LIVE TWITTARE UN EVENTO: pillole operative per non farvi cogliere impreparati.

Una riflessione della CIMOreporter Alessandra Cherubini sull’esperienza di live twitting attraverso  un profilo professionale. Questa esperienza è rientrata nel “learning by doing” SMARTGOALSproject e ha prodotto una mentions da parte dell’ente in cui Alessandra, seguita da una sua docente,  ha collaborato.

Produzione di contenuti, content management, creazione di contenuti, content curation. Chiacchierata, spiegata, quasi idolatrata da tutti noi studenti di Media e aspiranti professionisti del settore: si tratta della gestione, pianificazione, pubblicazione e comunicazione di contenuti specifici, quindi, del messaggio che un qualsivoglia media intende trasmettere al proprio interlocutore. Fin qui niente di nuovo, ma  cosa succede quando l’occasione di creare e gestire contenuti per conto di un profilo professionale, ci capita davvero? Succede che dopo il diploma in “modifica della foto profilo”, la laurea triennale in “scatto compulsivo su Instagram” e la laurea specialistica in “live twitting di programmi tv in diretta dal vostro divano”, si smette di scherzare per ritrovarsi a far fronte alla sfida di trasformare tutti questi gesti, talvolta al limite del ludus, in operazioni da content curator professionisti. E come nei migliori romanzi, capita quando capita, senza preavviso e senza che si abbia troppo tempo per prepararsi psicologicamente alla cosa. Nel mio caso è stato in occasione del convegno “È la vita che vi afferra e vi trascina” organizzato da ALMED – Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo della nostra Università. Il social network da gestire era Twitter, l’operazione da svolgere era il live twitting delle due giornate di conferenze e mi trovavo a fare le veci di Almed, un soggetto istituzionale con una sua identità da veicolare e rappresentare. Non semplice, tuttavia trovandomi in ambito universitario, sono stata seguita e accompagnata in questo viaggio dalla professoressa Elisabetta Locatelli che mi ha puntualmente fornito le linee guida per gestire al meglio modi e tempi dell’evento e del suo “racconto” (e alla quale devo un sincero ringraziamento per la pazienza). La prima indicazione è stata molto lineare: calarsi nel ruolo. Per quei due giorni, su quell’account, non era Alessandra a parlare, ma l’Alta Scuola. A me solo il compito di darle voce. Concetto lineare ma non esattamente automatico da mettere in atto, infatti, è fondamentale adattare linguaggio e tone of voice all’identità del profilo gestito che in questo caso è accademico, istituzionale e, di conseguenza, necessita di un mood corretto, sintetico, chiaro e formale. Un ulteriore aspetto sfidante deriva dal medium stesso: tant’è che nei proverbiali 140 caratteri bisogna condensare concetti sintetici senza travisarne il contenuto approfondito e specialistico. Tutto ciò nella maniera più efficace e accattivante possibile tenendo conto, in primis del fatto che si parte da un contenuto convegnistico quindi per sua natura esteso e non sempre incisivo o appealing e, in secondo luogo, che non si può, in nessun momento, venire meno alle quelle esigenze di forma e tono di cui sopra. Mi auguro che non stiate già sudando freddo, o almeno non quanto me quando mi sono resa conto che “il multitasking è fondamentale” non era solo una locuzione largamente abusata dai nostri professori ma una crudele realtà. Poi c’è quel dettaglio chiamato distrazione, non tanto perché in fase pre-pranzo si rischi il calo di zuccheri, ma piuttosto perché formulare un tweet a regola d’arte esclude (fisiologicamente) la possibilità che voi stiate anche ascoltando attentamente l’intervento di chi, nel frattempo, continua a rivolgersi alla platea. “Prendi appunti e poi twitta” direte voi. Nì. Perchè in “live twitting” è parecchio alto il peso specifico della parola live, altrimenti si chiamerebbe twitting in differita e mentre alle 12.00 voi riportate l’intervento del prof. Casetti delle 10.30, chi partecipa alla conferenza e interagisce online, sta già commentando il panel successivo introdotto dal prof. Grasso. Not good. La buona notizia? Ho lasciato alla fine tutti i lati positivi. Live-twittare vi consente, volenti o nolenti, di alzare al massimo la vostra soglia dell’attenzione: non potete perdere un colpo e il vostro cervello vi stupirà. I vostri tweet, se ben fatti, si riveleranno degli ottimi appunti, sintetici ma essenziali, ricordandovi che forse dovreste smettere di appuntarvi anche i respiri del prof. durante le normali lezioni. Twitter è il social di discussione per eccellenza e, se tutto va bene, riceverete risposte, recupererete spunti interessanti attraverso l’hashtag dell’evento e potrete ritwittare i contenuti più interessanti scritti da altri creando buzz attorno all’argomento, per non parlare della possibilità di raccogliere online domande che animino ulteriormente la discussione. Dunque, se utilizzato con astuzia, è uno strumento prezioso e potente che può arricchire l’evento sia durante il suo svolgimento che a posteriori come archivio dei contenuti. Un consiglio personale? Fare, fare, fare. Ho trovato che twittare fosse come fotografare: più ci si esercita, più si entra nel meccanismo e si affinano le tecniche e, a costo di ripetermi, invito nuovamente i miei colleghi a non lasciarsi scappare le numerose occasioni che CIMO offre sin dal primo anno in merito a questo interessante social network.

Alessandra Cherubini

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