MIGNONNES: RIBELLIONE GIOVANILE O TRADIZIONI OPPRESSIVE?

Mignonnes, tradotto come Donne ai primi passi o conosciuto con il titolo internazionale Cuties, è un film drammatico ed emozionante, distribuito da Netflix il 9 Settembre 2020.

Il lungometraggio si ispira sia alla vita da rifugiata della regista Maïmouna Doucouné, sia ai talent show di Parigi, che mettono in evidenza il rigido contrasto tra i balli tradizionali e quelli moderni. Ambientato in un sobborgo di Parigi, racconta di Amy, una ragazzina originaria del Senegal di undici anni, oppressa e annoiata dalle tradizioni religiose che inizia ad interessarsi in maniera del tutto spontanea al ballo moderno e provocatorio dopo aver spiato alcune sue coetanee che si allenano per partecipare ad una gara di ballo.

Amy e le altre quattro ragazzine, Angelica, Jess, Yasmine e Coumba, affrontano l’età più difficile per tutti, ma soprattutto per le giovani donne, quella preadolescenziale, in cui bisogna comportarsi “da signorine” per non lasciarsi affibbiare etichette. È l’età della ribellione, della sperimentazione e delle esperienze, del voler avere successo e piacere a tutti i costi. Le protagoniste si lasciano affascinare dal ballo in maniera totalmente pura e innocente, senza comprenderne i gesti e i rischi che il mondo di oggi comporta. Iniziano ad imitare quei modelli tanto idolatrati dalla società e dai social: pantaloncini corti, crop top, jeans stretti, trucco sgargiante, atteggiamenti provocatori e movimenti del corpo esagerati. Tutto ciò perché le bambine imitano quello che vedono e che ai loro occhi sembra avere successo.

Prima di essere distribuito nelle sale in Francia, il film è stato presentato al Sundance Film Festival dove non ha suscitato particolari critiche. Successivamente, il film è stato distribuito su Netflix, la cui copertina è stata attaccata da pesanti critiche, poiché si ritraevano le ragazzine in abiti succinti e gesti provocatori: infatti, i materiali sono stati criticati per aver sessualizzato delle ragazzine e spinto alla pedofilia.

In realtà il film per essere giudicato deve essere visto e compreso, perché porta a galla temi attuali e difficili, spesso duri da affrontare, ma che ricoprono ormai il mondo. La regista mette in evidenza come spesso i ragazzi di oggi crescono troppo in fretta, senza però avere ancora la giusta maturità per comprendere questo complesso mondo, risultando ancora inconsapevoli, innocenti e non sufficientemente protetti dai pericoli della digitalizzazione.

Gli adolescenti si lasciano facilmente influenzare da stereotipi spesso sbagliati, iniziano ad essere ossessionati dagli smartphone e dai social fin da piccoli, scelgono un determinato stile di abbigliamento per conformarsi agli altri o al contrario per distinguersi e sembrare più grandi di quello che sono. Il film mostra senza veli tutto ciò che passa per la testa ad una bambina di undici anni, perlopiù con una situazione familiare difficile e per alcuni versi oppressiva, facendoci osservare da vicino come poter moderare un mondo diventato fin troppo esibizionista e crescere dei bambini con le giuste difese immunitarie, capaci di affrontare serenamente la nuova società. Non si tratta di voler sessualizzare le giovani attrici, ma di portare alla luce il problema. È importante avere la capacità di guardare il film con i giusti occhi e con la giusta criticità, prendere atto delle verità del film e cercarne una soluzione.

Nel finale, con dolcezza, il film mostra che Amy è ancora solo una bambina e dopo aver lasciato sul letto il costume di danza e quello per il matrimonio del padre, vestita in maniera semplice, raggiunge gli altri bambini per saltare la corda.

Andrea Floriana Barattucci