AFFRESCO FAMIGLIARE: LEGAMI E SGUARDI SECONDO ERWITT 

L’ammiccante fotografia di Elliott ErwittFamily al MUDEC dal 16 ottobre 2019 al 15 marzo 2020 oscilla tra personale e pubblico, storico e contemporaneo, serio e ironico. La carriera del fotografo è legata all’importantissima agenzia fotografica Magnum, per cui ha lavorato dal 1953, assunto dal co-fondatore Robert Capa.

Classe 1928, americano di adozione, nasce a Parigi da genitori russi, ma è perennemente in bilico tra due continenti.
Dall’Europa agli Stati Uniti, la sua arte tocca le corde del sentimento umano, descrivendo perfettamente i legami più profondi e universali che ci fanno identificare, conoscere e riconoscere in ogni ritratto fotografico. Erwitt ha colto le trasformazioni di un’epoca in fotografie che sono testimonianze e storie di vita capaci di emozionarci e coinvolgerci, ieri come oggi.

Famiglia è, quindi, il tema centrale di questa mostra che ci spinge alla riflessione su quanto questo concetto sia cambiato e si sia evoluto nel tempo, includendo anche quelle aggregazioni di cui prima non si aveva traccia.
Il fotografo mette insieme con incredibile sensibilità un grande album che parla di noi, ma anche con noi, e che racchiude tutti gli amori, le persone, l’affetto che sperimentiamo nel vissuto quotidiano. In questa connotazione di famiglia troviamo il nucleo di affetti dell’artista, le fotografie della moglie impegnata nelle faccende, degli amici più intimi intenti a prendersi cura dei figli del fotografo, ma anche i matrimoni non convenzionali, le comunità subculturali, la monoparentalità, l’affetto per gli animali domestici resi protagonisti di una storia molto umana. Si può affermare che Erwitt sia appassionato di questo tema fin dalle origini della sua carriera, quando nel 1955 venne selezionato per la mostra “The Family of Man” al MoMA.

Nell’essenza di questi progetti di vita catturati dall’obbiettivo non distinguiamo più quanto le fotografie siano spontanee o saggiamente ricercate dall’occhio di Erwitt, spettatore nascosto, ma ben riconoscibile.
La straordinaria forza di questa mostra risiede poi nella capacità di indirizzarsi perfettamente al passato, al presente e al futuro di due continenti. Ci troviamo quindi di fronte ad un significativo spaccato sociale, che ci porta, con intimità ed ironia, nei contrasti degli anni ‘50/’60/’70, nelle fratture negli stili di vita, nelle contraddizioni delle decadi che hanno segnato la storia globale. Ecco allora comparire le fotografie delle giornate campestri in Unione Sovietica, dei monolocali di New York con i compagni di vita dell’artista che ridono, ballano, si amano e dei viali francesi stravolti dalla purezza di una giornata assolata trascorsa pedalando.

La leggerezza del suo stile è l’elemento che ci permette di goderci ogni fotografia in quanto storia a finale aperto, in cui siamo chiamati provocatoriamente da Erwitt a dare la nostra interpretazione relativa in base a ciò che possiamo o vogliamo vedere.
In conclusione, ogni scatto è unico e immortala nel tempo un attimo che ci fa sorridere proprio come lo stesso fotografo, probabilmente, mentre scatta.

Giulia Lo Surdo