LA LIBERTÀ DI SCEGLIERE IL PROPRIO NOME: LE INIZIATIVE DI STARBUCKS E MASTERCARD

Una cosa che forse spesso viene data per scontata è l’importanza del nome nel definire l’identità di una persona: attraverso il nome otteniamo alcune informazioni su un individuo, in particolare il genere di questa persona. Questo tema risulta estremamente significativo per le comunità transgender e non-binary, in quanto gli esponenti di queste comunità si ritrovano con un nome che non rispecchia il loro vero genere sessuale.

Secondo la legge italiana, è possibile per una persona transgender o non-binary fare richiesta per cambiare il proprio nome all’anagrafe. Tuttavia, si tratta di un processo abbastanza complesso e costoso, che richiede del tempo. Di conseguenza, spesso queste persone si ritrovano a dover utilizzare documenti con un nome che non rispecchia la loro identità. Si creano quindi situazioni spiacevoli, che possono arrecare un forte disagio psicologico. Questo problema è stato affrontato da due aziende molto diverse tra loro: Starbucks e Mastercard.

Starbucks ha lanciato in Brasile una campagna chiamata I Am, in sostegno alle persone transessuali e non-binary che nel Paese devono sopportare i pregiudizi dovuti alla mancata corrispondenza tra il proprio aspetto e il genere indicato dal nome sui propri documenti ufficiali. Nella campagna, l’azienda si presenta come un luogo sicuro, che si pone l’obiettivo di accogliere queste comunità, ribadendo il fatto che da Starbucks le persone possono utilizzare il loro vero nome per ordinare, indipendentemente da quello scritto sui documenti e senza ricevere ulteriori domande. Ma la campagna non si limita a questo: Starbucks ha trasformato il suo store in un ufficio notarile, in modo da offrire alle persone transgender e non-binary la possibilità di cambiare legalmente il proprio nome, e di farlo in un ambiente in cui si sentono accolti e protetti. L’iniziativa ha riscontrato un successo enorme, ma la cosa più importante è l’impatto che ha avuto sulla vita delle singole persone che hanno potuto cambiare definitivamente il proprio nome. Il focus del video della campagna, infatti, sono proprio le interviste a queste persone, che spiegano con le lacrime agli occhi cosa ha significato per loro avere finalmente questa possibilità che cambia la vita.

Un altro esempio in questo senso viene da Mastercard. L’azienda ha lanciato l’iniziativa True Name, che si pone l’obiettivo di affrontare il problema del nome che appare sulle carte di credito, di debito o prepagate, che corrisponde a quello sui documenti e a volte non a quello che la persona si sente. Crediamo che tutti abbiano il diritto di essere davvero sé stessi, per questo ci stiamo impegnando con orgoglio affinché questo accada. È questa la frase che appare sul sito web di Mastercard quando si cercano informazioni su True Name. In particolare, si tratta di un’iniziativa che garantisce la possibilità a queste persone di avere il loro vero nome sulle carte di pagamento. True Name è, come afferma Mastercard, la prima carta che rende i pagamenti sicuri per tutti.

In conclusione, è evidente che ad oggi il tema dell’inclusività e della lotta a discriminazioni e pregiudizi sia un tema centrale, che le aziende non possono ignorare. Di conseguenza, sempre più imprese si stanno esponendo su questo argomento, contribuendo ad avere un impatto positivo sulla società e a migliorare la qualità di vita di molte minoranze. Sono passi avanti nella direzione giusta, verso un futuro più inclusivo per tutti.

Elisa Cattozzi