UNA TAVOLA ROTONDA (E DA GIOCO) CONTRO LA DISCRIMINAZIONE: IL MIO PERCORSO DI ALTA FORMAZIONE

Da studenti di CIMO, ci viene spesso ripetuto quanto le aziende valutino skills come il pensiero critico, la capacità di analisi, l’intraprendenza e la collaborazione. Non avrei mai immaginato di affinare queste capacità così a fondo come durante il mio percorso di Alta Formazione, tra giochi da tavolo e ricerca.

Sono Claudia, studentessa del secondo anno di CIMO nel profilo di comunicazione per le imprese manifatturiere. Mi piace leggere, scrivere, preparare dolci, il cinema (soprattutto d’animazione) e i giochi di ogni tipo. Sono queste ultime due passioni che mi hanno spinta a interessarmi alla proposta di svolgere un percorso di Alta Formazione come ricercatrice nel Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo, presentata dal Professor Valerio Moccia durante una sua lezione.

PERCHÉ SCEGLIERE L’ALTA FORMAZIONE

Come molti dei miei colleghi di corso, ho inizialmente faticato a farmi strada nella ricerca di uno stage curriculare. Ho inviato una dozzina di curriculum che non sono mai sfociati in una risposta o in un colloquio, e tutte le aziende in cerca di candidati sembravano richiedere 6 mesi a tempo pieno. Ma io non volevo saltare un intero semestre di lezioni! Non avevo intenzione di rischiare di non apprendere delle nozioni di base e di non avere quei confronti con i professori che avrebbero potuto essermi fondamentali in futuro durante le mie prime esperienze lavorative.

Per di più, molte delle offerte di stage che ho trovato dichiaravano di cercare uno stagista per la gestione di account social, un campo in cui sapevo che il mio interesse professionale non si sarebbe orientato a lungo termine. Al contrario, sono invece sempre stata affascinata dalla ricerca, dal mondo dell’audiovisivo in generale e da temi sociali e di discriminazione: campi che, per di più, non hanno mai fatto parte del mio percorso di studi.

Per questo ho ritenuto che l’Alta Formazione fosse un’alternativa molto valida allo stage curriculare: mi è sembrata un’occasione ideale per approfondire i miei interessi sotto uno sguardo più accademico, conoscere meglio alcuni dei miei colleghi di corso, occupare solamente tre mesi del mio ultimo semestre di magistrale, e poter continuare a frequentare le lezioni nel frattempo.

UNA GIORNATA TIPO

Ho svolto il mio periodo di stage da aprile a giugno, nel secondo gruppo in ordine cronologico di studenti ricercatori che hanno partecipato a questo percorso presso il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo.

Una settimana tipica all’interno del progetto iniziava con un confronto con il professor Valerio Moccia e la dottoranda Chiara Giaculli, i quali di volta in volta comunicavano a ciascuno di noi stagisti il progetto su cui avremmo dovuto lavorare. Ho apprezzato molto la varietà delle task a cui ho avuto l’opportunità di prendere parte: sia nel caso del progetto TALIA (Italian Tabletop and Ludic Imaginaries) che in quello di CENTRIC (Center for Equality and Inclusion in Italian Cinema and Media) ho potuto lavorare su progetti sia di ricerca che di catalogazione, sia in autonomia che in collaborazione con i miei colleghi. Inoltre, ho portato a conclusione un lavoro che era stato svolto in prima battuta dal gruppo di studenti-ricercatori che ha svolto l’Alta Formazione da gennaio a marzo.

Ogni giornata di lavoro si è svolta all’insegna di compiti sempre diversi, nuove sfide che ho dovuto imparare da affrontare sia da sola, sia imparando come chiedere il giusto aiuto a chi poteva supportarmi al meglio. Il tutto unito a momenti di convivialità con i miei colleghi e professori del dipartimento, tra pause caffè, dolci condivisi e una scrivania in comune.

IL MOMENTO DI MAGGIOR CRESCITA DEL MIO PENSIERO CRITICO

La mia parte preferita di questo percorso sono stati gli incontri settimanali in tavola rotonda che si sono svolti da febbraio a giugno. Ogni giovedì, tutti noi studenti dell’Alta Formazione, sia del primo che del secondo turno di lavoro, ci siamo trovati attorno a un tavolo riunioni insieme al professor Valerio Moccia e alla dottoressa Chiara Giaculli per discutere alcuni testi accademici riguardo la teoria del gioco o temi come la misoginia e la discriminazione nell’industria audiovisiva (assegnati all’inizio di ogni settimana), o per testare dei giochi da tavolo tra di noi e raccogliere le nostre opinioni.

Ho molto apprezzato questi momenti perché mi hanno permesso di sviluppare le mie capacità di analisi e pensiero critico riguardo a testi accademici riguardanti argomenti a me per lo più nuovi, senza avere a fronte una teoria a riguardo sviluppata da uno studioso professionista del settore a cui sentivo di dovermi attenere per le mie riflessioni, cosa che molto raramente ho riscontrato nel mio percorso di studi. Inoltre, ho potuto conoscere meglio e confrontarmi con i miei colleghi, anche quelli con cui non ho lavorato a stretto contatto.

UN CONSIGLIO PER CHI SI APPROCCIA AL PROPRIO STAGE CURRICULARE

All’inizio avevo letto l’annuncio riguardo a questo percorso di Alta Formazione in una delle e-mail con le offerte di stage che tutti noi studenti di CIMO riceviamo, ma l’avevo scartato per via delle competenze richieste: non ritenevo di avere un’ottima padronanza di Excel, non consideravo la mia esperienza di analisi di testi accademici particolarmente profonda, e non avevo mai sentito parlare di WordPress. Per questo sono estremamente grata al professor Moccia per aver riproposto questo progetto durante le sue lezioni, facendolo sembrare molto meno intimidatorio.

Ho deciso quindi di inviare il mio curriculum e sono stata convocata per un colloquio, il quale è andato a buon fine. E tutto quello che non sapevo o che non conoscevo, l’ho imparato durante il mio percorso di Alta Formazione senza problemi!

Quindi, sia che vogliate scegliere uno stage curriculare tradizionale o un’opzione alternativa come quella da me svolta, non abbiate paura di non avere a priori tutte le competenze richieste, e mandate i vostri curriculum a qualsiasi proposta vi interessi senza remore. Buona fortuna!

UN GRAZIE AI MIEI COMPAGNI DI VIAGGIO

Questa esperienza non sarebbe stata la stessa senza le persone che mi hanno accompagnata in ogni passo: grazie al professor Valerio Moccia, a Chiara Giaculli, e ai miei colleghi Andrea, Marta, Stella, Elena e Gaia. Chi ci sta per un’altra partita?

Claudia Mora