DESIGN RIPARATIVO: BROKEN NATURE ALLA TRIENNALE DI MILANO

L’argomento più chiacchierato dell’ultimo anno, a livello politico, sociale e culturale è l’ambiente. Un ambiente che bistrattiamo, usiamo, non capiamo e che, invece, è necessario recuperare. Che sia stato l’intervento della giovanissima attivista svedese, Greta Thunberg, ad aver portato un’ondata di consapevolezza nel mondo intero è opinabile, ma la piccola paladina ha sicuramente contribuito all’esame di coscienza collettivo a cui tutti ci siamo sottoposti negli ultimi mesi.

La Triennale di Milano per la sua XXII edizione parla proprio di ambiente, in particolare di un legame tra uomo e ambiente che inspiegabilmente si è incrinato fino a rompersi, comportando perdite per entrambe le parti in gioco, ma il cui unico responsabile è l’azione irrispettosa dell’uomo. Fino al 1° settembre sarà possibile visitare l’esposizione disposta sui due ampi piani del museo del design italiano, che consta di partecipazioni internazionali di numerose nazioni.

Broken Nature: Design Takes on Human Survival pone al centro il design in quanto elemento riparativo, che aiuta a costruire e a riallineare i comportamenti umani con l’ecosistema, e quindi vuole instaurare, in una prospettiva a lungo termine, un legame costruttivo con l’ambiente in cui viviamo. All’interno della mostra si avrà il piacere di entrare nella Nazione delle Piante, caratterizzata da una sua bandiera, una sua Costituzione e che, in particolare, insiste su quanto l’uomo abbia ignorato la presenza di questi esseri viventi da troppo tempo, quando in realtà a livello quantitativo e dimensionale, ricoprono gran parte del pianeta Terra, rivestendo un ruolo fondamentale.

L’installazione più suggestiva è senza dubbio The Great Animal Orchestra, una scatola provvista di divanetti e completamente oscurata, al cui interno il visitatore avrà il piacere di ascoltare i suoni e i riverberi di sette ambienti incontaminati, le cui registrazioni sono state effettuate dal musicista ed esperto di bioacustica Bernie Krause. Saprete dire voi se il suono più suggestivo è il ruggito invadente di un giaguaro dell’Amazzonia o il richiamo assordante di un’orca nell’Oceano.

L’attenzione per l’ambiente, si diffonde capillarmente in tutti i settori culturali e creativi, recente è l’opera del designer viennese Alper Dostal, che rappresenta il riscaldamento globale attraverso il progetto dal titolo Hot Art Exhibition, che vede lo scioglimento delle opere immortali di artisti del calibro di Munch e di Van Gogh.

Arte e design si dimostrano, ancora una volta, sensibili a tematiche sociali a cui la politica sembra essere sorda, e con opere icastiche risvegliano le nostre coscienze sopite.

Martina Bissolo

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