La 79ª edizione del Festival di Cannes, in programma dal 12 al 23 maggio, segna un’assenza significativa per il nostro cinema: per la prima volta dopo circa un decennio, nessun film italiano è stato selezionato per il concorso ufficiale. Una decisione che sta facendo discutere.
UN’ASSENZA CHE INTERROMPE LA TRADIZIONE
Non ci saranno film italiani in corsa per la Palma d’Oro né opere nella sezione Un Certain Regard. Il cinema italiano non registrava un risultato così negativo dal 2017, considerando la presenza quasi costante dell’Italia negli ultimi anni.
Dal 2018 al 2025, infatti, registi del calibro di Matteo Garrone, Alice Rohrwacher, Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Mario Martone e Paolo Sorrentino avevano rappresentato il nostro Paese con opere spesso accolte positivamente dalla critica. L’assenza del 2026 interrompe quindi una continuità consolidata e riporta alla memoria il caso analogo risalente al 2017.
LE MOTIVAZIONI DEL FESTIVAL
Secondo il direttore artistico Thierry Frémaux, la mancata selezione non va letta come un segnale allarmante, ma piuttosto come una semplice contingenza: a suo parere, tra i film visionati non ce n’erano che soddisfacessero pienamente i criteri per il concorso. Lo stesso Frémaux ha sottolineato come situazioni simili possano capitare e ha ribadito la fiducia nel ritorno del cinema italiano nelle prossime edizioni.
Diversi fattori contribuiscono a spiegare questa esclusione.
Da un lato, il festival sembra aver privilegiato una selezione fortemente orientata al cinema d’autore internazionale, con un equilibrio tra registi affermati e nuove voci emergenti.
Dall’altro, pesa anche la clamorosa assenza di alcuni titoli italiani attesi: ad esempio, il nuovo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte, indicato tra i possibili candidati, non sarebbe stato completato in tempo per la selezione.
L’edizione 2026 si distingue inoltre per una ridotta presenza di produzioni hollywoodiane e per una linea editoriale che punta sulla diversità geografica e stilistica, con opere provenienti da vari paesi e una particolare attenzione ai nuovi talenti.
Nonostante l’assenza nel concorso principale, la presenza italiana a Cannes non è del tutto nulla. Alcuni professionisti italiani partecipano infatti indirettamente al festival: lo scrittore Erri De Luca compare come attore in un film in gara, mentre realtà come Rai Cinema sono coinvolte in coproduzioni internazionali. Inoltre, altri autori italiani contribuiscono a colonne sonore o progetti collaterali.
Tuttavia, al momento della presentazione ufficiale, l’assenza italiana nelle sezioni principali rappresenta un segnale significativo, che ha riacceso il dibattito sullo stato e sulla visibilità internazionale del cinema italiano contemporaneo.
LE CAUSE DELLA CRISI DI SISTEMA
Assente già dalla Berlinale 2025, il cinema italiano sembra quindi continuare a vivere una crisi ormai conclamata.
Prima i rallentamenti dovuti al Covid hanno ridotto le produzioni attive, poi una serie di problemi burocratici nella gestione dei finanziamenti pubblici alle produzioni locali hanno creato un blocco prolungato nell’erogazione dei fondi. Tra il 2018 e il 2021 molti progetti che contavano su finanziamenti quasi automatici hanno visto svanire o ridursi le risorse.
Il risultato è stato quello di un lungo stop di gran parte delle produzioni, specie quelle più piccole che dipendono in misura maggiore da questi fondi per prendere il via.
Il prossimo Festival di Cannes ha coinciso dunque con questa crisi del sistema produttivo cinematografico italiano e la conseguente mancanza di titoli di qualità che potessero essere selezionati da un festival internazionale come quello francese.
L’ultima speranza per l’Italia è che un titolo italiano sia tra quelli che verranno annunciati in corsa nelle prossime settimane e che andranno a completare il programma.
