LA NUOVA FRONTIERA DELLE ASTE ONLINE

Quando l’arte si chiude nei Musei e il Covid ne impedisce una fruizione aperta e condivisa, è sempre il web ormai a sopperire da remoto alle mancanze e ai desideri irrealizzabili in presenza: mostre online, visite virtuali, guide d’eccezioni in podcast e video su YouTube permettono a tutti noi di sentirci meno aridi e meno lontani da ogni esperienza d’arte che, infatti, entra sempre più quotidianamente nelle nostre case a portata di un click.

Ma forse mai avremmo immaginato che al web sarebbe ricorso anche il mercato dell’arte, quello che vive di scambi personali e relazioni ad hoc, con compratori che “annusano” l’opera d’arte e di venditori che hanno bisogno di guardare in volto l’acquirente per coglierne impressioni e linguaggi non verbali.

Ci si era rassegnati a un “annus horribilis”, a un’inevitabile debacle finanziaria e artistica, e invece, fatta eccezione per i tagli al personale e riorganizzazioni interne, il mercato 2020 dell’arte ha tenuto grazie alla capacità di reinventarsi online, di cambiare pelle in una dimensione mai prima attraversata, di non voler soccombere alle più nere previsioni di marzo-aprile 2020.

E sono state soprattutto le aste da remoto via web a incrementare un mercato che invece in alcuni musei è dovuto purtroppo ricorrere al “deaccessioning”, cioè al fenomeno di vendita delle opere della collezione per rimpolpare il fondo acquisizioni (e non solo): certo la “chiusura” degli uffici e la cancellazione delle vendite in sede hanno sconvolto la routine delle case d’aste, ma ha impresso alle stesse una accelerazione nell’uso delle tecnologie informatiche, dei social e del web tutto, capace non solo di evitare perdite ma addirittura, in alcuni momenti, di incrementare il fatturato e anche la produzione artistica.

Grazie alle aste da remoto molte maison d’arte hanno continuato a proporre artisti di tutto il Novecento fino ai giorni nostri insieme a beni di lusso, gioielli, arte antica e Design.

E così Sotheby’s ha potuto vendere un bracciale Cartier “Tutti Frutti” per oltre 1,3 milioni di dollari, mentre l’ultima asta di fotografia organizzata da Finarte non solo ha sfiorato i 400.000 euro di fatturato ma ha visto addirittura aumentare il numero degli acquirenti stranieri. Due aste milanesi di arte moderna e contemporanea hanno confermato il medesimo trend, come ci conferma la presidente Sotheby’s Italia Claudia Dwek: una natura morta di Morandi è stata venduta a quasi 1,5 milioni di euro, e altrettanto bene sono andati autori come Schifano, Boetti, Melotti, De Chirico.

E continua la Dwek: “L’asta di aprile 2020 è stata tempestivamente e con coraggio trasformata in virtuale, registrando il totale più alto in Europa di quel periodo, superando i 10 milioni di euro con una cinquantina di lotti. Un’esperienza assolutamente inedita per il mercato italiano, ma così centrata da farci optare per lo stesso format per il secondo semestre”.

La linea è stata tracciata e il trend ormai cresce: le aste online, unite al crescente e-commerce dell’arte, stanno attirando new buyers, e, tra questi, molti appartengono ad una fascia di età inferiore rispetto alle stagioni precedenti. Di certo non mancano le criticità, prima fra tutte l’impossibilità di verificare dal vivo gli acquisti a distanza, ma notevoli sono i vantaggi: la riduzione dei costi di organizzazione e gestione di mostre ed esposizioni, la possibilità di vendere o acquistare in qualunque momento, la maggiore facilità di incontro tra domanda e offerta.

La smaterializzazione delle opere d’arte è avvenuta: il loro presentarsi come entità virtuali e non materiche, oggetto di visione da remoto che anticipa la suggestione di poterle avere solo in un secondo momento tra le mani, sta di fatto aiutando un necessario processo di svecchiamento che trova ora nell’utilizzo delle tecnologie informatiche un valido strumento di divulgazione artistica e non semplicemente un banale mezzo per la catalogazione.

Patrizia Celot