UNA LUNGA STORIA D’AMORE: I 50 ANNI DEL TEATRO LITTA

Nella storica sala Cavallerizza di corso Magenta 24, Manifatture Teatrali Milanesi presenta la stagione del cinquantesimo anniversario del Teatro Litta in perfetto equilibrio tra passato e futuro.  

Grazie allo Smart Goal promosso da CIMO in collaborazione con Brandforum, abbiamo avuto la possibilità di essere presenti alla colazione stampa del 24 giugno a supporto delle attività di ufficio stampa e content creation di MTM.  

LA NASCITA DEL TEATRO LITTA  

La mattinata è cominciata con una colazione per ospiti e giornalisti, che si sono poi riuniti nella sala Cavallerizza per avere un primo assaggio di ciò che MTM ha preparato per la prossima stagione. “Una lunga storia d’amore”, questo il titolo del cartellone 26/27 che celebra il legame del teatro con Milano e i suoi spettatori. Sono passati cinquant’anni dalla nascita del Teatro Litta, che Gaetano Callegaro, fondatore nel 1976, ricorda così: “La mia idea era quella di far diventare questo luogo un polo culturale. Per me il teatro non è solo l’apertura del sipario, ma dovrebbe essere un luogo aperto dal mattino alla sera”. Sono stati cinquant’anni in cui il progetto del 1976 è stato portato avanti con coerenza facendo del Teatro Litta un punto di riferimento per la comunità locale, come testimoniano i numeri fortemente positivi della stagione appena conclusa, durante la quale gli spettacoli MTM – messi in scena presso il teatro Litta e il teatro Leonardo – hanno attirato un pubblico di oltre 60 000 spettatori.  

IL TEATRO COME LUOGO DI INCONTRO E SOCIALITÁ

Sul senso di comunità si basa anche una delle proposte più originali di questa nuova stagione. Si tratta di “In Real Life – Teatro d’Incontri”, un’esperienza di “social theatre” in cui si avrà la possibilità, una volta arrivati a teatro, di cenare con un gruppo di sconosciuti, con i quali ci si sposterà poi in sala per assistere allo spettacolo. Il teatro diventa così un’esperienza che accentua ancora di più la dimensione della socialità e della condivisione, fondamentali per la generazione Z in una città grande e frenetica come Milano. Andare a teatro da soli non deve necessariamente voler dire passare la serata in silenzio, ma può voler dire mettersi in gioco e creare legami nuovi e inaspettati.   

IL VALORE DELL’EREDITÁ DEL PASSATO NELL’IMMAGINARE IL FUTURO

Nel presentare una stagione come questa è essenziale sapersi slanciare verso il futuro senza perdere di vista le proprie radici. MTM riesce a fare ciò senza fatica anche grazie alla grande attenzione riservata al cambio generazionale, come afferma Gaetano Callegaro: “Per me è sempre stato importante. Quando ho compiuto sessant’anni, ho deciso di passare la mano alla generazione successiva, che è la direttrice, Gaia Calimani. Poi sarà lei, in futuro, a passare a sua volta il testimone. Per me le tre generazioni in un luogo di lavoro sono fondamentali; chi riceve il sapere dalla generazione precedente riesce a fare il cambiamento”. Proprio la struttura organizzativa di MTM riesce a far sì che la proposta di questa nuova stagione sia da una parte legata alla tradizione, a volte anche riletta in chiave contemporanea, e dall’altra pienamente cosciente delle urgenze e delle tematiche del tempo presente. “Una lunga storia d’amore” non è solo una scelta tematica, ma la celebrazione e l’espressione di quella che per anni è stata la filosofia del Litta.  

Per quanto riguarda le radici nel passato la stagione prevede diversi classici, come il “Prometeo incatenato” di Eschilo, molte volte riletti in chiave moderna; e così il capolavoro di Pirandello “Uno, nessuno e centomila” diventa un monologo in cui la figura di Vitangelo Moscarda viene divisa in tre parti, ed “Edipo re” – promette Marco Rampoldi – utilizza una lingua antica riletta in chiave contemporanea per restituire un classico in una lettura “rigorosa e moderna”. 

Dall’altra parte, le sfide del presente irrompono nel cartellone con la rappresentazione di “Gen Z”, monologo in cui Francesco Di Tullio, giovane talento che potreste aver visto in Mare Fuori, mette a nudo le tensioni e le contraddizioni della sua generazione, nel tentativo di trovare una strada per il futuro al di fuori del tracciato degli adulti. “Dad or Alive”, inserito tra le proposte del festival HORS, nasce invece da una domanda: “è giusto desiderare una nuova vita mentre il pianeta brucia, il mare si alza ed è sempre più difficile immaginare un futuro?”. La fragilità e l’incertezza di chi oggi desidera un figlio ma ha paura del mondo in cui potrà crescere vengono incorporate in una performance che mischia parola, musica dal vivo e videomapping.  

Si tratta dunque di una stagione ricca e articolata, che vede MTM mettersi in gioco con nuove proposte e nuove modalità, senza dimenticare gli spettacoli ormai diventati di repertorio e che possono avere ancora molte cose da dire indipendentemente dall’età del pubblico.  

Pietro Gallotti