LET’S MAKE IT INDIGENOUS

Nello scenario mediale contemporaneo, c’è chi forma alleanze e approda su TikTok ed Instagram, pronto a sconvolgere tutti i nostri stereotipi. Occhio a non chiamarli “indiani”, loro sono i nativi americani e sono in mezzo a noi.

Nel corso degli anni, film, cartoni animati e fumetti hanno favorito il proliferare di numerosi luoghi comuni sui nativi americani. Nei celebri cartoni Disney, in particolare Peter Pan e Pocahontas, e nei film western, come Balla coi lupi o La storia del generale Custer, gli appartenenti a questa minoranza vengono sistematicamente, in primis, privati della propria identità personale, a favore di quella comunitaria. Le donne, quando presenti, sono tipicamente rappresentate in qualità principesse, mentre gli uomini sono cacciatori o guerrieri a cavallo, con piume intrecciate tra i capelli e arco e frecce tra le mani. Avete presente quella scena di Smoke Signals, in cui Victor spiega a Thomas come sembrare un vero nativo? Ecco, quella descritta da Victor è esattamente l’immagine a cui mi riferisco.

Questo genere di rappresentazioni ha ancorato ad un passato polveroso la nostra percezione dei nativi, relegandola a film in bianco e nero e a canzoni gridate attorno al fuoco. Perché, diciamocelo, nessuno di noi oggi si immaginerebbe un nativo americano con le nuove Yeezy ai piedi o mentre partecipa ai trend dilaganti su Instagram o TikTok. Credeteci o meno, questo in realtà è esattamente ciò che fanno. In tutte le imprese mediali contemporanee, le audience sono, al tempo stesso, fruitrici e generatrici di contenuti: in altre parole, sono produsers. Conseguentemente, tutti i media hanno implementato la propria dimensione partecipativa, cioè hanno incluso e combinato ai propri contenuti quelli generati dagli utenti, nativi inclusi.

Pensavate che secoli di emarginazione, sterminio e sterilizzazione avessero messo a tacere le loro voci? Oppure pensavate che fossero rimasti relegati in riserve dimenticate da Dio e dal resto del mondo? Ebbene, non è così. In questo scenario collaborativo e partecipativo, le nuove generazioni di nativi utilizzano quotidianamente i social media per diffondere le proprie tradizioni e la propria cultura in maniera autentica, liberandola da ogni gli stereotipo: attraverso l’indigenization dei trend, si servono di brevi Reels e TikTok per mostrare i loro abiti tradizionali e per spiegare il significato che si cela dietro le lunghe trecce. Non si limitano a diffondere conoscenza, ma condannano senza peli sulla lingua i costumi di Halloween che si rifanno alle immagini stereotipate dei loro antenati, cercano di sensibilizzare i coetanei sulle crudeltà del proprio passato storico e rivendicano il proprio status di first nations.

I nativi dimostrano di essere perfettamente parte della nostra stessa attualità e di non essere appannaggio del passato. Mentre gli animi degli americani si infiammavano per le elezioni del nuovo presidente degli Stati Uniti, gli animi dei giovani nativi si infiammavano contro la CNN che, in un grafico riguardante la presunta ripartizione dei voti degli elettori secondo la razza di appartenenza, aveva incluso la dicitura «something else» per riferirsi a tutti i non bianchi, neri, latini o asiatici. Da adolescenti, condividono con il proprio pubblico come la quarantena abbia ostacolato tradizioni e usanze. Nel loro utilizzo delle piattaforme sopracitate, i giovani nativi agiscono da perfetto collante tra il mondo dei social media e le generazioni di adulti, attraverso il coinvolgimento dei propri genitori nei brevi video.

A questo punto, cari lettori, non vi resta che digitare l’hashtag #nativepride ed esplorare questo magnifico mondo: non trasalite alla vista di sneakers all’ultima moda o canzoni degne delle vostre playlist di Spotify, perché gli indigeni sono più attuali che mai.

Martina Forasiepi