CINETURISMO: QUANDO UNO SCHERMO DIVENTA UNA MAPPA

Basta una scena al cinema o un video social per farci innamorare di un luogo. Quando lo schermo accende il desiderio di partire, i film trasformano i posti in mete dell’anima.

Il cineturismo (o Film Induced Tourism), termine coniato ufficialmente nel 2003 all’Ischia Film Festival, nell’era dei social e dello streaming globale ha acquisito una forza imprevedibile. Per chi si occupa di comunicazione e promozione del territorio, comprenderlo non è più un’opzione, ma una necessità.

UN MECCANISMO ANTICO, UNA PORTATA NUOVA

L’idea che l’immaginazione spinga a viaggiare non è nuova: i Grand Tour dell’Ottocento erano alimentati dalla letteratura romantica di Goethe o Byron. Oggi, però, è cambiata la scala. Se un romanzo impiega anni per raggiungere migliaia di lettori, una serie Netflix può essere vista da cento milioni di persone in poche settimane. Pensiamo a Emily in Paris, che ha rilanciato la capitale francese presso un pubblico giovane e internazionale. In Italia gli esempi non mancano: dalle colline senesi de Il Gladiatore fino alle location siciliane di Montalbano.

GLI IMPATTI: TRA IDENTITA’ E RISCHI

L’afflusso di visitatori genera introiti diretti e aumenta il valore immobiliare delle zone coinvolte. Ridurre tutto alla dimensione economica, però, sarebbe un errore. Esiste un impatto identitario spesso sottovalutato. Quando una piccola comunità vede il proprio territorio sullo schermo, cambia la percezione stessa del luogo, il senso di appartenenza si rafforza e l’accoglienza cresce. Eppure, esistono anche ombre significative; destinazioni impreparate a gestire flussi massicci, le quali rischiano danni alla propria struttura sociale, saturazione dei servizi e perdita della privacy dei residenti. Il caso di alcune location di Game of Thrones in Islanda è emblematico: la popolarità ha portato erosione dei paesaggi e tensioni con le comunità locali.

LA COMUNICAZIONE COME LEVA STRATEGICA

Il cineturismo non funziona come la pubblicità tradizionale, ma il processo è più sottile. Il pubblico si affeziona ai personaggi, si immerge in una storia e sviluppa un legame emotivo con i luoghi. La location non viene percepita come meta turistica, ma come parte di un’esperienza narrativa. Per chi si occupa di marketing ed event management, la chiave del successo sta nell’autenticità. I turisti non cercano una riproduzione patinata di ciò che hanno visto sullo schermo: vogliono un’esperienza reale, legata alla cultura, alla gente e ai sapori locali. La pianificazione strategica è quindi fondamentale. I professionisti della comunicazione devono intercettare le opportunità delle produzioni cinematografiche e costruire narrazioni coerenti, attivando i canali giusti con un linguaggio naturale. Il cineturista è esigente; è già stato sedotto dalla storia e riconosce subito se qualcuno sta cercando di vendergli qualcosa in modo grossolano.

UN’OPPORTUNITA’ DA NON SPRECARE

Il cineturismo è una delle espressioni più vivide della cosiddetta “economia dell’esperienza”: la memoria diventa il prodotto e il valore si crea nel vissuto. Ignorare questo fenomeno significa perdere uno dei più efficaci generatori di attenzione disponibili oggi. Sfruttarlo bene, però, richiede competenze specifiche: capacità di storytelling, conoscenza dei meccanismi mediatici e sensibilità verso le comunità locali. Perché il territorio, con le sue storie e la sua gente, resta sempre il vero protagonista.

La prossima volta che guardate una serie e sentite il desiderio di prenotare un volo, fermatevi un momento a pensare a quanta comunicazione c’è dietro quella sensazione, e poi prenotate lo stesso, perché in fondo, è proprio così che funziona.

Maria Virginia Sbernini