L’EDITORIA AI TEMPI DEL MOBILE. La Stampa e La Repubblica allo Iab Seminar 2016

Quali sono le sfide del giornalismo e dell’editoria in un mondo ormai completamente travolto dall’onda gigantesca del mobile? Mario Calabresi  e Massimo Russo, rispettivamente direttore di Repubblica  e condirettore de La Stampa, hanno cercato di dare una risposta a questa e a molte altre domande allo Iab Seminar 2016, una giornata all’insegna del mobile, protagonista indiscusso della quotidianità di tutti noi.Lo speech, moderato da Marco Montemagno fondatore di Super Summit, si è aperto con la dichiarazione dell’approccio “Mobile first” sostenuto da Mario Calabresi, secondo cui il giornalismo oggi deve trovare spazio su tutte le piattaforme, ma soprattutto su mobile.

A questo proposito è intervenuto Massimo Russo, condirettore de La Stampa, il quale ha affermato che “i lettori oggi sono fuori dai nostri contenitori: una parte (i più tradizionalisti) è ancora dentro, ma altri sono fuori e siamo noi a doverli raggiungere” per raccontare la situazione attuale, in cui molti continuano a pensare di non poter diffondere i contenuti giornalistici sui social network e di dover frenare la loro migrazione al di fuori dei contenuti tradizionali. Tutto ciò si traduce in un legame eccessivamente forte con i convenzionali “contenitori di carta” e in un terrore incontrollabile di fronte ad un cambiamento così pervasivo.

Dopo un primo dibattito sulla situazione generale e sul modo di vivere e considerare la conversione al mobile, si è passati a degli esempi pratici in ambito editoriale.

La Repubblica ha sperimentato, lo scorso 6 aprile, il Repubblica Live Day: una 24 ore di dirette video su Facebook che ha ottenuto un successo inaspettato raggiungendo un totale di circa 7 milioni di persone e, dalle 15 alle 24, un milione e ottocentomila visualizzazioni. Una vera e propria customer experience, alla ricerca degli utenti e della loro volontà di essere presenti ad un evento anche se non fisicamente, sostenuta a dovere dai numeri raggiunti.

Ma come si racconta giornalisticamente su mobile in diretta? Mario Calabresi ci spiega che il cosiddetto tone of voice cambia completamente rispetto a quello utilizzato sul tradizionale giornale cartaceo. Sul web, e soprattutto nei video, si accetta e si utilizza un linguaggio totalmente diverso, che potrebbe definirsi un linguaggio device, il quale cambia anche a seconda della piattaforma. Per esempio La Stampa, ha lanciato da una decina di giorni il proprio canale Telegram, un’app di messaggistica istantanea che comporta la creazione di un rapporto molto più personale, diretto ed amichevole con il lettore e dunque l’utilizzo di un tono di voce uno a uno, ma soprattutto equilibrato: bisogna trovare un tono e una misura adeguati, ed è proprio questo che cambia il modo di fare giornalismo.

E dunque, what’s next? Quali sono le nuove piattaforme e i trend più interessanti sui quali concentrarsi nel futuro più immediato?

Per Massimo Russo i BOT potrebbero cambiare il modo di fare informazione e diventare degni sostituti delle app, nei confronti delle quali si sta sviluppando sempre più una certa fatica e insofferenza: se sul nostro smartphone ne abbiamo venti, siamo abituati ad aprire e ad utilizzare sempre le solite tre o quattro. Per questo Massimo Russo propone, ad esempio, un BOT che possa spiegare al meglio come fare per ottenere l’esenzione dal canone televisivo, a suo avviso molto più semplice di una classica app. Che sia davvero questo il futuro del mobile?

Massimo Calabresi invece, risponde alla domanda concludendo con un’idea di integrazione: non è importante saper portare, condividere e trasmettere lo stesso contenuto su piattaforme diverse, ma integrare per essere capaci di realizzare prodotti diversi in base alla piattaforma, tenendo conto del diverso tempo di attenzione dell’utente.

La sfida è dunque spostare le persone nel tempo utile a raccontare le cose e capire dove sta il lettore, mettendosi il più possibile nei suoi panni.

Una discussione interessante, quella sull’editoria ai tempi del mobile: i confini tra online e offline sfumano sempre di più, quasi fino a scomparire, così come per il cartaceo e il digitale. Ma il mobile, nuovo ecosistema dell’evoluzione tecnologica, rappresenta quindi un valore aggiunto per l’editoria?

Se “People are Mobile”, titolo del Seminar, ci ricorda che lo smartphone è una delle chiavi per interpretare e far funzionare la realtà attorno a noi, allora “Can be Journalism Mobile”? A voi la risposta!

Lisa Santillo

 

 

Annunci