CASA MUSEO BOSCHI DI STEFANO. Un atto di bellezza e di amore

Ci sono persone che passano la vita insieme e ci sono persone che passano la vita insieme all’arte. Come Antonio Boschi e Marieda Di Stefano.

Lui ingegnere alla Pirelli, lei ceramista con un suo laboratorio, si sono sposati e dal loro matrimonio non sono nati figli ma una casa colma di opere d’arte e capolavori di artisti che all’epoca magari non erano celebri come oggi, ma che forse lo sono diventati anche un po’ grazie a loro. I ritratti dei due coniugi, con i loro gatti, ci accolgono all’ingresso di questa casa, che come i suoi “abitanti”, è sintesi di un amore, frutto di un’intesa profonda di cuore e di testa tra marito e moglie e tra gli artisti e le loro opere.

Artisticamente bulimici, compratori compulsivi di capolavori, Antonio e Marieda sono stati appassionati paladini delle belle arti, avidi di meraviglia e splendore, mecenati di talenti ancora allo stadio embrionale, straordinariamente lungimiranti nel vedere il germe di una carriera brillante in un pittore acerbo.

Boschi diceva così: “Io penso che gli artisti siano una specie di radar, che con le loro antenne, magari inconsciamente, captano con qualche anticipo sui comuni mortali i valori etici del loro tempo e tentano di renderli nelle loro opere.” A me viene in mente il primo Picasso del periodo blu e le fasi storiche e personali della sua vita che l’hanno portato e influenzato fino alla sua completa realizzazione con la nascita della corrente cubista.

“Mi sono trovato in sintonia con gli artisti giovani, con quelli cioè che si trovano nel periodo della creazione libera e non sono ancora prigionieri di se stessi, come purtroppo capita con l’andar del tempo a molti.”

Stiamo parlando dei giovani De Chirico, Casorati, Morandi, Sironi, Fontana e poi ancora di Tosi, Brindisi, Soffici, Vedova. I coniugi vendettero anche la loro auto per finanziare il lavoro di questi “ragazzi”, dimostrazione di quanto valore aveva per loro la collezione. L’appartamento, che si trova in una palazzina Anni ’30 in via Jan 15, è proprio dietro Corso Buenos Aires: ho sempre pensato che Milano nasconda i suoi gioielli proprio vicino alle strade più battute e i luoghi più frequentat,i e che bisogna perdersi un po’ per scoprire la vera ricchezza di questa città, per innamorarsene davvero.

 

La casa è completamente immersa nell’arte, nei quadri, nelle sculture, nel design e nella mobilia degli anni Trenta. Delle undici stanze, ci sono pareti di cui non si vede neanche il colore di cui sono dipinte, ricoperte come sono dai quadri appesi. Una volta entrati si fa un viaggio nella storia dell’arte italiana, dai primi del Novecento alla fine degli anni Sessanta. Tutto ha una logica, lo stile non è casuale come non lo è l’ordine con cui sono sistemate le opere per artista.                 In un pomeriggio di Marzo, la casa di Antonio e Marieda mi ha sorpresa e rapita e spero posso accadere anche a voi.

Ben pochi sono quelli che mantengono le loro antenne libere e ricettive per lungo tempo.”

Bianca Boretti

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