DIDON NOW: AL TEATRO LIBERO VA IN SCENA IL MITO VIRGILIANO

Didone, per reminiscenze liceali o universitarie, è un nome che tutti hanno sentito, anche se pochi si ricordano realmente la sua storia. Al Teatro Libero di Milano è andata in scena dal 17 al 19 gennaio Didon Now, una riscrittura teatrale del celebre IV libro dell’Eneide, ad opera di Lina Prosa.

La quinta rassegna teatrale milanese di Palco Off si è aperta il 17 gennaio con una rappresentazione della storia dell’eroina virgiliana. Didone è la regina di Cartagine, nonché sua fondatrice, costretta a lasciare la sua terra natale, Tiro, per sfuggire all’uccisione imminente da parte del fratello Pigmalione, che aveva già ucciso il marito della fuggitiva per impossessarsi del potere. Dopo un lungo peregrinare, sbarca sulla costa nord africana con uno stuolo di esuli che con lei erano fuggiti, e per gentile concessione del Re Iarba, può costruire il suo regno.

Didone si consegna ai posteri come virago, cioè donna che assume poteri da uomo, per l’appunto regnare, ma allo stesso tempo lo struggimento che la logora nel profondo e che nella riscrittura teatrale viene reso attraverso un continuo cambio di pelle, è dovuto a una promessa di eterna fedeltà al defunto marito Sicheo, che sarà costretta ad infrangere per l’arrivo nel suo regno di Enea, che fugge dalla città di Troia in fiamme.

La regia e la coreografia di Andrea Saitta sono degne di nota: una Didone, interpretata da Elisa Di Dio, immensamente protagonista, parla, piange, grida, si dispera e trema; accanto a lei la figura di Enea, reso in carne ed ossa da Giorgio Cannata, che non parla, ma la sua indole viene espressa attraverso il suo corpo, con acrobazie e movimenti contorti. La tragedia di Didone si concretizza in un amore intenso che nasce tra lei ed Enea, drasticamente interrotto dal richiamo da parte di Giove dell’eroe della pietas, che doveva portare a termine la sua missione arrivando nella penisola italica.

Dopo una notte, che teatralmente viene rappresentata con la citazione artistica de Il Bacio di Klimt, Enea torna alle navi e riparte alla volta dell’Italia, mentre Didone si sveglia trovandosi sola. Da qui in poi il suo reale struggimento inizia, portandola alla decisione di non ritorno di togliersi la vita, nel poema virgiliano tramite una spada, mentre nella riscrittura teatrale attraverso un grande rogo.

La particolarità di Palco Off è quella di rendere una piacevole pièce teatrale un vero e proprio motivo di incontro, in cui prima dello spettacolo si ha la possibilità di gustare un aperitivo, e a seguire la rappresentazione, attori, registi e drammaturghi rimangono a disposizione per eventuali domande, approfondimenti e confronti sul tema trattato.

A proposito di questo interessante confronto, ho avuto la possibilità di constatare che quanto io avessi desunto non fosse aderente, in realtà, con l’intento programmatico della drammaturga nonché dell’attrice. Infatti, le due artiste hanno voluto assimilare lo struggimento della protagonista ai continui e barbari episodi di femminicidio nel nostro Paese, mostrando quindi l’insensibilità dell’eroe virgiliano, la ferocia della ragione politica e le sue  incertezze sentimentali, che dal loro punto di vista, erano taciute nell’Eneide.

In realtà, Enea nella rappresentazione non è apparso più che un burattino comandato da forze e voleri superiori, a cui si sa, nel mondo classico si doveva sottostare. La ferocia politica non appare in lui, che non ha neanche la piena consapevolezza di ciò che lo aspetterà, e la sua assenza su tutti i fronti è plasmata dall’assenza di parola che costruisce plasticamente il personaggio. D’altro canto Didone, che nell’Eneide si toglie la vita con la spada, modalità di suicidio tipica degli uomini nell’antichità, mentre era prassi per le donne lasciare questo mondo attraverso l’impiccagione, ribadisce fino alla fine la sua indipendenza, la sua auto-determinazione, anche in un gesto estremo come quello, rimarcando il suo essere fieramente regina.

Ho trovato, perciò, forzato il taglio interpretativo proposto alla fine dello spettacolo, a maggior ragione perché questo aspetto, nella pièce proposta, nonché nell’originale virgiliano, non compare.

Martina Bissolo