Tutelarsi salvadonsi dal click istantaneo: la riflessione su PokémonGo.

Dove siamo? Chiedi a PokémonGo sarà lui a portarci dove vuole!
Sguardo alto, sguardo basso, svoltare a destra, svoltare a sinistra, tenere fra le mani l’occasione di una nuova conquista, non perdersene una per scalare il prossimo livello: cos’è PokémonGo ?
Il fenomeno degli ultimi mesi, gente che attraversa spiagge con l’impegno di prenderne ancora uno, ancora un pokémon senza arrestare la propria ricerca.


Nato il 5 luglio del 2014, registra subito dopo una settimana ben 40.000.000 di fruitori nel mondo con grande successo tra giovani e meno giovani. Siamo dinanzi ad un fenomeno esponenziale, studiato e approfondito su vari aspetti dalla figura del dottor Toniolo, incontrato in uno degli spazi che CIMO ha creato nel corso di questo primo semestre.
Il dottor Toniolo, studioso del caso, ha presentato con un taglio critico la nascita e l’utilizzo di questo videogioco di tipo free-to-play basato su realtà geolocalizzata con GPS.
All’interno del dibattito, che ha affrontato varie tematiche, dalla visione di PokémonGo come social games e serious games allo studio del tipico utilizzatore di videogiochi relativo a quest’ultimo, ci si è soffermati su un dato, riconducibile ad un nuovo interrogativo: quali sono le conseguenze di PokémonGo?

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Dissonante e sarcastica allo stesso tempo, l’altra faccia della medaglia, presenta una rivisitazione del gioco non inteso solo come momento di svago dopo la giornata di lavoro o sulla fantomatica spiaggia del 5 luglio dell’anno corrente. Difatti, casi, evidenziati da vari articoli hanno riportato dati significativi relativi a furti, incidenti e rinvenimenti di cadaveri dovuti ad un’affannosa ricerca di Pokèmon.
L’hashtag  #dontpokemongoanddrive nato dopo un incidente avvenuto in Massachussetts a causa di un giocatore che avrebbe tentato di recuperare un Pokémon in mezzo ad un’autostrada (notizia poi smentita) è stato utilizzato come scudo difensivo da ciò che spesso trascina l’umano oltre le sue possibilità.
Al di là di questo indicatore di follia bonaria, altri casi, come quello più inquietante accaduto a O’Fallon, Missouri ci mostra in una nova ottica la mania Pokémon.
Quattro ragazzi, fra i 16 ed i 18 anni, sono stati catturati dalla polizia a bordo di un auto di lusso con una pistola e 100.000 dollari in contanti. Le forze dell’ordine ritengono che gli adolescenti abbiano utilizzato la “Lure Module”, una modalità che permette di “attrarre” più Pokémon nel luogo nel quale ci si trova. Tutto ciò ha ovviamente attirato anche utenti in cerca di catture facili per salire di livello.
Sfruttando la geolocalizzazione i criminali  sono riusciti a far cadere in trappola le proprie vittime attratte dalla presenza dei Pokèmon tanto cercati.
Ed ecco che dopo aver attirato i giocatori in un luogo isolato, la baby-gang li ha rapinati. Secondo le autorità locali, la banda avrebbe messo in atto rapine simili anche a Saint Louis e Saint Charles.
La domanda che subito sorge spontanea è: come tutelarsi da tutto ciò?
Nessuno vorrebbe far a meno dello svago dato dal nuovo videogioco per smartphone, ma tutti dovrebbero tener a bada il click dell’ ‘’accetto termini e condizioni’’.
Siamo in un astuto mondo, siamo invitati alla superficialità, ma le norme del gioco e, di conseguenza,  quelle sulla privacy  bisognerebbe rivederle, rileggerle, riconoscerle.
Il dottor Toniolo mostrandoci i dati di utilizzo del gioco ha fatto sorgere spontaneo l’interessamento intorno al mondo del click relativo alla privacy e alla realtà digitale, spostando l’asse di interesse anche su tutti noi casual gamer o hard core gamer.
Il disinteressamento che ci lega a tali giochi, il senso di spaesamento che possono creare nell’affannosa ricerca, può spingerci all’indifferenza anche verso la nostra possibilità di tutelarci?
Questo interrogativo ruota e aleggia sul silenzio del riso del ragazzo intimidito dalla tematica, sulla non conoscenza dell’adolescente disinteressata e sul volto del trentenne indaffarato.
Eppure esiste, non tanto lontano da noi, un mondo segnato anche dalla malattia del non saper arrestare la voglia di gioco e farla vincere anche su quella della tutela dei nostri diritti.
Piccoli Ash, Brock, Misty non perdete mai di vista la realtà, il team Rocket è sempre alla ricerca e spesso nessuno riesce a fermarli.
Tuteliamoci giocando, scegliendo prima il nostro sano e libero divertimento, e solo successivamente, quello imposto da un click.

 CIMOreporter – Francesca Galeone

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