A CASA MILLENNIALS: IL FUTURO DELL’ABITARE CONTEMPORANEO

Come sarà la casa del futuro? Come vivrà la generazione Y? Gli architetti e gli interior designer si interrogano sempre di più su come adattare gli stili, le strutture e gli arredi, per i nati tra il 1980 e il 2000. Si interessano alle loro dinamiche relazionali e al loro rapporto con le nuove tecnologie all’interno dell’ambiente domestico.

Si sta andando a creare una nuova dimensione dove mondo analogico e mondo digitale si incontrano, influenzando le vite, la realtà e di conseguenza le abitazioni dei giovani resident, legati ancora alla materialità degli oggetti e dei confini spaziali ma cresciuti nell’ecosistema digital. 

Partendo dall’idea che la casa rispecchi la nostra identità, il nostro carattere e le nostre passioni, per un progetto a cura di ELLE Decor il sociologo Francesco Morace, con il team di Future Concept Lab, ha condotto un insight research indagando sulla funzionalità e sull’estetica dell’organizzazione dello spazio, dell’arredamento e della mobilia. Questi affrontano oggi una trasformazione dovuta al cambiamento delle esigenze e delle aspirazioni dei nuovi abitanti ma, anche e soprattutto, alla crescita esponenziale e immersiva dei nuovi dispositivi hi-tech. Cercando di dare una panoramica della situazione contemporanea, avanzando però suggestioni d’avanguardia e futuristiche quasi distopiche, sono state identificate quattro macroporzioni, quattro nuclei anagrafici definiti come: CreActives (20-25enni), ProActives (25-30enni), ProFamilies (30-35enni) e ProTasters (35-40enni). 

Lo sviluppo di questo progetto è orientato a tradurre le logiche e le caratteristiche dei quattro cluster generazionali in ambienti attraenti, interattivi, stimolanti ma anche funzionali e accoglienti. 

L’accoglienza, il comfort, la familiarità delle stanze sono forse proprio le criticità che interessano la casa e gli ambienti del terzo millennio. Quello che un tempo determinava il “sentirsi a casa” come la luce che entrava dalle finestre, l’intimità e l’individualità della camera da letto, il buttarsi sul divano per potersi concedere un po’ di relax, adesso viene sostituito da spazi ampi che devono essere riempiti, condivisi, da letti a baldacchino che diventano oversize per accogliere la generazione degli sdraiati, da scaffalature di 4 metri per sistemare tutto di tutti: i progetti, le professioni, i tools, le passioni. 

Così come Internet e la digitalizzazione hanno spazzato via i confini, sono cadute le barriere architettoniche, sono nati i loft e gli open space, i muri sono stati sostituiti dalle tende, le stanze dalla stanza, le porte dalle vetrate. Le abitudini e il modus vivendi dei figli di Facebook, si sono orientate alla condivisione di qualunque cosa: le esperienze, le relazioni, i beni di consumo e ovviamente gli spazi, a volte per necessità, a volte perché semplicemente non si vuole stare soli.  

Il mondo diventa la casa. Gli amici la famiglia. I selfie le foto incorniciate sugli scaffali. Lo schermo illuminato dello smartphone la luce della abat-jour sul comodino. Dopo una lunga giornata o di ritorno da un viaggio, potremmo ancora dire “casa dolce casa”?

Bianca Boretti