MUDBOUND: il sogno americano gettato nel fango

Mississippi, anni ’40. Campagna. Fango. Una voce, che si divide in due, poi in tre e in quattro in un moltiplicarsi di narratori di una storia poeticamente disarmante: Mudbound è un romanzo che vibra violentemente nelle parole di chi lo racconta, pesante come il fango che sporca i vestiti, i corpi e le vite dei suoi personaggi che si divincolano cercando di fermare la pioggia che fa inesorabilmente annegare il sogno americano.

Netflix regala di nuovo un gioiello, o in questi caso, diamante grezzo tanto ruvida è la trama che viene sviluppata, tale da potersi sedere a testa alta tra le pellicole in gara nell’ultima edizione degli Academy. Nominato nella categoria miglior sceneggiatura non originale, fotografia, canzone e attrice non protagonista per Mary J. Blidge (prima donna candidata contemporaneamente come attrice e come interprete per la canzone Mighty River), dopo aver riscosso un grande successo al Sundance Film Festival, Mudbound nasce come romanzo scritto da Hillary Jordan. La trama ruota intorno al contrasto tra due famiglie, una bianca, i McAllan, e una di colore, i Jackson, che condividono lo stesso terreno, la prima come proprietari e la seconda come affittuari. La miccia della storia viene accesa dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale: una guerra aperta, quella combattuta sul fronte francese tanto via terra da Ronsel, figlio maggiore dei Jackson, quanto dall’alto dei bombardieri da Jaime McAllan, che si insinua nelle ruvide pieghe di una guerra taciuta che invece di idoli e bandiere, protegge il colore della pelle.

Se Mudbound può sembrare l’ennesimo melodramma sull’odio razziale, così non è: il film è la perturbante storia vera che si nasconde dietro ai fasti del sogno americano. La guerra più tremenda non è quella portata avanti oltreoceano, ma quella che viene combattuta nel fango della trincea rurale americana. La narrazione procede inesorabile come un racconto a più voci che si uniscono in un dissacrante canto polifonico.

L’America rurale diventa lo stato di natura dove gli uomini continuano a divorarsi tra loro: come in Europa tutto era partito dall’invasione di una terra straniera, così in Mississippi tutto continua a ruotare intorno alla terra il cui possesso equivale ad una promessa di affrancamento dalla miseria, un atto di libertà.  Ma Mudbound insegna che un atto non significa nulla: le due ore di film mostrano il racconto di uomini e donne che non hanno nulla degli eroi romantici e dei loro slanci ideologici, ma vivono con i piedi legati a quella terra che tanto promette quanto condanna.

Come ogni campagna di guerra, in Mudbound sono gli ultimi momenti a cambiare il ritmo della polifonia, portando alla concretezza le crude pulsioni che avevano fatto vibrare le voci dei narratori. Il finale di questa epica sulla crudele logica della sopravvivenza, pur nella sua triste amarezza, si declina in un piccolo tentativo di rinascita ma lo spettatore farà ben fatica a metabolizzarlo, intento come sarà a riprendersi dal pugno allo stomaco che lo ha colpito durante la visione: il fango può essere pulito, ma torna sempre a sporcare.

 Federica Cirone

Annunci