I, TONYA: La gloria di un fugace attimo

La storia si concentra sulla vita burrascosa della pattinatrice su ghiaccio statunitense più famosa del mondo: Tonya Harding. Ricordata per essere stata la prima ad eseguire un triplo axel nel 1991 e per il suo presunto coinvolgimento al brutale attacco ai danni di un’altra pattinatrice nel 1994.

Il film I, Tonya nelle sale dal 29 marzo, diretto da Craig Gillespie si presenta come un biopic volto a denunciare le ipocrisie della società contemporanea.
Tonya Harding, nata e cresciuta nell’Oregon, fin da piccola ha mostrato la sua particolare inclinazione verso il pattinaggio sul ghiaccio; questa dote non è sfuggita all’attenzione della madre, barista di professione e frustrata dalle proprie inconsistenti possibilità economiche, personaggio interpretato brillantemente da Allison Janney, vincitrice agli ultimi Oscar come miglior attrice non protagonista. La donna decise di sfruttare le capacità della figlia investendo tutto sul coltivare questo sogno che avrebbe potuto riscattare anche sé stessa. Ben presto la madre preferì mettere al primo posto gli allenamenti e le prestazioni atletiche piuttosto che il benessere psico-fisico della figlia. Così il rapporto tra le due divenne travagliato e molto spesso anche violento. Il desiderio di successo a tutti i costi spinse la giovane atleta a ricercare la perfezione, migliorarsi sperando di eccellere rispetto alle concorrenti, ma in una maniera non sempre sana. Di notevole spessore è anche il rapporto turbolento instaurato con il marito, Jeff Gillooly, apparentemente persona mite ma che più volte, dal racconto mostratoci dalla pellicola, assume le sembianze di un insoddisfatto che risponde ai problemi di tutti i giorni con aggressività. Altro personaggio indagato sulla brutta vicenda è un amico del marito, Shawn Eckhardt, una stramba guardia del corpo.

La pellicola si concentra sulla storia personale, oltre che artistica, di un’atleta che ha fatto la storia del pattinaggio artistico, ma che sfortunatamente ha goduto dell’amore della platea solo per un fugace attimo.
Il regista ha deciso di mettere in scena un biopic basato pienamente su interviste che poggiano sugli svariati e opposti punti di vista con l’obiettivo di mantenere in auge il grande punto interrogativo sulla vicenda, ma anche conferire al pubblico la possibilità di farsi un’idea più completa sull’accaduto. Lo storytelling segue una serie di confessioni intervallate con la storia biografica tradizionale volte a raccontare il punto di vista di tutte le persone che sono state importanti nel percorso della Harding, ma anche e soprattutto coinvolte nell’incidente della promessa del pattinaggio Nancy Kerrigan.

Il film sembra essere una chiara denuncia contro una società piena di maschere che dà importanza solo all’apparenza. Svariate volte e in varie occasioni la giovane pattinatrice vedrà il suo punteggio essere inferiore a quello di altre rivali solo perché non vestita in maniera impeccabile. Lo scopo della giura non consisteva nel votare la prestazione, ma la presentazione in modo tale da trovare un esempio sano da dare al Paese. L’essenziale diventa l’immagine, non il talento.

Geniale e sorprendente è il risultato finale della pellicola grazie all’immagine che ci concede della Harding, sia che si intenda come carnefice che come vittima; resta una commedia biografica che racconta la forza di una giovane donna che ha lottato per avere il suo posto nel mondo. Ha rischiato il tutto per tutto, cadendo com’è consuetudine negli allenamenti, ma dimostrandosi sempre pronta a ricominciare.

Adriana Pellegrino

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