L’Italia compie un passo decisivo nella misurazione dell’audience digitale, introducendo un sistema condiviso e certificato per il monitoraggio degli ascolti delle piattaforme online. Sarà Audicom a certificare la rilevazione del traffico. Cerchiamo di capire quale sarà lo standard che regolerà il mercato.
VERSO UNO STANDARD UNICO: L’ADDIO ALLE MISURAZIONI INTERNE
I contenuti diffusi dalle piattaforme digitali, a partire da quelli delle big tech, dovranno essere mappati con criteri che consentano di rilevare l’audience digitale attraverso standard condivisi, comparabili e affidabili. Stop, quindi, alle misurazioni “fatte in casa”.
Al centro di questa trasformazione c’è un recente provvedimento di Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che ha per obiettivo l’istituzione di uno standard di rilevazione e misurazione dei dati di fruizione dei contenuti digitali.
Il provvedimento ha visto la collaborazione di tutti i principali player del settore, dai broadcaster tradizionali, tra cui Rai, Mediaset, Sky e La7, alle piattaforme di streaming, Netflix e Amazon Prime in testa, e a quelle digitali, come Google. Sono stati coinvolti anche una serie di istituti di ricerca, fra cui Gfk, Ipsos, Nielsen e Comscore, e le associazioni rappresentative degli investitori pubblicitari, come Upa, Una e Iab.
DAL MODELLO “FAI DA TE” ALLA CERTIFICAZIONE AUDICOM
La novità principale consiste nel superamento del cosiddetto modello “fai da te”, finora adottato da molte piattaforme digitali, che misuravano autonomamente le proprie visualizzazioni e i propri utenti. Questo sistema, basato sull’autocertificazione, rendeva difficile confrontare i dati tra diversi operatori e sollevava dubbi sulla loro affidabilità. Con la nuova normativa, invece, vengono introdotti criteri comuni e verificabili, fondati su principi di trasparenza, imparzialità e comparabilità.
In tutto questo, Audicom, nato nel 2023 dalla fusione tra Audiweb e Audipress, assume un ruolo centrale, simile a quello svolto da Auditel per la televisione tradizionale. Il suo compito sarà quello di raccogliere e certificare i dati di audience delle piattaforme digitali, dalle grandi aziende dello streaming come Netflix e Amazon Prime Video fino ai colossi del web come Google e YouTube.
METODOLOGIE INTEGRATE PER UNA RILEVAZIONE PIÚ ACCURATA
Il nuovo sistema si basa su metodologie integrate che combinano diversi strumenti di rilevazione, tra cui panel di utenti monitorati, tecnologie installate sui dispositivi e sistemi censuari che tracciano le visualizzazioni e il tempo di fruizione dei contenuti. Questo approccio consente di ottenere dati più accurati e rappresentativi rispetto al passato.
Alla base dell’intervento dell’Agcom c’è l’esigenza di garantire maggiore equità e trasparenza nel mercato pubblicitario, sempre più dipendente dalle metriche digitali. I dati di audience, infatti, influenzano direttamente il valore economico dei contenuti e il prezzo degli spazi pubblicitari: per questo motivo è fondamentale che siano affidabili e verificati da soggetti terzi indipendenti.
L’ITALIA COME MODELLO DI TRASPARENZA IN EUROPA
Questa riforma non ha solo un impatto nazionale, ma posiziona l’Italia come apripista in Europa nella definizione di standard per la misurazione dell’audience digitale. L’obiettivo è creare un modello replicabile anche in altri Paesi, contribuendo a rendere il mercato dei media più trasparente e competitivo.
In sintesi, l’introduzione di Audicom segna la fine di un’era in cui ogni piattaforma raccontava i propri numeri senza un controllo esterno, aprendo invece una fase nuova basata su dati certificati, confrontabili e credibili. Un cambiamento destinato a incidere profondamente sull’intero ecosistema dei media digitali.
