COGITO ERGO WORK #2. Formazione universitaria umanistica e condizione occupazionale

19 marzo 2018, “Cogito ergo Work”. Sono appena le nove del mattino e già l’aula pullula di studenti assetati di opportunità. Il loro, il nostro obbiettivo: scoprire in che modo la vocazione agli studi umanistici può fare da volano ad un’occupazione futura e auspicabilmente coerente agli studi condotti.

La prima a prendere la parola è Marina Timoteo, Direttore del Consorzio Interuniversitario Almalaurea che raccoglie ben 75 Università Italiane, tra le quali tuttavia non figura l’Università Cattolica. Dettaglio, quest’ultimo, che rende ancora più significativa la presenza presso il nostro Ateneo, della Dottoressa Timoteo, la quale si fa portavoce del patrimonio informativo di Almalaurea e ce lo espone impeccabilmente, dati alla mano.

Il titolo stesso dell’incontro, “Cogito ergo Work”, risulta essere perfettamente in linea con l’intento di Almalaurea: conciliare il “Cogito”, il pensiero, il patrimonio culturale delle Università Italiane all’istanza più operativa del “Work” e della necessità di proporsi fattivi e competitivi su un mercato del lavoro sempre più globalizzato. Concretamente parlando, Almalaurea avvicina questi due momenti attraverso due tipologie principali di indagine che le fanno da core business: la ricerca sui profili dei laureati e quella sul mercato del lavoro.

In che modo Almalaurea svolge le proprie ricerche? Quali parametri tiene in considerazione e quali criteri adotta, nel tentativo di ricostruire il cogito e il work dell’Italia più giovane e precaria, il suo pensiero e le sue possibilità di “fare”?

Innanzitutto, si tengano a mente alcuni dati rilevanti: la crescita del numero di titoli conseguiti, l’abbassamento dell’età media al conseguimento del titolo stesso e l’aumento dei tirocini curriculari, con l’8% di possibilità in più di trovare un impiego ad un anno dalla laurea.

Dal lato studente/neolaureato, Almalaurea si occupa di mappare la situazione dei laureati ad uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. Le ricerche di Almalaurea in questa direzione, per quanto concerne gli studi umanistici, dimostrano che il 66% dei laureati di primo livello sceglie di proseguire il percorso accademico intraprendendo il biennio magistrale, considerato “necessario” in vista di un’occupazione futura. Per quanto riguarda invece i laureati magistrali, il 59% di loro risulta occupato ad un anno dal conseguimento del titolo e impiega dai 7 ai 10 mesi per trovare lavoro.

Inoltre, un criterio specifico del Consorzio, “efficacia della laurea”, si occupa di determinare la coerenza tra gli studi e il lavoro svolto: soltanto il 38% degli studenti di materie umanistiche considera il proprio titolo efficace, a fronte di un 36% che non lo ritiene efficace affatto. Dal lato domanda, invece, è necessario fare un passo indietro. Nel 2016, il 32% degli studenti del gruppo letterario dichiara di avere intrapreso studi umanistici per motivazione culturale, a conferma della natura vocazionale di questo percorso di studi, mentre l’11,1 % non sa perché ha compiuto questa scelta.

Dinanzi a questo quadro di luci e ombre, la Timoteo inneggia all’orientamento: orientare in entrata, in itinere e in uscita, a una maggiore consapevolezza nelle scelte e nelle aspettative.

Nicoletta Raffa

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