ALLA SCOPERTA DI Babbo Natale

Il secondo appuntamento della nostra inchiesta natalizia ha per protagonista l’unico uomo barbuto a cui permettiamo di scavalcare i nostri balconi e camini senza chiamare le forze dell’ordine. Stiamo ovviamente parlando di Babbo Natale. Il Professor Bernardi ha dissipato i dubbi circa l’origine di questa figura e anche in questo caso la commistione di tradizioni è profondissima, unendo sacro e “profano”, casualità e strategie di marketing.

Il rito del dono precede di molto l’arrivo del “nostro” Babbo Natale a cui ogni bambino spedisce la propria lettera in attesa di regali. Esso nacque all’interno delle scuole clericali del tardo Medioevo, quando, in concomitanza alla festa di San Nicola, protettore dei giovani studenti, si era soliti elargire premi agli scolari più bravi. Inserito all’interno della cornice festiva dei 12 giorni, in cui l’ordine scolastico ed ecclesiastico erano goliardicamente rovesciati, questo momento vedeva San Nicola affiancato da una figura malvagia, un elfo che nel credere popolare doveva punire coloro che non fossero stati giudicati diligenti nello studio. Da qui il nostro consueto invito a essere bravi durante l’anno, in attesa del Natale. San Nicola è solo una delle tante personificazioni del “portatore di doni”, che variano molto a seconda delle aree geografiche: Santa Lucia, nelle province di Brescia e Bergamo; i Re Magi in Spagna, coloro che portarono i primi doni a Gesù appena nato; il Père Noël francese; per altri ancora Gesù Bambino. Una varietà di immagini e simboli che nell’ultimo secolo è confluita soprattutto nella figura di Babbo Natale o Santa Claus.

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Nord America, all’epoca della prima colonizzazione europea. I viaggiatori olandesi, tra leggenda e racconti quasi mitici, si stanziano sull’isola di Manhattan, dando vita a Nuova Amsterdam, la New York odierna. Una volta fondata la città, in un’area indicata loro dopo un naufragio da San Nicola, riceveranno una volta l’anno un presente dal Santo in segno di riconoscenza. Col passare dei decenni si va formando una ricca letteratura scritta e d’immagini attorno a questo personaggio, sempre più spossessato dei suoi simboli religiosi (pastorale, mitra, veste bianca e aspetto austero), ma arricchito da quel sincretismo culturale di cui già aveva parlato nello scorso articolo. In questo lungo percorso, il Professor Bernardi ci ha indicato alcuni punti salienti:

1809, Washington Irving nel suo History of New York narra della fondazione della città, trasformando il vescovo cristiano nella bonaria figura natalizia a cui siamo abituati.

1823, Clement Clark Moore pubblica, originariamente in forma anonima, la poesia A visit from St. Nicholas nota anche come The Night Before Christmas. Il testo, uscito il 23 dicembre, contribuì a separare definitivamente le figure di San Nicola e Babbo Natale, spostando l’arrivo di quest’ultimo al 25 dicembre, al posto del 6 dicembre, festività del santo. Eccone un estratto:

«(..)When they meet with an obstacle, mount to the sky;
So up to the house-top the coursers they flew,
With the sleigh full of toys — and St. Nicholas too:
And then in a twinkling, I heard on the roof
The prancing and pawing of each little hoof.
As I drew in my head, and was turning around,
Down the chimney St. Nicholas came with a bound:
He was dress’d all in fur, from his head to his foot,
And his clothes were all tarnish’d with ashes and soot;
A bundle of toys was flung on his back,
And he look’d like a peddler just opening his pack:
His eyes — how they twinkled! His dimples: how merry,
His cheeks were like roses, his nose like a cherry;
His droll little mouth was drawn up like a bow,
And the beard of his chin was as white as the snow;
The stump of a pipe he held tight in his teeth,
And the smoke it encircled his head like a wreath.
He had a broad face, and a little round belly
That shook when he laugh’d, like a bowl full of jelly:
He was chubby and plump, a right jolly old elf, And I laugh’d when I saw him in spite of myself;
A wink of his eye and a twist of his head
Soon gave me to know I had nothing to dread. (..)»

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Negli anni successivi tutta una serie di immagini e tavole dedicate al personaggio ne definiscono i tratti che conosciamo al giorno d’oggi: gli zoccoli olandesi sostituiti dagli stivaloni neri; l’immancabile cinturone che gli cinge il ventre, che aumenta insieme alle guance rubiconde; la comparsa della slitta volante con le immancabili renne e la residenza terrena. Babbo Natale si fa sempre più conviviale e allegro, a partire dalle illustrazioni di Thomas Nast, che durante la Guerra di Successione lo ritrasse cercando di portare allegria alle truppe impegnate nei combattimenti. Infine la veste di pelliccia che da verde si fa marrone e poi ancora rossa, quando nel 1931 Coca Cola legò a doppio filo i propri colori a quelli del Natale.

Il resto, come si suol dire, è storia.

 

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