LA NUOVA FRONTIERA DELLA RICERCA IDENTITARIA TRAMITE IOT: IL PROGETTO SHELFZONE E LA COMUNICAZIONE FLUIDA NEL MEDIA-MONDO

Qual è l’elemento distintivo che codifica l’essere umano? Che cosa ci rende consapevoli di ciò che siamo e cosa ci dona percezione di ciò che ci circonda? In una parola: l’identità.

Sin dalle sue origini, l’uomo si è focalizzato sulla definizione della propria identità al fine di individuare il significato di un’esistenza complessa, la cui comprensione risulta, ancora oggi, estremamente difficile. Questa operazione è andata radicandosi nel corso del tempo, coinvolgendo sempre nuove sfaccettature, appartenenti non solo all’individuo in quanto tale ma che attingono anche alla sfera pubblica e a quel bisogno incessante di socializzazione che caratterizza l’essere umano in quanto tale.

L’acquisizione di una propria identità risulta, ad oggi, un obiettivo ulteriormente problematico: viviamo all’interno di una realtà sempre più frenetica, interconnessa, condivisa, denotata da un preponderante orientamento al consumo, nella quale si susseguono strutture comunicative e linguaggi estremamente eterogenei. All’interno di questa immensa complessità l’individuo ricerca spasmodicamente una rinnovata relazione tra tempo libero e tempo del lavoro, tentando di ritagliarsi qualche istante prezioso per la definizione di sé stesso, per coltivare il proprio piacere e i rapporti interpersonali. L’obiettivo è distaccarsi – almeno parzialmente – da quella deriva mediale che connota la nostra quotidianità e che si introduce in maniera sempre più marcata all’interno del nostro privato, creando una nuova realtà fittizia: il cosiddetto Media-Mondo.

Per Media-Mondo si intende la continua evoluzione delle piattaforme mediatiche e dei rispettivi linguaggi comunicativi: si tratta di un progresso avvenuto in maniera così rapida da ostacolare la formazione di una vera e propria consapevolezza del mutamento in atto e che ha generato ricadute identitarie profonde, tanto per il soggetto quanto per le comunità. In particolare, le possibilità offerte dalla rete e dai nuovi media consentono agli utenti di muoversi in ambienti comunicativi diversificati e virtuali, che permettono di sperimentare liberamente la moltiplicazione del sé attraverso avatar e varie forme di presenza e relazione.

Da questo punto di vista è fondamentale sottolineare come il continuo perfezionamento delle nuove tecnologie abbia notevolmente contribuito al radicamento di questo fenomeno: l’avanzamento tecnologico registrato negli ultimi decenni è stato estremamente elevato, repentino ed incontrollabile, tanto da spingere gli individui (e quindi i consumatori) allo sviluppo di sempre nuove esigenze, coltivando nel consumismo l’utopica acquisizione di un’identità intangibile. Ed è proprio da queste necessità che nasce la dicitura di Internet Of Things (IOT), dal bisogno incontrollabile di conglobare ricerca identitaria e nuove tecnologie all’interno del quotidiano, accentuandone l’interattività e la connettività, fornendo quindi un’idea di realtà che è quella di un immenso network interconnesso, creato appositamente per garantire una comunicazione fluida all’interno degli spazi virtuali.

Un esempio palese di questa tendenza è rappresentato da ShelfZone, una soluzione innovativa proposta dalla startup italiana InVrsion sul fronte della simulazione: il progetto prevede, in sostanza, l’utilizzo di una tecnologia già conosciuta dal mercato, il VR, tramite il quale sarebbe possibile entrare virtualmente in supermercati e punti vendita, portando a termine tutte le operazioni – solitamente effettuate di persona nello store fisico – direttamente dal proprio domicilio. Questo genera un’impressione di realtà così concreta da poter essere percepita come tale. Questa soluzione permetterebbe non solo di rivoluzionare completamente il percorso d’acquisto del consumatore, ma si fonderebbe su un’idea di interconnessione tra piattaforme virtuali e servizi fisici. Acquistando comodamente da casa, infatti, il consumatore si ritroverebbe dinnanzi a scaffali virtuali e sarebbe guidato durante l’intero percorso d’acquisto da un commesso digitale in grado di orientarlo verso l’acquisto di determinati prodotti, sulla base di informazioni raccolte tramite piattaforme social o di e-commerce: questo permetterebbe di personalizzare l’intero processo sulla base delle esigenze del singolo, dei suoi impegni e delle sue abitudini, interagendo anche con l’intero universo digitale che connota la sua quotidianità (domotica). Terminato l’acquisto all’interno dello store digitale, l’utente sarebbe quindi in grado di tornare a compiere le proprie attività, risparmiando tempo e potendosi dedicare ad altro, con la certezza che, ad un orario prefissato, gli verranno consegnati gli acquisti effettuati direttamente a casa, grazie ad un efficientissimo servizio fisico.

All’interno di questa nuova quotidianità, dominata da forze incontrollabili, viene da chiedersi se la ricerca identitaria non sia altro che un miraggio, confuso all’interno di un bisogno irrefrenabile di progresso e celato dietro ad un’apparente semplificazione della realtà nella quale l’individuo possa adagiarsi serenamente, in modo che – a fine giornata – possa guardarsi allo specchio e riconoscersi, appropriandosi di un labile posto nel mondo nel quale acquisire consapevolezza di sé.  

Martina Allegri