IL “FASHION RECOVERY” SECONDO BOF

Ai principi di marzo l’economia globale è stata invitata ad un “calm down” generale. Molte aziende sono state messe con le spalle al muro ed è stato per loro necessario rivedere e rimodellare le vendite future in base a tre linee di calcolo: quella peggiore, la linea migliore ed infine una situazione che si posizioni a mezz’asta tra le due.

Oggi, a distanza di tre mesi gli stessi marchi hanno dovuto rivedere le stime precedentemente ottenute e farne di nuove, considerando però come nuovo periodo di riferimento, quello di lunga durata. La chiave vincente in questa situazione è la flessibilità, solo in questo modo un brand può “avere la risposta pronta” a qualsiasi realtà gli si porrà durante il lungo il cammino di recovery.

Lavorare oggi nel mondo della moda vuol dire avere a che fare con il “fast fashion”.La concorrenza stringente imposta da colossi mondiali come la società Inditex, (società che detiene i marchi quali Zara, Mango..) costringono ad una perenne corsa all’ultimo trend, da implementare poi nella produzione in tempi brevissimi. Ciò necessita però di una rotazione del magazzino notevole in cui si prediligono scorte basse, giusto “qualche capo” qua e la da riproporre ai prossimi saldi.

Il compito più urgente di molti rivenditori attualmente è proprio quello di affrontare l’eccesso di scorte di prodotti primaverili che i consumatori non hanno acquistato, così come gli abiti e i sandali estivi che i consumatori probabilmente non vorranno. Siamo in previsione di una tempesta di sconti? Forse sì o forse no, ai marchi servono soluzioni meno dannose.

«I retailer devono pensare a questo senza doversi accontentare di una corsa ai ribassi», ha detto Sarah Willersdorf, partner e amministratore delegato di Boston Consulting Group. «Forse potrebbero prendere in considerazione un piano di tre stagioni, prendendo l’inventario in eccesso e riservandone una parte per più stagioni». Guardando l’altro lato della medaglia però, anche i consumatori vertono in situazioni finanziare poco favorevoli il che lì costringe a rivedere il proprio portafogli in vista dei prossimi mesi.

Solo marchi come Chanel e Dior possono vantare il lusso di rivedere le proprie vendite al rialzo optando così per una scelta poco condivisa, quella di aumentare i prezzi dei loro prodotti. I marchi che operano con un ammortizzatore finanziario ridotto si ritroveranno a dover tagliare tutto ciò che non contribuisce al risultato finale, i ricavi netti. Questo potrebbe comportare l’assunzione di scelte complicate tanto da un punto di vista puramente numerico quanto da un punto di vista di produzione.

Su quest’ultima sono state ragionate e ponderate scelte molto particolari, non pochi sono stati i marchi che negli ultimi giorni si sono esposti a favore di un cambiamento rivoluzionario: le collezioni al ritmo aziendale (vedi articolo Sfilate Unisex). «Questa è una grande occasione per dire: “Come vogliamo che sia il nostro business?» ha detto Michael Flanagan, consulente finanziario delle case di moda. Quando un’azienda ha raggiunto un certo livello, ogni decisione può sembrare un rischio, probabilmente oggi questa condizione non è mai stata più vera.

Come sempre però dove tutto è nero, c’è sempre un po’ di grigio che diventerà bianco.
Un aspetto positivo della recessione globale è che il campo di gioco è talmente difficile per tutti che ora potrebbe essere l’occasione per puntare a qualcosa che sia in grado di differenziare e dare vita ad una fase aziendale del tutto nuova.

Greta Coccia