Milan Games Week: Indie-videogiochi

Ambizione, competitività e innovazione: queste sono le parole chiave che caratterizzano lo scenario indipendente dei migliori videogiochi italiani. Alla Milan Games Week, tenutasi dal 14 al 16 ottobre, abbiamo avuto la possibilità di incontrare di persona gli sviluppatori del panorama indie nazionale e capire quali sono i loro scopi, provare le loro creazioni, venire a contatto con la filosofia che si nasconde dietro ai loro lavori.

I videogiochi proposti all’interno dello stand sono eterogenei: inseguimenti automobilistici, giochi da tavolo come carte o puzzle, missioni in un Medio Evo post apocalittico, action games ambientati nei luoghi e tempi più disparati, solo per fare alcuni esempi. Parlando con gli ideatori dei videogiochi si può capire che non c’è niente di più sbagliato che considerare il game come uno strumento di puro intrattenimento.

Il videogioco è diventato il mezzo più importante nell’industria culturale e noi non ce ne siamo ancora accorti” spiegano gli sviluppatori “spesso si pensa al game come un passatempo e neanche molto nobile, ma non è così”. Lo scopo dei creatori indie è quello di concorrere con le più grandi multinazionali del videogioco mondiali. Infatti vogliono mettersi in campo e proporre la loro idea di game digitale senza farsi schiacciare dalla produzione commerciale.

indie-videogiochi

La Potato Killer Studio si dichiara pronta a diventare concorrente diretta delle più grandi multinazionali del videogioco americane e propone FanGold, un gioco di carte digitali collezionabili che ricorda Magic, a cui hanno apportato moltissime innovazioni. Infatti hanno creato un crafting inedito che permette di costruire carte molto potenti, una grafica 3D molto curata, abilità di gathering per trovare oggetti nascosti. Inoltre c’è la possibilità di giocare con chiunque nel mondo in tempo reale grazie alla tecnologia digitale: lo schermo si trasforma in un grandissimo gioco da tavolo dove chiunque da tutto il mondo può partecipare.

Un’idea differente ma inedita, che sembra rompere le regole del videogioco standard è quella della Stelex Software con Feel me, Hear me ideato da Tania Maccarinelli. In questo videogioco è stato sviluppato soprattutto l’aspetto narrativo: la protagonista è Azaael una giovane che ha perso i sensi e si trova in un luogo sconosciuto senza sapere come ci sia arrivata. L’obiettivo del giocatore è ricostruire la storia della ragazza, di fatto operando una narrazione per flashback. Il videogioco, come richiama il titolo, permette di vivere un’esperienza sinestetica, poiché il player deve indossare delle cuffie per ascoltare degli audio- indizi. Sia le modalità narrative che la multisensorialità dell’avventura  rendono il game interessante e innovativo e lo elevano a vero e proprio prodotto culturale, al pari di un film o di una poesia.

In conclusione, anche chi non conosce in modo approfondito i videogiochi, esplorando il panorama indie può comprendere che il mondo del game sia in continua evoluzione e cambiamento e sta diventando parte integrante dell’immaginario di ognuno di noi. Credo che sia fondamentale rendersi conto di questo processo: chi si occupa dello studio dell’industria mediale, del digitale e delle nuove tecnologie non può trascurare l’importanza che sta assumendo il videogioco. Gli sviluppatori indie stanno cercando di valorizzare ed evolvere il prodotto pertanto bisogna iniziare a riconoscere il suo ruolo di strumento culturale.

CIMOreporter – Marta Michelis

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