PILLOLA ROSSA O PILLOLA BLU; ESSERE SÉ STESSI O NON ESSERLO. MATRIX, UNA METAFORA TRANSGENDER.

Matrix è stata un po’ la rivoluzione del XX° secolo: un tipo di fantascienza tutta nuova, con effetti speciali mozzafiato che ci hanno completamente abbagliato, cambiando l’idea stessa di fantascienza; ma, sapevate che, tra le righe, si cela una metafora transgender?

Matrix arriva nelle sale nel 1999: precedentemente nessun film aveva mai raggiunto un tale livello di maestranza nell’utilizzo delle tecnologie e degli effetti speciali (solo i successivi film di Nolan si possono considerare allo stesso livello) e, nonostante l’evoluzione delle tecnologie, della grafica e degli effetti speciali cinematografici, rimane unico in questo, diventando un’eccezione, un prodotto che non è schiacciato dai limiti delle strumentazioni e non dipende dalla loro evoluzione.

Questo film racchiude tutto ciò che nell’immaginario collettivo rappresentava l’idea di futuro: macchine volanti, occhiali futuristici, cellulari di ultima generazione, schermi touch, sdoppiamenti di persone, possibilità di camminare per aria (e di combattervi anche).

Dopo anni dall’uscita del capolavoro dei fratelli Wachowski, ora sorelle, sono nati dei rumors relativi ad un doppio, o meglio vero, significato dietro la trama di Matrix: il film era una metafora del mondo transgender. Rumors confermati da Lilly Wachowski il 4 agosto 2020 in Disclosure, un documentario targato Netflix in cui diversi volti di spicco della comunità transgender esprimono i loro pareri sull’influenza di Hollywood sulla loro comunità.

Questa notizia ha sconvolto molti, anche se i più attenti avevano già notato qualcosa; tuttavia, se ci soffermiamo bene sui dettagli capiamo che la metafora non era poi così nascosta ma è sempre stata lì, dinanzi ai nostri occhi.

In particolare sono diversi gli elementi che rimandano al percorso di transizione: la doppia vita del protagonista Thomas Anderson, che di notte diventa un hacker; il nome stesso che egli si è scelto, ovvero Neo, dal greco “nuovo”; il senso di estraneità dal mondo in cui vive che lo porta poi ad ingerire la pillola rossa e a scoprire la realtà; la stessa pillola rossa: negli anni Novanta la pillola a base di estrogeni che si assumeva per la terapia ormonale, Premarin, era proprio rossa; la frase latina “Temet Nosce”: l’Oracolo spiega a Neo che significa “conosci te stesso”, aggiungendo “[…]Nessuno può dire se sei innamorato, lo sai solo tu. Te ne accorgi per istinto”. E, così, per istinto ti accorgi di essere transgender; il riflesso di Neo negli occhiali di Morpheus: su una lente vediamo Neo con la pillola blu e sull’altra Neo con la pillola rossa; infine, un altro elemento, una piccola briciola di pane: la parola Trans che appare sullo schermo in apertura e in chiusura del film, nella frase “Call trans opt”.

Un altro elemento, il più imponente, è Switch, un membro della resistenza. Le Wachowski hanno dichiarato che inizialmente avrebbe dovuto essere un uomo trans, uomo nel mondo reale e donna in Matrix, ma le registe vi hanno rinunciato facendola semplicemente essere una donna da uno stile androgino. Lilly ha infatti dichiarato che “il mondo non era pronto a recepire il messaggio” e, per questo, anche il loro coming-out avviene dopo la diffusione dell’intera trilogia.

Sempre in Disclosure, Lilly ha dichiarato: “amo il modo in cui vengono da me e dicono che questi film gli hanno salvato la vita e penso che parli così tanto perché è tutto ambientato in un mondo di fantascienza, in un mondo costruito in cui l’apparentemente impossibile diventa possibile”.

Aggiunge poi “non so quanto la mia transessualità abbia condizionato quello che stavamo scrivendo, ma Matrix ha sempre riguardato il desiderio di trasformazione, e già nel primo film avevamo il personaggio di Switch”.

E così, le sorelle Wachowski si sono finalmente alleggerite di un peso e hanno potuto parlare della loro più grande creazione in modo naturale, spontaneo e con fierezza, senza nascondere il suo reale significato. Sicuramente questo è indice di un’evoluzione positiva della società che riesce ad accettare maggiormente questi temi e questa comunità, anche se il lavoro da fare è ancora tanto.

Stefania Pezzuto