconi, è un’entità, che in effetti rimane tale, infatti abbiamo la sua comparsa solo nell’ultima parte del film. Scene di sesso, di droga, immagini frenetiche di un’Italia allo sbaraglio, in cui tutti sono disposti a tutto per il potere, queste sono le immagini dominanti nel film, di Berlusconi vediamo solo un piccolo spaccato, lo vediamo nella sua vita più intima, nel suo rapporto con la moglie Veronica.

Forse non è questo che ci aspettavamo dal film di Sorrentino sull’uomo politico più chiacchierato degli ultimi vent’anni, ma dobbiamo ammettere che ci ha piacevolmente stupiti. È un film che si sa adattare al personaggio stravagante che tratta, un film che non pretende di istruire. Per ora lo scopo sembra quello di ironizzare, di far vedere il marcio di un sistema governato dall’apparenza, di raccontare un Berlusconi nella sua vita privata.

Per ora il nostro giudizio rimane in sospeso, in attesa della seconda parte per poterci esprimere completamente, sicuramente non è scontato, e siamo sicuri che dietro questa lunga introduzione Sorrentino celi qualcosa di particolare per noi, e non vediamo l’ora di scoprirlo.

Sara Carenza e Giacomo Placucci

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