PAOLO O YOUNG SIGNORINO? L’INTERVISTA COMPLETA

Mentre scriviamo (21 settembre) è il video numero 1 in tendenze su YouTube Italia con 400.000 mila views in meno di ventiquattro ore: Noisey, spin-off dell’editore VICE dedicato al mondo della musica, ha pubblicato come primo video del suo nuovo format “Personal” una prima, vera, lunga intervista dedicata allo strano fenomeno del trash rap italiano del 2018. Insomma, stiamo parlando di Young Signorino.

Restano i tatuaggi in faccia, solo che seduto sulla sedia dell’intervistato non sembra esserci il trapper. I vestiti, il modo di parlare, forse anche gli occhi, sono diversi. L’intervista non è a Young Signorino, ma a Paolo. Il ragazzo dietro il freak, quello che, come si può dedurre dai commenti, il popolo di Internet non solo non aveva mai visto, ma non aveva mai immaginato.

L’intervista rivela un ragazzo lucido, ma dal passato estremamente disturbato, folle, pericoloso e doloroso. Insomma il Signorino è più un ragazzino che, nelle sue parole, aveva trovato il suo modo di cacciare quello che aveva dentro in uno strano mix di droghe e di quel gioco infantile ma liberatorio che è per lui la sua musica. Tuttavia il punto più importante dell’intervista arriva quando inizia a parlare del suo manager.

Un uomo che, sempre nelle parole di Paolo, approfittava della sua parte più fragile, lo plasmava e gli ha fatto fare gran parte delle cose che l’hanno reso stranamente famoso nell’ultimo anno. Non tutte cose di cui sembra andare fiero. Insomma, per chi additava Young Signorino come geniale colpo di marketing, una situazione che forse dovrebbe far riflettere…

Siamo in un periodo in cui sembra essere tornato fortemente di moda il trash. Siamo davvero attratti da ciò che è talmente brutto da non essere vero, da ciò che è ridicolmente squallido, da ciò che è assurdamente non convenzionale. La Rete ha dato un’ampia platea di pubblico al freak, al fenomeno da baraccone, a ciò che ci fa ridere perché è diverso da noi, per il suo essere uno scherzo della natura. Noi vogliamo il freak, e il mercato vuole soddisfare le nostre richieste.

Quello che però sembriamo dimenticare è che dietro il personaggio mediale esiste anche la persona. Nel caso di questi personaggi in particolare, quelle dietro possono essere persone deboli e con disagi gravi, e, in questo caso, la linea che demarca il processo di costruzione del brand intorno a un personaggio dalla circonvenzione d’incapace può essere molto sottile. E la storia di Paolo dovrebbe ricordare a pubblico e industria di tenere sempre ben in mente la differenza tra le due cose…

Trovate l’intervista completa su YouTube, se vi ha interessato l’articolo andate pure a vederla, noi aspettiamo la vostra opinione! Intanto la nostra è che Young Signorino non ci piace proprio, ma a Paolo un po’ di bene gliene vogliamo.

Marco Santeusanio 

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