COOKING SHOWS: le linee etiche per evitare lo spreco di alimenti

Pentole e fornelli, l’ansia di aspiranti chef e giudici senza pietà: ciò che resta, poi, quando si spengono le luci della diretta, sono le materie prime e le delizie culinarie che fanno venire fame solo a guardarle, persino dopo il pranzo domenicale dalla nonna. Quanti di voi si saranno domandati: che fine fanno tutti i cibi che vediamo durante le puntate dei programmi di cucina?

Martedì 11 novembre, gli studenti del corso Media Studies and Cultural History, tenuto dalla professoressa Mariagrazia Fanchi, hanno incontrato Paolo Moschettini, direttore di produzione di Magnolia, e Ferdinando Bricco, delegato di produzione. Nel corso dell’intervento, oltre ai praticissimi dettagli sulle modalità di gestione del complesso produttivo, è sorta la curiosità riguardo quali siano le linee etiche adottate affinché nessun prodotto alimentare venga sprecato.

In prima battuta, gli alimenti a disposizione dei concorrenti, sfruttati anche come parte integrante della scenografia, vengono impiegati dai cuochi addetti alla mensa della produzione per preparare i pasti allo staff del programma, in un’ottica di “sostenibilità” interna. I cibi e le pietanze non deteriorabili o che, comunque, si prestano ad essere conservati vengono invece donati al “Banco Alimentare”, offrendo un servizio a favore dei bisognosi. Questa modalità gestionale, attenta e sensibile alle problematiche sociali, costituisce indubbiamente un tratto qualificante del programma, coerente e sfruttabile sia in un’ottica di Social Responsibility, sia come driver comunicativo. Uscendo dalla prospettiva del marketing, inoltre, le linee etiche adottate dalla trasmissione rappresentano una preziosa risorsa in termini sociali e culturali e uno strumento utile e senz’altro efficace, in virtù dell’ampia visibilità dei programmi, per veicolare messaggi positivi e per attrarre consenso da parte dell’audience.

Le questioni riguardo lo spreco alimentare sono più che mai attuali: il governo italiano, infatti, ha approvato la Legge 19 Agosto 2016, n. 166, “a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi” con l’obiettivo di incentivare e stimolare maggiore responsabilità nei confronti della tematica.

Ormai i prodotti mediali si caratterizzano per una complessa struttura sistemica e semantica per cui è importante creare engagement degli spettatori non solo a livello superficiale, legato all’intrattenimento ma è fondamentale condividere e promuovere un’etica sociale che, da una parte, arricchirebbe i programmi di una qualità distintiva ed encomiabile, dall’altra, diventerebbe sicuramente uno spunto per implementare stili di vita socialmente sostenibili.

CIMOreporter – Deborah Gaudio

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