NETFLIX E LA NUOVA FRONTIERA DELL’AUDIO ONLY

Nell’era del rinascimento dei podcast, in cui la voce diventa tendenza, anche il colosso dell’home-video apre le porte all’audio only.

Ascoltare voci senza immagini, sentire suoni senza figure, seguire narrazioni senza vedere nulla: è questa l’esperienza immersiva che ci propone il podcast, file audio scaricabile e facilmente immagazzinabile in ogni device e recuperabile, quindi, ogniqualvolta ne abbiamo voglia. È ormai un fenomeno di massa e non c’è quotidiano, radio, network, casa editrice che non ne proponga la fruizione, così come sempre più numerose diventano le piattaforme digitali che distribuiscono podcast di varie tipologie e contenuti. Ma forse non ci aspettavamo che in questo mondo approdasse – o almeno ne sondasse le opportunità commerciali ed editoriali – Netflix, il servizio di streaming video più diffuso e seguito al mondo. Ma cosa c’entra il gigante dello streaming, quindi dell’home video, dei film, delle serie, con la dimensione esclusivamente uditiva, con la tecnologia dell’“audio only”?

Alla ricerca sempre di nuovi spazi di mercato da occupare, Netflix va testando nuove funzioni sperimentali della piattaforma e sembra che in questi ultimi tempi stia lavorando alla funzione “audio only”, che permetterebbe la fruizione in mobilità senza il ricorso alle immagini (che in genere consumano una grande quantità di dati e anche la batteria dei devices): gli abbonati potrebbero cioè seguire le proprie serie e i propri film preferiti senza ricorrere alle immagini, ma ascoltandone solo l’audio. Podcast, quindi, questi di Netflix, legati sempre alle narrazioni seriali o filmiche che essa stessa produce o distribuisce, ma con l’aggiunta di un’opportunità in più: eliminare il video e, mentre si è impegnati in altro, continuare a seguire il tutto con il solo audio.

Anzi, sembra che Netflix potrebbe utilizzare come “audio only” quei titoli che anche senza immagini non perdono il loro valore comico o narrativo, o titoli talmente conosciuti e apprezzati dal grande pubblico (come “Friends”, la sitcom dal successo planetario che racconta le vicende di sei amici a New York) che il solo ascolto, senza immagini, proietta in una nuova dimensione di fruizione digitale. D’altra parte la “podcast industry” è ormai in continuo incremento non solo nel mondo dell’audiolibro o della musica, che pure ha avuto un’impennata negli ultimi anni: il podcast sta diventando ormai anche una vera e propria strategia di marketing collegata al “branded podcast” di molte aziende, in cui a loghi sonori si alternano podcast con la storia della marca o audio-dépliant su prodotti e servizi: la voce diventa tendenza e il podcast ne è il miglior divulgatore.

Per questo, il mondo podcast sta vivendo un nuovo rinascimento e i grandi colossi del web non possono non farne parte. Spotify, Apple Podcasts e Google Podcast fanno da padroni, ma anche Amazon, con il suo Audible o Amazon Music, è ormai diventato un pericoloso competitor. E non dimentichiamo il boom degli audiolibri durante il lockdown! Secondo i dati dell’analisi condotta da Blogmeter, dall’inizio dell’anno gli utenti di audiolibri e podcast sono triplicati.

Ed ecco perché anche Netflix non può astenersi dall’entrare in questo universo, cercando di trovare il suo specifico mondo, in termini di marketing e di mercato. Non sappiamo ancora se il sound-storytelling sarà la nuova narrazione del futuro, ma sappiamo di certo che Netflix proverà a orientare il futuro verso questa dimensione se i suoi (ancora eventuali) podcast sapranno imporsi sul mercato globale.

Patrizia Celot