DEVILMAN CRYBABY – CHI SONO I VERI DEMONI?

Vi ricordate di Gustave Dorè, grande illustratore ottocentesco con spiccato gusto romantico? Una copia della sua illustrazione più famosa, ovvero quella della Commedia di Dante Alighieri (1861), è entrata molto tempo fa nella famiglia Nagai, incuriosendo il giovanissimo Kiyoshi, in arte Go Nagai. Rapito dallo stile visionario dell’incisore francese, a lettura ultimata egli ha deciso di voler disegnare come lui: ecco la scintilla che porterà a una pietra miliare dei manga giapponesi, ovvero Devilman.

All’inizio degli anni Settanta, dopo il fallimento della rivista che stava pubblicando periodicamente le strisce di Mao Dante (citazione esplicita alla fonte), il mangaka decise di trasformare l’incompiuto manga in un prototipo per il soggetto di una serie animata, che Nagai avrebbe sviluppato anche come manga, ovvero Devilman, con delle vignette quasi uguali alle illustrazioni di Dorè. A discapito di una serie molto insipida che si discosta totalmente dalla versione cartacea, per l’abilità di disegno e narrazione il manga ha generato moltissime opere derivate, adattamenti e spin-off, guadagnando un successo immortale e continuo negli anni.

Del successo volle godere anche Netflix, che, nel giugno 2018, distribuì sulla propria piattaforma la sua prima serie animata (non considerando la miniserie Castlevania), non a caso ispirata a un manga cult, ovvero Devilman Crybaby.

La serie ha come protagonista Akira Fudo, un debole e timido liceale nonché ultimo della sua squadra di atletica, innamorato dell’amica Miki Makimura, che è invece una promessa dell’atletica. Ryo Asuka, un amico di infanzia di Akira e dal carattere opposto, rivela al ragazzo un’inquietante verità: i primi abitanti della Terra erano demoni, e ora sono tornati alla riscossa per riappropriarsi del pianeta, ma, in quanto entità incorporee, per sconfiggere gli umani devono possedere il loro corpo. Il piano di Ryo è quindi quello di far unire un cuore puro, ovvero Akira, a un demone molto potente, così da manipolare con una mente retta un corpo fortissimo e avere la meglio sul male. Dopo tristi e sconcertanti colpi di scena, commentati dall’indimenticabile colonna sonora di Kensuke Ushio, si assiste a uno dei finali più belli e inaspettati di sempre, sulla suggestiva traccia “Crybaby”, che spiega il senso dell’anime.

Una differenza notevole rispetto al manga, oltre all’ambientazione moderna, è data dal simbolismo: Miki, che nel manga appare come una persona superficiale ma che rappresenta l’unica vera ragione di vita del protagonista, nell’anime è il simbolo dell’amore che trionfa sulla violenza, che rifugge sempre anche in situazioni in cui è posta davanti a cruciali bivi; simbolici sono anche gli orecchini e la staffetta, entrambi elementi non presenti nel manga, che connotano le relazioni tra i personaggi e che nel finale assumono molta importanza.

La regia è stata affidata a Masaaki Yuasa, genio visionario dell’animazione giapponese e già regista di grandi lavori come Ping Pong e Mind Game, che decide di caratterizzare i demoni rispettando gli originali cartacei ma adattandoli al proprio stile di disegnomolto abbozzato, ricordando ai più ferrati il suo Kemonozume, e di inserire in ottica metacinematografica l’originale Devilman, che diviene realtà nella finzione, tema assai caro al regista. 

Riccardo Sciannimanico