INGIGANTIRE IL CONFLITTO È “D’HABITUDE”

L’uomo è da sempre interessato ad eventi conflittuali che fanno scalpore. Quest’attrazione è innata nell’essere umano in quanto il conflitto è un elemento centrale nella vita ed è un susseguirsi di sfide che possono portare dispiacere oppure generare effetti positivi.

Cosa s’intende per conflitto? Yves Lavandier nel suo libro ABC della drammaturgia enuncia che “il conflitto è contrasto”; è un ostacolo che si può identificare con un “individuo, un oggetto, una situazione, un tratto caratteriale, un incidente o un elemento della natura”. Ogni tipo di sentimento o di situazione conflittuale produce, per chi lo sta vivendo, “sensazioni sgradevoli come ansia o frustrazione”. Tuttavia, se vissuto dallo spettatore, è visto come fattore di interesse. “L’essere umano è attratto dalle disgrazie altrui”. Dunque il conflitto è alla base di tutto ed è il centro dell’interesse delle persone.

Non posso che aderire al pensiero di Y. Lavandier. Penso che il conflitto sia insito nell’individuo sin dalla nascita: l’uomo, infatti, è costretto ad affrontare situazioni conflittuali per le quali sente la necessità di cercare soluzioni. Pertanto, per attirare l’attenzione, le storie pacifiche non sono adatte, risultano noiose e poco interessanti, non coinvolgono emozionalmente e non suggeriscono come risolvere problematiche.
La carta stampata ne è una conferma evidente: è risaputo che i giornali che danno cattive notizie vendano di più. Nella redazione viene infatti destinato maggiore spazio alla cronaca nera, a discapito di quella rosa. Stesso ragionamento vale per le riviste di gossip che, incentrandosi su notizie che fanno “rumor” e creano conflitto, suscitano interesse, altrimenti nessuno le comprerebbe. 

Oggi, con l’avvento dei social network, questi episodi conflittuali hanno grande impatto mediatico e circolano nel web diventando virali in poco tempo. Alimentati da giornali, televisione e riviste di gossip raggiungono livelli di propagazione mai pensati prima della diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione.
Pertanto laddove il conflitto è poco si tende ad ingigantirlo poiché questo deve essere risonante e quando è nullo lo si crea per suscitare interesse. 

Un esempio di cronaca conflittuale iniziato nel 2017, di cui tutti, anche i meno interessati, hanno sicuramente sentito parlare, vede come protagonista la coppia reale formata dal Principe Harry e dall’attrice Meghan Markle. Infatti, fin dalle prime foto in cui i due sono stati paparazzati insieme, i giornali non hanno perso tempo per creare scandalo sulle origini afroamericane di lei, sulla differenza di età – di soli tre anni –  tra i due, nonché sul precedente divorzio e sul passato professionale di Meghan. Durante le nozze reali, evento di cronaca rosa di cui si è parlato in tutto il mondo, non poteva mancare la ripresa del conflitto creato dal fatto che il padre dell’attrice non avesse accompagnato la figlia all’altare.  Laddove c’era un piccolo elemento di conflitto ne hanno fatto un super evento mediatico.
In seguito il conflitto si è spostato verso le due cognate ritenute rivali sui social e dai giornali che hanno dato libero sfogo all’immaginazione. 

Ecco confermata la necessità e la tendenza all’esagerazione delle situazioni conflittuali per suscitare interesse nel fruitore.

Valeria Tozzi

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