INCLUSIONE NEI LUOGHI DI LAVORO: PANTENE LANCIA LA CAMPAGNA “HAIR HAS NO GENDER”

La popolazione mondiale passa la maggior parte della propria giornata sul posto di lavoro e per questo motivo è molto importante che ogni luogo di lavoro riesca a mettere a suo agio il proprio dipendente attuando pratiche di inclusione e rispetto della diversità.

Questo è l’obiettivo della campagna Pantene “Hair Has No Gender”, che ha raggiunto nel 2022 la terza edizione. Il gruppo di cui il brand Pantene fa parte, Procter & Gamble, vuole mostrare il sostegno alla comunità LGBTQIAP+ concentrando l’attenzione su temi delicati come l’intimità, le relazioni, la famiglia e la libertà di essere sé stessi sul lavoro, utilizzando come filo conduttore il fatto che il modo in cui decidiamo di acconciare e tagliare i nostri capelli possa aiutarci a esprimere la nostra identità.

La campagna è stata lanciata il 17 maggio, per la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. I protagonisti della campagna Pantene “Hair Has No Gender” sono dodici membri della comunità queer di paesi come Canada, Spagna, Regno Unito, Germania e Italia.

Le dodici persone hanno raccontato la loro storia e si sono soffermate in particolar modo sull’aspetto professionale e lavorativo e, nonostante storie e background differenti, alcune esperienze sembrano comuni e sembrano legarli. Dalla difficoltà di fare coming out e di mostrarsi davvero per quello che sono al lavoro, alla libertà di esprimersi attraverso un taglio di capelli o un nuovo colore per accrescere la propria autostima e, quasi di conseguenza, la stima e la considerazione di colleghi e superiori nei propri confronti.

La versione italiana della campagna è stata rilasciata l’8 giugno 2022, durante un evento dal vivo di P&G e in concomitanza con l’inizio del giugno dei Pride. I protagonisti italiani sono tre: Cathy La Torre, Erica Mattina, modella e influencer che gestisce il profilo instagram @leperledegliomofobi,  e Silvano Caso, uno dei dipendenti dello stabilimento italiano di Procter & Gamble.

Cathy La Torre è un avvocato specializzato in diritto e antidiscriminazione. Il suo lavoro si focalizza principalmente sulla discriminazione basata sull’operazione sessuale e sull’identità di genere e sui diritti della comunità LGBTQ+. L’avvocato ha costruito la sua identità proprio attorno ai suoi capelli bianchi: i suoi capelli sono diventati bianchi sin da giovane ma ha deciso di non tingerli e l’hanno aiutata a definirsi. “I capelli sono una parte essenziale della mia identità e credo che siano un elemento per definire l’identità di chiunque. In entrambi i casi, naturale o meno, trasmette l’immagine che preferiamo di noi stessi” ha dichiarato Cathy.

Veronica Minardi

LA COMICITÀ COME STRUMENTO DI INCLUSIVITÀ E SENSIBILIZZAZIONE: IL CASO ZELIG

Zelig è, oltre che una media company e un laboratorio di comicità, il programma comico per eccellenza andato in onda dal 1997 al 2016, con un ritorno a sorpresa nel 2021. Il format ha visto sul suo palco un susseguirsi di comici e comicità differenti che hanno trattato dei temi più disparati, arrivando anche a toccare argomenti più spinosi e seri, sempre con l’ironia che li contraddistingue.

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DAL TOP-DOWN AL BOTTOM-UP: THE SIMS 4 E LA VALORIZZAZIONE DELLO USER-GENERATED CONTENT

Ormai è risaputo: nell’era del web 2.0 le aziende hanno progressivamente abbandonato un approccio comunicativo strettamente basato sull’andamento “dall’alto verso il basso” (top-down) in favore di uno che vada “dal basso verso l’alto” (bottom-up), dando modo ai consumatori di interagire coi loro brand del cuore. Un esempio virtuoso di questo processo (ormai comune a tutti i media) si può riscontrare nelle policy del team responsabile di uno dei simulatori di vita reale più amati di tutti i tempi: The Sims.

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YOU CAN’T STOP US: LA CAMPAGNA DI NIKE ESEMPIO DI STORYTELLING INCLUSIVO

You Can’t Stop Us: lo spot di Nike che ci insegna come lo storytelling possa essere considerato uno strumento di narrazione a servizio di una comunicazione più inclusiva.

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Euphoria e la rappresentazione della comunità LGBT: un esempio di inclusione

Euphoria, serie TV statunitense firmata HBO, ha riscosso molto successo in questi ultimi tre anni.  Le ragioni possono essere individuate in un cast d’eccezione, con Zendaya Maree Stoermer Coleman, Eric Dane e Jacob Elordi, uno stile visivo molto appariscente con luci al neon e glitter onnipresenti, ma soprattutto tematiche tipiche del teen drama, affrontate in modo originale.

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DEGREE INCLUSIVE: IL PRIMO DEODORANTE VERAMENTE INCLUSIVO

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COMICITÀ E INCLUSIVITÀ – RIFLESSIONI CON IL GRUPPO ZELIG

Quale giorno migliore del 1° aprile per parlare di comicità? Nell’ambito del ciclo di incontri sullo storytelling e l‘inclusività che si sta svolgendo in queste settimane, i CIMERs hanno avuto l’occasione di incontrare alcuni autori comici del programma Zelig, insieme con i comici Corinna Grandi (@corinnagrandi_artist) e Davide Calgaro (@davide_calgaro), per riflettere sul tema del rapporto tra la comicità e l’inclusività.

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LA LIBERTÀ DI SCEGLIERE IL PROPRIO NOME: LE INIZIATIVE DI STARBUCKS E MASTERCARD

Una cosa che forse spesso viene data per scontata è l’importanza del nome nel definire l’identità di una persona: attraverso il nome otteniamo alcune informazioni su un individuo, in particolare il genere di questa persona. Questo tema risulta estremamente significativo per le comunità transgender e non-binary, in quanto gli esponenti di queste comunità si ritrovano con un nome che non rispecchia il loro vero genere sessuale.

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WEST SIDE STORY ATTRAVERSO GLI OCCHI DI STEVEN SPIELBERG, 60 ANNI DOPO

Steven Spielberg ha sempre coltivato un sogno: una volta diventato regista, prima o poi avrebbe portato West Side Story al cinema. E così ha fatto: nel 2021, esattamente 60 anni dopo il primo film (datato 1961), la storia di Tony e Maria rivive sul grande schermo in una nuova, sensazionale veste.

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VIDEOGAMES E INCLUSIVITÀ, DENTRO I GIOCHI E AL DI FUORI

Venerdì 25 ottobre, terzo appuntamento del ciclo di incontri “Lo storytelling inclusivo”, i CIMERs sono stati catapultati nel mondo dei videogames, fatto non solo di belle colonne sonore e storie interessanti, ma anche di empatia, e caratterizzato da una spinta sempre più energica verso l’inclusività.

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