MILANO, CITTA’ ROMANTICA: UNA MOSTRA DA FRIEDRICH AD HAYEZ

Dal 16 ottobre Gallerie d’Italia dà la possibilità a chiunque passi per Milano di godersi una parte fondante della sua storia e della sua cultura: una mostra sul Romanticismo.

La città lombarda, come è noto, è stata una delle roccaforti del movimento artistico, filosofico e letterario sviluppatosi nei primi decenni dell’Ottocento.

La mostra rende efficacemente la complessità del Romanticismo, il quale si è espanso dalla Germania nei diversi territori italiani assumendo sfumature differenti. L’esposizione propone queste declinazioni, riservando una menzione d’onore a Milano, proprio con un effetto “ad imbuto” in cui passa da opere internazionali alle più particolari rappresentazioni del romanticismo lombardo.

Ed è agli ideali più generali che le prime parti della mostra si dedicano: il percorso inizia proprio con un dipinto di Caspar David Friedrich, uno dei massimi esponenti della paesaggistica romantica, che apre la visione ad altre rappresentazioni paesaggistiche del sublime e dell’infinito, a cui sono accostate frasi tratte dalle opere di Giacomo Leopardi.

Nella sezione dedicata ai paesaggi la mostra passa in rassegna alcune immagini caratteristiche del clima italiano, come la figurazione delle Alpi o delle Cascate. Di particolare interesse è una sala dedicata ai paesaggi notturni, la cui oscurità è un tema caro ai romantici in quanto opportunità di vivere un maggior rapporto con la natura. In seguito i paesaggi specifici della scuola di Posillipo, che si distinguono per le rappresentazioni del paesaggio napoletano in un’atmosfera calda e luminosa. Di importanza specifica nel descrivere la tensione romantica verso le origini sono i paesaggi storici, i quali uniscono la tensione verso la Natura a quella verso la Nazione, la sua storia e ai personaggi che vi hanno fatto parte.

Milano emerge tra alcune rappresentazioni urbane, come le Vedute di piazza del Duomo del bresciano Angelo Inganni o quelle dei Navigli di Giuseppe Bisi e Giuseppe Canella. Questi paesaggi urbani comunicano allo spettatore odierno stupore e smarrimento, perché da una parte sono raffigurazioni di posti che egli conosce, dall’altra presentano differenze importanti rispetto al modo in cui il fruitore è abituato a vederli.

Ma naturalmente non si può parlare di romanticismo e di Milano senza citare I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni: al poeta e alla sua opera è dedicata un’intera sala, in cui i celeberrimi personaggi manzoniani sono raccontati attraverso le pennellate dei più noti pittori romantici. Restano impressi nello spettatore lo sguardo fermo dell’Innominato di Hayez, la scompostezza de La Signora di Monza di Molteni che si nasconde nella rigidità del convento e i due ritratti del Manzoni in tarda età, di cui uno realizzato da Molteni e D’Azeglio e l’altro appartenente ad Hayez.

Lo spettatore poi ha accesso alla ritrattistica e in particolare ad una sala dedicata al nudo femminile: qui si contempla tanto la bellezza delle sculture quanto di quella dell’opera che è il manifesto della mostra, ossia La Meditazione (1848) di Hayez. Questa è la Patria, tema caro ai romantici, vista come una giovane madre dallo sguardo addolorato per la mancata unione della Nazione.

Bellezza, Inquietudine e Patria: queste sono le chiavi della stagione romantica, in cui la ricerca incessante delle origini diventa monito politico che culmina, anche nella mostra, con le rappresentazioni pittoriche di alcuni dei momenti più drammatici del Risorgimento Italiano.

L’esposizione è riuscita perfettamente a rendere la complessità del movimento, le sfumature più cariche di mistero, di calore, di erotismo e della violenza con cui è stata scritta la prima pagina dell’Italia. Un percorso ricchissimo, consigliato a chiunque voglia riscoprire una parte della nostra storia data per scontata, ma che ha ancora tanto da comunicare.

Raffaella Di Marco 

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