Le professioni della comunicazione alla luce dei cambiamenti dei media

Il 16 novembre, in occasione di BookCity Milano 2019, si è tenuta la presentazione del volume “LAtlante delle Professioni della comunicazione“, a cura di ALMED Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo (F. Angeli, 2019). L’evento ha visto diversi relatori, tutti con l’obiettivo di sviscerare le professioni della comunicazione in relazione ai cambiamenti sempre più rapidi che pervadono il nostro tempo, alle aspettative delle aziende oggi e alle particolarità della scena creativa lombarda.

Tra i relatori presenti, la professoressa Mariagrazia Fanchi, direttrice di ALMED e specializzata nello studio sull’audience. Durante il suo intervento, moderato da Georgia Sansalone, si è soffermata sull’importanza dei pubblici per le imprese mediali e su come i professionisti del futuro debbano muoversi in relazione alle nuove sfide insite nel mondo dei media. 

Con l’avvento dei social media, le dinamiche relazionali tra industrie audiovisive e audience sono profondamente mutate. Se prima il pubblico risultava passivo rispetto ai contenuti che le industrie mediali fornivano loro, oggi lo spazio di azione e manovra che hanno a disposizione grazie al web è talmente ampio da averli resi parte dello stesso processo di produzione dei contenuti. Studiare i pubblici oggi dunque è essenziale, perché ci permette di misurare l’impatto che essi hanno sul mercato, con la conseguente formulazione di una strategia idonea.

La relatrice ha continuato mettendo sul tavolo il concetto di convergenza, la cui comprensione è fondamentale per chi ha come obiettivo quello di lavorare nel mondo della comunicazione. Alla luce dei cambiamenti tecnologici degli ultimi venti anni, infatti, è cambiato anche il modello di vendita e valorizzazione dell’audiovisivo. Con l’introduzione del digitale è cambiato tutto il settore dei media e con esso le professioni inerenti a quel campo. Proprio per questo è importante che un professionista della comunicazione, indipendentemente dal tipo di mansione, possegga una formazione a 360 gradi che gli permetta di entrare in contatto con settori differenti. L’obiettivo non è dominarli, ma conoscerli in maniera tale da instaurare un dialogo fruttuoso per ambo le parti. Tutto ciò deve essere accompagnato da certe soft skills, come il saper lavorare in gruppo e la creatività, e da uno sguardo sempre aperto sul presente, in modo da non possedere competenze operative troppo vecchie rispetto ai tempi correnti.

Ma ciò che più di tutto è fondamentale è essere in linea con la propria vocazione personale. Si può essere preparatissimi e, tuttavia, non si sarà capaci di rispondere appieno alle nuove sfide del contemporaneo, se non si segue la propria vocazione.

Giulio Mastrorilli