IMACS – GUIDA GALATTICA PER STUDENTI VIAGGIATORI – PARTE VII

Venerdì devo consegnare il primo paper/dossier/saggio, chiamatelo come più vi piace, per un esame. Qui in Germania ci sono anche dei corsi chiamati blockseminar che si svolgono 4 o 5 volte, per  “solo”  8 ore … il weekend.

È un po’ strano abituarsi allo stile tedesco: la domenica è tutto chiuso (negozi, ristoranti, panetterie, edicole, …) ma per alcuni corsi particolari potrebbero esserci lezioni in università. Fortunatamente per ora mi è toccato solo il sabato e la nota positiva è che il 27 novembre avrò già fatto tutto quello che devo fare per questo corso sul cinema sperimentale indiano. L’ultimo weekend  è stato un po’ pesante dato che tra compiti e paper ho dovuto veramente studiare tanto ma è pur sempre (si spera) qualcosa in meno da fare. Tra l’altro la mia voglia di uscire non è stata aiutata dalla mia recente scoperta della serie True Blood, di cui mi sono pazzamente innamorata. Direi che dopo una giornata di 8h al computer cercando di trovare ispirazione, mi sono potuta concedere un weekend di totale relax come non facevo da tempo immemorabile (probabilmente da Parigi).

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Foto di Greta Pelizzari

In ogni caso Frankfurt mi sta dando molte gioie, una di queste è il Museo di Scienze Naturali in cui è conservata la più grande collezione di dinosauri d’Europa (già nella scorsa puntata del diario avevo pubblicato una foto ma senza accennare a tutto questo, le cose da dire erano troppe). Sì, è strano che una persona che studia cinema e comunicazione ami follemente i dinosauri, ma è una passione che mi porto dietro fin da bambina (recentemente accresciuta da Jake Johnson in Jurrisc World). Finalmente, alla veneranda età di 23 anni, mi sono trovata davanti a questi giganteschi scheletri, ed è stato veramente un sogno che si avverava per me.

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Foto di Greta Pelizzari

 

Altro sogno avverato è stato andare FINALMENTE ad un concerto dei The Cure, che ascolto praticamente da quando sono nata (ringraziando i miei genitori).

Qui in Germania hanno un altro modo di vivere i concerti: non si arriva all’alba (io sono arrivata praticamente quando stavano aprendo i cancelli ed ero in II fila), si sta tranquilli, non ci si muove troppo e non si grida o canta troppo. Rilassante, forse troppo. Ma è stato comunque un’esperienza nuova, che sinceramente ho anche preferito al pogo selvaggio a cui siamo abituati e trovarsi a pochi metri da un cantante che letteralmente idolatro fin dalla mia infanzia è stata una sensazione che non provavo da tantissimo tempo. Ho tanti gruppi o cantanti che ascolto da anni e che rappresentano praticamente le costanti della mia vita musicale e sono fondamentalmente The Cure, Depeche Mode, Robbie Williams e The KoRn. Esattamente, un’accozzaglia, un miscuglio di generi che rappresenta perfettamente quali sono i miei gusti. Solo dall’adolescenza ho iniziato ad ascoltare indie italiano e si sono aggiunti i prima linea i Ministri (21 concerti all’attivo). Comunque, di questi 4 “mostri sacri” della mia vita musicale, i The Cure erano gli unici che ancora non avevo visto almeno una volta dal vivo ed è stato stupendo. Ogni canzone che hanno suonato è stata magica, un gruppo abbastanza freddo e distaccato sul palco che eppure ha saputo trasportarci in un’altra dimensione per quasi 3 ore.

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Foto di Greta Pelizzari

Per concludere, mi sento in dovere di avvisarvi di una strana "tecnica punitiva" in vigore qui in Germania: se durante la pubblicità di Spotify cliccate "play" sulla canzone che vorreste ascoltare dopo, rimarrete molto delusi perché la pubblicità verrà ripetuta 3 volte. La gioia dei pubblicitari tedeschi, l'esasperazione per noi altri che volevamo solo mettere una canzone in coda.

Ancora una volta vi invito a seguirmi sul mio profilo Instagram per tutte le foto!
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