QUELLO CHE NON VI HANNO MAI DETTO SULLA TELEVISIONE: SI LAVORA PER DAVVERO!

Spesso nella vita siamo stati ingannati. Babbo Natale? Mi spiace, ma i regali non cadono giù dal camino. L’arcobaleno? Orrore, alla fine di esso non c’è nessuna pentola d’oro e nemmeno un omino vestito di verde che balla. I programmi televisivi? Eh sì, anche qui nessuna pacchia, ma ci si deve lavorare per mesi destreggiandosi tra pre-produzione, produzione e post produzione. Insomma, il Paese dei balocchi proprio non esiste. Questa buona dose di realtà e concretezza ci è stata data da Ferdinando Bricco e Paolo Moschettini, rispettivamente Delegato di produzione per Magnolia e Direttore di produzione di MasterChef Italia, i quali negli anni si sono occupati di seguire alcune tra le più importanti realtà televisive italiane: da X Factor a MasterChef, da Hell’s Kitchen a L’Isola dei Famosi. Durante la loro testimonianza, avvenuta nell’ambito del corso di Mesch  ( Media Studies & Cultural History) della Professoressa Mariagrazia Fanchi, abbiamo avuto modo di sentire i racconti diretti di chi da anni è impegnato sul set e nell’allestimento di grandi format televisivi nel nostro paese. Una buona dose della nostra attenzione era volta a capire come un programma, i suoi meccanismi, le sue regole, possano essere di successo in paesi molto diversi per cultura e tradizione. Come possono i pubblici italiani e statunitensi essere così simili da trovare interesse negli stessi programmi? Come possono i format e le loro “bibbie” essere uguali in luoghi così lontani? Di fatto, non lo sono: è qui che entra in gioco la negoziazione. Più o meno sottile, più o meno dovuta alle risorse di cui la produzione dispone, su ogni format agiscono delle forze di adattamento che vanno a caratterizzare l’audience di uno Stato rispetto all’altro. Per questo, come ci spiegano Bricco e Moschettini, la drammaticità di SOS Tata U.S.A. non avrebbe mai trovato riscontro nel pubblico italiano, abituato a toni narrativi più soft e meno catastrofici.

L’uomo però, come non vive di solo pane, non vive neanche di sola teoria, soprattutto in una facoltà con un occhio volto alla pratica come CIMO. Per questo, molto spazio si è dato anche alla spiegazione di come effettivamente avviene l’attività di una casa di produzione come Magnolia, distinguendo ciascuna delle fasi di lavorazione (soprattutto ci si è concentrati su pre-produzione e produzione) e su quali figure operino concretamente in esse e secondo quali esigenze. Un valore aggiunto non indifferente se si pensa che molto spesso non si hanno ben chiare le posizioni che costellano il mondo dell’audiovisivo; abbiamo così avuto modo di conoscere i compiti di registi, produttori esecutivi, delegati di produzioni, ispettori di prodzione, autori e capi progetto. Attraverso la ricostruzione dell’esperienza di Moschettini in programmi come X-Factor abbiamo invece affrontato la questione delle tempistiche, dei piani di lavorazione e dell’organizzazione del lavoro sul set; ma anche di quello che è l’editing del contenuto, e che invece a volte viene scambiato per camuffamento. Ogni mezzo di comunicazione ha il proprio linguaggio, le proprie regole da seguire affinchè il messaggio sia più efficace possibile: così, la televisione. Gli accorgimenti e suggerimenti che gli autori danno nel corso delle riprese e il montaggio poi, sono appunto le basi della sintassi televisiva. Quella che poi scorre liscia davanti ai nostri occhi, quella che credevamo piovesse giù dal cielo in quattro e quattr’otto.

Infine utili le domande che si sono susseguite nel finale della testimonianza, in particolare quelle legate all’importanza del mondo web e di quanto i social e i loro feedback influenzino le decisioni della produzione tra una stagione e l’altra o in corso d’opera. Un esempio concreto di quanto si investa in questo versante è sicuramente l’engagement che si crea attorno a un programma come Pechino Express, dalla presenza social molto curata e attiva.

Un pomeriggio con due professionisti che ha fatto da lente di ingrandimento sull’universo televisivo.

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