STARBUCKS: LEZIONI DI MARKETING DI UN DELIZIOSO PARADOSSO

Come ha fatto un brand come Starbucks a trasformare un bene primario, poco costoso e semplice da preparare in una esperienza unica e originale, riservata a chi è disposto a pagare in media 5$ per un caffè? La risposta è da ricercarsi nello stile di marketing singolare e nelle tecniche di comunicazione sui generis del suo fondatore Howard Shultz.

Basti pensare che nel 1989, quando esistevano solo 11 negozi, a Shultz venne in mente di aprire uno Starbucks in Robson Street 1100, esattamente di fronte a quello che si trovava, in Robson Street 1099! Non che non ci fosse un altro posto nella città di Vancouver, in Canada, semplicemente Shultz riteneva che in questo modo si sarebbe anzitutto attirata l’attenzione dei giornalisti e al contempo soddisfatte clientele diverse, dal momento che le due caffetterie vennero arredate con stili alternativi. Fu un successo.

Anche la decisione iniziale di concentrare il business a Seattle fu una astuta mossa di marketing: infatti, il clima freddo ed uggioso della città attirava clienti desiderosi di una bevanda calda. E i clienti delle zone più tiepide degli States? No problem! Creiamo il Frappuccino! La celebre bevanda a base di caffè, latte e ghiaccio, infatti, fu inizialmente un prodotto creato appositamente per chi viveva in zone estive e soleggiate, come quelle della California.

La psicologia del consumatore è sempre stata al centro delle strategie di Starbucks. L’idea centrale di Shultz, infatti, era quella di creare un ambiente confortevole e d’atmosfera, con il legno come materiale dominante e il verde scuro come colore. In questo modo, il cliente si sentiva rilassato e coccolato e, allo stesso tempo, veniva risolta quella “preoccupazione americana” della mancanza di socializzazione. Oggi da Starbucks si può sorseggiare caffè seduti su una comoda poltrona, essere circondati dai propri concittadini ed essere, allo stesso tempo, produttivi (bisogno essenziale per il lavoratore medio americano), grazie ad una energica bevanda al caffè e al wifi gratuito.

E non bisogna dimenticare il modo unico in cui questo brand fa sentire “speciale” e apprezzato il consumatore. L’esperienza da Starbucks, infatti, é cucita su misura per il cliente, grazie alla possibilità di scrivere sulla tazza di plastica il proprio nome (ma attenzione, è molto probabile che lo spelling sarà errato!), che si rivela essere inoltre una potente strategia di advertising “gratuito” per il brand, se pensiamo a quanto attira l’attenzione passeggiare per la città in cui ci troviamo con il logo in bella vista, stampato sul bicchiere che teniamo tra le mani.

Ma l’elemento che più contraddistingue Starbucks é il poter creare a piacimento il gusto della propria tazza di caffè. «Nessuno vi guarderà male se chiederete un caffè-latte di soia senza grassi né zuccheri o mezzo semi-caffè decaffeinato doppio con una spruzzata di limone». Da Starbucks potete scegliere tra 55.000 combinazioni di ricette. E se vi sembra poco, pensate che se prendeste una combinazione diversa ogni giorno, impieghereste 150 anni per provarle tutte!

Riferimenti bibliografici:
https://www.amazon.it/Starbucks-buono-cattivo-del-caff%C3%A8/dp/8823831903

Karen Nocita

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