HIV E AIDS: COMUNICARE LA SALUTE ONLINE

Il 1° dicembre si celebra la giornata mondiale della prevenzione contro l’AIDS. Dalla seconda metà del secolo scorso sino ad oggi questa patologia ha causato più di 30 milioni di morti, rappresentando dunque una delle pandemie più violente della storia dell’umanità. 

Sono molte le celebrità che hanno contratto l’AIDS: ricordiamo, ad esempio, Freddy Mercury, il leggendario cantante dei Queen, Rock Hudson, attore del Novecento, e ancora Giuliano Giuliani, portiere del Napoli ai tempi di Maradona. Soprattutto agli inizi, questa malattia veniva associata in maniera diretta all’omosessualità, ma il susseguirsi di casi di sieropositività tra star del cinema, dello sport e della musica ha contribuito a distruggere i tabù a riguardo. Col tempo si è capito, infatti, che non si trattava di una malattia di nicchia che colpiva solo gay e drogati, ma di una patologia che non faceva eccezioni.

Come spiegato molto accuratamente nel sito ufficiale del Ministero della Salute, HIV e AIDS non sono la stessa cosa: l’AIDS è uno stadio clinico avanzato dell’infezione da HIV e comporta un elevato indebolimento dell’organismo, impedendogli di difendersi anche dalle infezioni più banali. Ad oggi, la ricerca scientifica ha fatto molti passi in avanti ed è riuscita a trovare una terapia in grado di garantire alle persone affette da HIV di avere prospettive di vita assai più elevate rispetto al passato. 

Tra le campagne online per la prevenzione contro l’AIDS ricordiamo quella promossa lo scorso anno da Anlaids Sezione Lombardia con l’hashtag #BastaPoco. “Vi siete mai resi conto che di infezioni sessualmente trasmissibili come l’HIV non si parla quasi più?”: così recitano le prime righe del post, ponendo un forte accento su un errore che molti commettono al giorno d’oggi, ovvero quello di sottovalutare questa malattia, nonostante i dati odierni mostrino ancora numeri di contagi molto alti. Ecco quindi l’importanza della prevenzione, tema al quale è necessario dare una certa rilevanza soprattutto tra i giovani, anche in contesti scolastici ed educativi (si veda il progetto SCUOLA ANLAIDS promosso dalla regione Lombardia). In generale, il tone of voice utilizzato da @anlaidslombardia non è solo istituzionale, ma anche ironico, come si può notare nel post in cui si fa riferimento alla questione degli assembramenti con l’immagine di un profilattico pieno di spermatozoi. 

L’account Instagram dell’Associazione Nazionale per la lotta contro l’AIDS (@anlaids_onlus) è ugualmente attivo: ad esempio, il 1° dicembre dell’anno scorso è stato pubblicato un video della durata di 4 minuti circa in cui sono stati raccolti i dubbi più frequenti sull’HIV (riguardanti figli, discriminazione, cure, rapporti sessuali). Tali quesiti sono stati posti direttamente a coloro che vivono questa situazione in prima persona. Lo scopo, come esplicitato nel copy del post, era quello di respingere i luoghi comuni che creano un “clima di terrore” fra le persone. 

Un’altra campagna digitale molto importante è stata quella promossa da Durex, in collaborazione con Anlaids, con l’hashtag #BastaTantoCosì, il cui ambassador è stato Frank Matano. L’obiettivo era quello di promuovere l’educazione sessuale, sostenere la cultura della prevenzione contro le infezioni sessualmente trasmissibili e sensibilizzare sull’importanza di una sessualità consapevole e protetta. In uno degli ultimi post dell’account, infatti, viene fatto un vero e proprio “elogio” dei condom, affermando che “il safer sex è spesso il migliore proprio perché impedisce allo stress di uccidere l’erotismo”.

Purtroppo, però, è chiaro che ancora oggi la paura, e spesso anche la vergogna, rappresentano due grossi ostacoli a una corretta conoscenza di malattie in ambito sessuale. 

Rebecca Corcelli