ELISA ROTA RACCONTA LE COOPERATIVE #3. IL CAMMINO VERSO LE COOPERATIVE SOCIALI

Dall’incontro con la dottoressa Elisa Rota, si è tracciato un percorso che illustra in dettaglio i problemi e le potenzialità della cooperativa sociale come modello imprenditoriale, con particolare attenzione a quelle di sfondo culturale. Muoversi all’interno di un mercato ricco di competitor agguerriti è difficile e ancor più è rendere credibili le proprie idee in un bacino di utenza ormai saturo.

Combinazione, innovazione e creatività sono forse l’unica soluzione per superare tale ostacolo. Questa tipologia di impresa, inoltre, permette a qualsiasi individuo di mettersi in gioco, poiché l’avviamento risulta accessibile anche in assenza di grandi capitali. Ciò rappresenta una democratizzazione della cultura, o meglio dei mezzi di produzione culturale: per l’appunto, un’impresa che prima di tutto è a sfondo sociale. Di fatti, chi decide di avviare una cooperativa sociale è spesso spinto dal desiderio di condividere la sua passione e le sue competenze con l’intento di aggregare altri professionisti per fondare una vera e propria comunità, cioè collaborazioni tra individui fini a realizzare un prodotto durevole che influenzi la memoria storica del contesto in cui tale comunità agisce.

Ma quando si vuole puntare al cambiamento nella natura stessa del contesto sociale, che in questo caso corrisponde al contesto di mercato, è necessario curare con pazienza e parsimonia lo sviluppo delle proprie relazioni all’interno del contesto stesso, investire tempo e fiducia nelle persone e scegliere con cura i propri collaboratori e la strada da percorrere insieme, dando spazio e respiro anche all’utenza, che non può tollerare una presenza oppressiva di un unico fornitore di cultura.

Senza ogni dubbio il cammino verso le cooperative sociali incontra ancora molto scetticismo e ostilità da parte delle imprese consolidate, soprattutto quelle nate intorno ad un contesto più utilitaristico del prodotto culturale. Ma questo sembra un problema che tenderà a sparire con il passare del tempo: in un contesto sociale in crisi economica è plausibile pensare che imprese culturali elitarie tendano a logorarsi proprio per la loro natura anti-sociali, o per meglio dire puramente capitalistica, poiché per tali aziende il grande pubblico, cioè i numeri che consentono la stabilità economica anche in recessione economica, sarà sempre inaccessibile.

La cosa fondamentale dal mio punto di vista, cioè quello di una studentessa fuori sede, è appunto la partecipazione. La partecipazione ci rende liberi di giudicare e coltivare insieme un’idea di cultura. Liberi di associarsi, di dissociarci, di credere in qualcosa e portarlo avanti o di ostacolarlo: una cultura finalmente democratica. E voi siete d’accordo CIMERS?

Carmen Adele Arcuri

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