Media Studies e la relazione complessa che nasce tra uomo e media.

No, cari colleghi […] non potete chiudervi nella torre d’avorio delle vostre discipline; anche voi appartenete e vivete e dovete operare in questa società moderna che si trasforma profondamente sotto i nostri occhi;è la vita che vi afferra e vi trascina in un vortice, così che, se non rispondete alle nuove esigenze, sarete travolti, ossia messi da parte. (Agostino Gemelli, 1955)

Questo monito di Padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica, è ancora una fondamentale ispirazione per il lavoro dei docenti, dei ricercatori e degli studenti che fanno parte della nostra comunità universitaria.


In quelle parole si possono cogliere diverse priorità: attenzione ai cambiamenti sociali, dialogo tra le diverse discipline, relazione con i mondi professionali, ma soprattutto una visione autenticamente umanistica. Questi sono i criteri che hanno ispirato fin dalle origini anche Mario Apollonio nella sua volontà di fondare, più di 50 anni fa, la Scuola superiore di giornalismo e mezzi audiovisivi, che si è poi trasformata oggi in due diverse istituzioni della nostra Università: il Dipartimento di Scienze della comunicazione e dello spettacolo e l’Almed – Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo.

Nel corso del convegno internazionale dedicato alla storia della cosiddetta “Scuola di Milano”, attraverso gli intervento dei diversi relatori, sono emerse le caratteristiche principali di quella che è diventata, secondo Francesco Casetti, la “via italiana” allo studio dei media.
Fin dall’inizio della Scuola, l’intento alla base dei lavori di ricerca è stato quello di capire e analizzare la relazione complessa che si instaura tra l’uomo e i media. Non per demonizzarla o per esaltarla, ma con il progetto di poter rendere socialmente utili i modi di questa relazione.
Tra le classiche impostazioni critiche o deterministiche, la “Scuola di Milano” si è imposta nel settore dei media studies per un approccio innovativo, autenticamente interdisciplinare, e impostato su una visione totale dei processi mediali. Tra storia, semiotica, sociologia e psicologia, i lavori della Scuola hanno cercato di descrivere i cambiamenti della società italiana in seguito ai processi di mediatizzazione. Il cinema, la televisione, il teatro e ora il vasto mondo dei social media sono diventati campi di studio distinti ma mai disgiunti nelle diverse ricerche compiute sempre tenendo conto di una complessità generale del panorama mediale (o ormai post-mediale).

Però oltre alla ricostruzione storica delle varie fasi della Scuola, in tanti interventi è ritornata costantemente un domanda: se oggi viviamo in un mondo sempre più dominato da dispositivi tecnologici, con all’orizzonte una nuova condizione “post-umana”, è ancora utile questo approccio umanistico negli studi mediali?
Sempre secondo il punto di vista di Casetti proprio questa prospettiva dovrebbe indurre a un “duro ottimismo” nel continuare a percorrere quella “via italiana” che ha avuto il suo punto di partenza proprio nelle aule dell’Università Cattolica.

Leonardo Margaglio 

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