TOO YOUNG TO DIE

Nella vita delle serie tv spesso si riscontra la tendenza all’accanimento terapeutico. Nel senso che non si accetta che una serie, per quanto meravigliosa possa essere stata, giunga al termine. Un po’ perché i fan ci contano, un po’ perché dopo qualche stagione la serie diventa automaticamente garanzia di remunerazione per chi la produce; si tende a girare sempre più stagioni, in un tempo sempre più stringato e di conseguenza con contenuti sempre più discutibili.

Qualche rara volta capita l’opposto.

Capita che ci sia una serie, che magari viene sponsorizzata per mesi e mesi, si segue tutta d’un fiato, e poi nulla. Buio. Niente seguito. Viene cancellata. Magari non era la nostra serie preferita, ma c’è comunque un investimento emotivo e soprattutto se, come spesso accade, la stagione finisce con un colpo di scena, ritengo sia un obbligo morale degli sceneggiatori, avvallare o meno le riflessioni da detective e più spesso, i castelli mentali, che chi ha seguito la serie si è costruito.

È un po’ l’equivalente emotivo di quando un’amica ti dice “ho una cosa importantissima da dirti, ma te la devo dire faccia a faccia” e tu non sai quando la rivedrai. L’aspettativa è enorme e la curiosità è a mille. E in questo caso, l’amica ti blocca sui social e cambia numero di cellulare.

The Family: interrotto alla prima stagione. Lo show è stato mandato in onda in Italia nel 2016. L’hanno pubblicizzato per mesi. In realtà il trailer faceva intendere quasi integralmente la trama della serie, come spesso mi sembra di riscontrare ultimamente. Però un po’ per assenza di alternative, un po’ per premiare l’impegno e la spesa sostenuta in ADV dalla Fox ho deciso di guardarla. Sicuramente non è un capolavoro, ricorda (con un po’ di immaginazione) la vicenda narrata nel film Changeling, ma ha anche dei tratti interessati e macabri che in un giallo, personalmente, apprezzo molto. Quello che mi porta ad includere questo prodotto nella lista è, senza dubbio, il fatto che la stagione si interrompe in medias res, molte cose avrebbero dovuto ancora trovare soluzione, oltre al fatto che il finale lascia intendere la possibilità di un seguito. Ho molto sperato in una seconda stagione, che quantomeno permettesse a chi aveva seguito la serie di risolvere alcuni interrogativi che sono sorte nel corso della prima stagione. Ormai direi che ho perso le speranze.

Into The Flash: interrotto alla seconda stagione. Tra la categoria zombie e mostri sul genere mi ritengo, modestamente, un grande esperta. Into the Flash è uno dei rari casi che tratta di un tema troppo a lungo ignorati in materia zombiesca, cioè a possibilità di trovare una cura. A parte che la serie affronta questo aspetto capace di differenziarsi dagli altri prodotti dello stesso genere, e lo fa in modo soddisfacente, ho il ricordo di alcuni colpi di scena che ho decisamente apprezzato e dei quali mi sarebbe piaciuto sapere il seguito. Invece, probabilmente perché io ero l’unica spettatrice della serie, l’hanno cancellate, lasciando un finale aperto e un buco nel mio cuore.

Girlboss: interrotto alla prima stagione. Per quanto io abbia trovato questo titolo, uscito su Netflix lo scorso anno, almeno in 5 articoli che parlavano delle “serie che non ci mancheranno”, io credo che questa serie mi mancherà. Sicuramente anche qui, parliamo di una serie dal contenuto frivolo, nel senso che sia per come è stata realizzate che per i temi affrontati non ci troviamo certamente di fronte ad un capolavoro, ma con la sovrabbondanza di titoli con cui ci troviamo a fare i conti oggi, sicuramente a questo avrei dato un’altra possibilità. La protagonista, Sophia, è una tosta, cioè è una tosta un po’ come ogni ragazza giovane e tosta con tutte le insicurezze e le debolezze del caso. Non credo che chi abbia messo alla gogna la serie si sia reso conto di quanto spesso una ragazza si possa immedesimare nella disordinatissima vita di questa pittoresca protagonista. Probabilmente la trama è stata un po’ forzata, ma vuoi perché i personaggi sono simpatici, vuoi perché la storia di imprenditoria nel mondo digitale che racconta mi tocca da vicino (visto il mio campo di studi), mi è dispiaciuto che abbiano deciso di non tentare una seconda stagione.

Scream Queens: interrotto alla seconda stagione. Questa serie è direttamente categorizzabile come un esperimento demenziale. Nel senso che è stata accuratamente pensata perché ogni elemento al suo interno fosse fortemente irrealistico e sopra le righe. Detto questo chiaramente non è quel genere di prodotto che mette tutti d’accordo, ma del quale invece era molto apprezzabile il sarcasmo. La trama era profondamente caricaturale e assurda ma molti lo trovavano affascinante proprio per questa ragione. Non ho neanche bene idea perché io lo continuassi a guardare, ma succedeva, il che significa che funzionava, era in grado di garantire quel sano “what’s next” fondamentale per il binge watching.

Francesca Maria Poletti

 

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