PROGETTO ABBI CURA DI TE: LA NOMOFOBIA, UNA MALATTIA 2.0

Non riesci a stare senza telefono per più di 5 minuti? Ti sembra che il telefono abbia squillato, ma non è così? Gli studiosi hanno trovato il termine per descrivere questo disturbo: Nomofobia.

È un termine che è stato coniato, nel 2008, dall’esperto di demoscopia Steward Fox Mills. Deriva dall’inglese No Mobile Phone Phobia e descrive la forte paura di restare senza telefono, l’ansia causata da una disconnessione prolungata o da un’inabilità all’accesso allo smartphone.

Gli smartphone se da un lato hanno contribuito ad arricchire le nostre dinamiche sociali, dall’altro sono diventati sempre più pervasivi. Non sono più utilizzati solo per effettuare telefonate o inviare messaggi di testo, ma per innumerevoli altre attività: fare la spesa, scattare foto, giocare, ascoltare musica, monitorare i propri dati sanitari, navigare su internet, sui social network, leggere notizie, controllare il meteo e molto altro. Le persone affette da questa fobia possono sperimentare una varietà di sintomi tra cui: paura, alterazioni respiratorie, tremori, sudorazione, irrequietezza, disorientamento e tachicardia. 

Quello che fanno in molti, per allontanarsi dal cyberspazio, è intraprendere un percorso di digital detox che consiste nel prendersi una pausa, disconnettersi dai social network, da Internet e dalle nuove tecnologie in generale. Questo percorso è stato intrapreso da Tom Holland, un attore britannico, famoso per aver interpretato Peter Parker, l’alter ego di Spiderman. Con un video, l’attore ha annunciato di voler abbandonare i social per un certo periodo di tempo, in particolare Instagram e Twitter. Ha affermato, inoltre, che queste applicazioni stavano diventando una presenza troppo ingombrante nelle sue giornate, dannose per il suo stato mentale.

La tecnologia è un’arma a doppio taglio: se da un lato l’abuso porta a situazioni pericolose, dall’altro se utilizzato in modo responsabile, offre un aiuto non indifferente. 

È, quindi, importante prendere coscienza dei benefici che ne possiamo trarre, di quanto tempo spendiamo e cosa lasciamo da parte per essere connessi.

A questo proposito, sulle pagine social Facebook e Instagram di @progettoabbicuradite è stato pubblicato un post in cui vengono dati alcuni suggerimenti per migliorare il proprio benessere digitale. Si tratta di semplici consigli da applicare nella vita di tutti giorni, non cure. Si raccomanda, in ogni caso, di contattare il proprio medico per non incappare in diagnosi affrettate. 

Di che progetto si tratta? 

È progetto pilota, giunto alla V edizione e sviluppato da ASST Rhodense, Comunità della Salute, Generazione Lombardia e dagli studenti di CIMO, guidati dalla professoressa Elisabetta Locatelli, nato dalla necessità di sincronizzare i linguaggi istituzionali della comunicazione sanitaria con quelli della Generazione Z. Punta alla prevenzione come mezzo per favorire l’adozione di stili di vita salutari promuovendo al tempo stesso la salute e i rischi comportamentali più diffusi tra giovani.

Clelia Setti