IMACS – GUIDA GALATTICA PER STUDENTI VIAGGIATORI – PARTE IV

Se siete tra quelle persone che a Pasqua e Pasquetta hanno condiviso “meme” sui vari social network con battute divertenti sulla pioggia, potrei tranquillamente battervi parlando addirittura di grandine. Parigi non smette mai di sorprenderci! In ogni caso l’idea del romantico picnic nel parco l’avevamo abbandonata da tempo a causa del meteo poco sicuro che ci accompagna in questa vita francofona e abbiamo ripiegato per una tartiflette (un piatto tipico molto leggero: patate, cipolle, pancetta e formaggio reblochon) in casa, cucinata dalla sottoscritta con grande stupore per il risultato raggiunto.

Venti minuti dopo la grandinata comunque Parigi (a Place de la Nation) si presentava così ai nostri occhi:

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Foto di Greta Pelizzari

In ogni caso questa parentesi felice di Pasqua (passata comunque a studiare) e Pasquetta hanno fatto da preludio ad una settimana un po’ particolare: la Francia è in subbuglio a causa della Loi du travail e ho notato, nelle mie due mobilità, che quando i francesi devono manifestare lo fanno molto bene.

L’università è rimasta bloccata per qualche giorno con barricate che neanche Victor Hugo ne I Miserabili. Nella mia vita ho partecipato anche io a diversi scioperi e manifestazioni, ma mai avrei pensato che in Università si potessero bloccare gli accessi alle aule e impedire di fare lezione (solo in alcuni edifici, per altro): il mio parere personale è che studiare sia un diritto, soprattutto quando si è in Università, ed azioni di questo genere ledono il diritto altrui di esercitare un proprio diritto. Non si può cercare di far valere le proprie idee a discapito della libertà altrui (libertà perché  dovrebbe essere mia libera scelta andare o no a lezione e qui la possibilità di scelta non mi è stata data).

In ogni caso, credo che in Italia, con tutti i pendolari incattiviti (gruppo di cui io faccio parte, tra l’altro) che arrivano ogni giorno in università, se dopo un’ora e mezza (ritardi permettendo) di viaggio qualcuno dicesse che non si può andare a lezione perché altri studenti lo impediscono… penso scoppierebbe il caos!

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Foto di Greta Pelizzari (Mostra L’Empreinte du Geste, opera di Mathieu Miljavac)

Ci sono state comunicate le mete per il secondo periodo di mobilità: Frankfurt am Main. Non so il tedesco (proverò a studiarlo questa estate) ma i corsi sono in inglese, in ogni caso sono molto contenta di andare in Germania!  E’ strano essere qui a Parigi e non avere ancora finito e già sapere che a ottobre si sarà di nuovo in viaggio. Vediamo cosa mi aspetta!

Mi hanno chiesto di dare consigli pratici per chi viaggia. Sinceramente, non credo di essere la persona più adatta per dare consigli di viaggio: sono stata capace di infliggermi 13h di treno da Salerno a Novara per risparmiare 30 euro (2 regionali e un intercity da Napoli a Milano che faceva tutte e proprio tutte le fermate). Tuttavia penso e spero di poter dare consigli su come affrontare un semestre all’estero, dato che ormai mi sento quasi una veterana dopo aver affrontato un Erasmus e essere a buon punto della prima esperienza di mobilità IMACS. Non ho mai vissuto da fuori sede in Italia, dove purtroppo la mia sorte da quando ho iniziato l’università è quella del pendolare, ma penso che affrontare questa esperienza all’estero sia profondamente diverso. Come ho già detto, notato e più volte sottolineato noi italiani abbiamo la tendenza al “melodramma del cibo“, è più forte di noi e lo sanno in tutto il mondo. All’interno della nostra Penisola questa tendenza si manifesta il più delle volte negli studenti che dal Sud si trasferiscono al Nord, ma nel caso di una “valicata della Alpi” affligge tutti, indistintamente. Personalmente preferisco la sofferenza ad una pizza fasulla e non mi sono mai portata valige piene di cibo ad esclusione del kilo di pasta e di sugo per i primi giorni che non manca mai per evitare di arrivare la sera del viaggio e ritrovarsi senza niente da mangiare (nel caso di residenze universitarie portatevi anche una pentola perché non forniscono quasi mai gli attrezzi da cucina e quindi in Erasmus la prima sera io e la mia compagna di avventura avevamo digiunato ugualmente!).

 C’è, però, da mettere in conto che vivere così lontano da casa non è facile: non si può prendere un treno tutti i weekend e tornare (e non conviene neanche farlo nell’ottica di una vera esperienza all’estero!) e prima di scegliere di affrontare un percorso di studi come quello dell’IMACS è meglio esserne convinti e consapevoli del fatto che per un anno si tornerà a casa solo per l’estate. Personalmente ho pensato che il gioco valesse la candela, ero sola e spensierata e mi sono imbarcata in questa avventura inviando la candidatura nella speranza di essere scelta ed anche ora che non sono più sola (ma sempre e comunque spensierata) ammetto che vivere una storia a distanza rimanga sempre e comunque una gran tortura ed una gran fatica, ma spesso è un modo per farci capire tante cose su ciò che stiamo vivendo.

La burocrazia rimane sempre un punto dolente quando ci si sposta all’estero, fortunatamente noi studenti IMACS dell’Università Cattolica siamo molto seguiti e sostenuti sia dalla professoressa Miriam De Rosa che dalla professoressa Mariagrazia Fanchi. C’è però da tenere in conto che dobbiamo rapportarci anche alle università estere, io qui a Nanterre non ho ancora capito bene come funzioni la procedura di iscrizione ai corsi, e quindi la settimana prossima dovrò sistemare e far controllare dall’ufficio mobilità le pratiche per essere sicura che i miei esami vengano riconosciuti. In 4 anni di università ho avuto a che fare con 4 piattaforme universitarie online differenti, la cosa si sta facendo complicata e non sempre sono sicura di fare tutto al meglio!

Comunque un consiglio che posso dare è quello di fare domanda per questa esperienza e di vivere sempre tutto molto tranquillamente. La nostalgia prende un po’ a tutti ogni tanto (due sere fa ho fatto una videochiamata su skype con i miei amici e sinceramente un po’ ho sofferto), ma avere l’opportunità di viaggiare e studiare in un programma internazionale credo proprio ne valga la pena!

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Come sempre: per seguirmi su Instagram mi trovate come pelizzarigreta o su Facebook alla pagina Greta Pelizzari Photo.

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Foto di Greta Pelizzari

 

 

 

 

 

 

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