I NUOVI CONFINI DELL'INFORMAZIONE, TRA FAKE NEWS E CRISI DELL'EDITORIA

In occasione della presentazione dell’ottava edizione del libro Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione di Ruben Razzante (Cedam – Wolters Kluwer 2019) sono state affrontate, nella sede di Assolombarda, tematiche relative al mondo dell’informazione e della comunicazione, con sguardo coerente rispetto i mutamenti del sistema multimediale.

Renato Saccone, prefetto di Milano, ha aperto il dibattito ammettendo di sentirsi anacronistico. Egli ha ricordato un’intervista fatta nel dicembre 1983 da Berlinguer ad Adornato sul libro  “1984” di George Orwell, poiché rimase colpito  da una frase di Adornato riguardo l’immagine che aveva del futuro della terza rivoluzione industriale: l’atteggiamento più corretto di fronte alle nuove rivoluzioni tecnologiche era quello di considerarle in partenza come neutrali. Il loro esito, infatti, come è sempre accaduto nel passato, non dipende dallo strumento in sé, ma dal modo col quale gli uomini decidono di utilizzarlo.
Egli ha sottolineato che non si devono scambiare gli strumenti con i soggetti: gli oggetti incidono sull’evoluzione sociale, ma quelli che li muovono sono i soggetti, ed è quindi degli individui e della loro responsabilità che ci si deve occupare.

Il direttore de “Il Giorno” Sandro Neri, che ha moderato il dibattito, ha spiegato che i social hanno messo il mondo dell’informazione di fronte ad una realtà inimmaginabile: l’editoria è stata spiazzata dal rapido mutamento delle abitudini, in un mondo che cambia di continuo, con le notizie che viaggiano molto più velocemente. Come ci si sveglia, infatti, subito si accede alle ultime news tramite lo smartphone, ma il problema è sapere chi filtra le notizie e in che modo.
Ciò induce a pensare a quanto sia effettivamente riconosciuto il lavoro degli editori e dei giornalisti che scontano in prima persona l’evoluzione del mondo dell’informazione e prendono atto che anche le norme vigenti non sempre regolano tutti i fenomeni legati alla produzione e fruizione delle notizie.
I vuoti o le insufficienze normative ricadono poi sulle decisioni della magistratura, la quale si trova ad affrontare le questioni relative al contemperamento di differenti interessi interrogandosi su quali siano i confini del diritto di espressione e di libera manifestazione del proprio pensiero.

Attualmente, spiega il Professor Razzante, il clima è cambiato: c’è la tendenza spontanea dei colossi social a stipulare accordi con il mondo dell’editoria per aiutare la crescita della cultura digitale. Questi hanno dimostrato disponibilità nel cercare soluzioni per l’avvicinamento tra il proprio universo e quello dell’editoria. Quando si parla di nuove generazioni e disinformazione giovanile si perde un nesso fondamentale: i giovani sono in realtà molto più informati rispetto al passato, semplicemente fruiscono di altri canali (alcuni accreditati, altri frutto di libera manifestazione del diritto di parola dei singoli).

È intervenuto anche Carlo Gorla, dirigente presso Mediaset, che ha ribadito come Internet abbia modificato la figura del giornalista, non solo per la velocità dell’informazione, ma anche per quanto concerne l’attendibilità delle fonti che spesso non vengono verificate per la necessità di istantaneità. È stato quindi modificato il rapporto tra informazioni e pubblico. Egli ha poi parlato di autorevolezza delle fonti, come fattore determinante per affermarsi nel mondo del web.

Successivamente ha preso la parola Laura Bononcini, responsabile Facebook per l’aerea sud europea, premettendo che Facebook è una piattaforma utilizzata per l’informazione da cui i singoli pretendono qualità ed è dunque suo interesse mantenere un buon rapporto con gli editori.
Ha quindi parlato del tema della profilazione ammettendo che si tratta di un tema complesso dal momento che implica il problema della reputazione (lo scandalo di Cambridge Analytica è stato decisivo per Facebook, che, accantonati i risvolti negativi della vicenda, ha affrontato i problemi conseguenti all’utilizzo negativo della piattaforma).
Ha poi concluso il suo intervento parlando di un tema scottante e attuale: quello degli hate speech. Laura Bononcini ha chiarito che Facebook vi si oppone, agendo prima con l’intelligenza artificiale, poi sulla base della segnalazione degli utenti e infine delle forze dell’ordine, ritenendo che vada soppesata la libertà di parola e la consapevolezza delle conseguenze di esprimerla.

Infine il professor Razzante ha concluso il dibattito parlando del tema della deontologia e citando l’articolo 2 del Testo Unico dei doveri del giornalista che impone, infatti, di essere coerenti sul piano deontologico anche in privato. A suo avviso, sarebbe necessario che ogni qualvolta un giornalista scrive sui social si firmi, esibendo la tessera professionale dell’albo perché, in quanto giornalista, deve dimostrare di essere attento alla deontologia e di essere fedele ai diritti e ai doveri contenuti nel Testo Unico in quanto sono la bussola virtuosa di quella professione.

Carolina Battaglini