Ci sono radici che affondano nel terreno per nutrire la vita e radici che, restando sepolte per anni nel silenzio, attendono il momento giusto per riemergere e svelare verità dimenticate. È questo il cuore pulsante de “Il respiro dei viventi”, l’ultimo romanzo della giornalista e docente Silvia Brena, presentato presso la Libreria Il Trittico di Milano. Un incontro che ha unito la memoria storica alle più moderne scoperte scientifiche sull’intelligenza vegetale.
UNA VERITÀ SCOPERTA DOPO LA MORTE: IL POTERE DEL PASSATO
Al centro del romanzo c’è Noa, una giovane donna che, attraverso alcune lettere ritrovate dopo la morte della nonna, scopre una verità capace di ridefinire completamente la sua identità. Non si tratta solo di conoscere un passato sconosciuto, ma di rimettere in discussione il proprio presente: ciò che cambia non è soltanto la storia familiare, ma anche il modo in cui Noa percepisce sé stessa, come sottolinea Il direttore di comunicazione, relazioni istituzionali e sostenibilità, Enrico Bocedi.
Come emerso durante l’incontro, la scoperta avviene in modo quasi “leggero”, mediato dalla scrittura e dalla distanza emotiva delle lettere. Un elemento che permette alla protagonista di accogliere la verità senza esserne travolta, aprendo uno spazio di comprensione più che di rabbia.
IDENTITÀ, SEGRETI FAMILIARI E TRAUMI
Il romanzo affronta il tema dei segreti familiari come nodi irrisolti che attraversano le generazioni. Il legame familiare si rivela duplice: da un lato sostegno e appartenenza, dall’altro vincolo e, talvolta, costrizione. Il bisogno di raccontare, di “ricucire” una storia frammentata, emerge con forza nella figura della nonna, incapace di sopportare il peso del non detto.
Uno dei temi centrali emersi nel dibattito è quello del trauma che attraversa le generazioni. Non sempre viene raccontato apertamente, ma si manifesta attraverso emozioni, silenzi e persino sogni; infatti, come sottolineato durante l’incontro, le esperienze traumatiche non elaborate possono trasformarsi in un disagio che si trasmette nel tempo: figli e nipoti ereditano non tanto i fatti, quanto le loro conseguenze emotive. È un’eredità invisibile, che può emergere in forme di scompenso emotivo o difficoltà relazionali.
MEMORIA E APPARTENENZA
Il viaggio di Noa si trasforma in un percorso di riscoperta della propria identità, anche culturale e religiosa. La memoria diventa qui un atto di appartenenza, non solo ricordo. L’autrice racconta la vicenda della nonna Rachele, una delle ragazze di Villa Emma costrette alla fuga durante la guerra. Il romanzo restituisce una memoria collettiva segnata dalla resistenza, dalla migrazione e dalla lotta per la sopravvivenza. Le vicende dei giovani ebrei in fuga, l’arrivo in Italia e le scelte drammatiche di chi resta o parte, diventano il simbolo di una storia più ampia che continua a lasciare tracce nelle generazioni successive. La memoria si trasmette anche attraverso gesti quotidiani: tradizioni culturali, abitudini, perfino il cibo. Elementi apparentemente semplici che custodiscono identità profonde.
IL SEGRETO E LA RICOMPOSIZIONE DELL’IDENTITÀ
Non si tratta di cancellare il passato, ma di integrarlo. “Ci sono delle domande che rischiano di rimanere inespresse e quindi che non completano davvero la nostra identità e anche il nostro potenziale”, questo è ciò che Silvia risponde alla nostra domanda: il passato è qualcosa da cui possiamo liberarci o dobbiamo imparare a conviverci? Il romanzo infatti mostra come affrontare il dolore sia parte di un percorso di crescita. La figura della nonna accompagna Noa in questo attraversamento, offrendo uno spazio protetto in cui dare senso alla sofferenza.
In conclusione, “Il respiro dei viventi” non è solo una storia familiare, ma una riflessione profonda su ciò che ereditiamo e su cosa scegliamo di farne. Perché il passato, anche quando resta nascosto, continua a vivere dentro di noi, e prima o poi chiede di essere ascoltato.
Gloria Rovelli
