DMITRIY ZABOLOTNIKOV: QUANDO LA MASCHERA NON MASCHERA

Quando indossiamo una maschera è perché vogliamo celare al mondo chi siamo, diventare qualcun altro, un’altra persona, almeno fino a che il nostro volto rimane nascosto. Ma cosa succede se la maschera rappresenta il nostro vero io? Si tratta ancora di una maschera o stiamo svelando al mondo chi siamo davvero?

Sabato 24 Febbraio, dalle ore 18.30 presso la galleria d’arte InArte Werkkunst Gallery di Bergamo, si è tenuto il vernissage di “Paper Ship”, mostra di 254 maschere dell’artista eclettico Dmitriy Zabolotnikov. Cresciuto nel villaggio di Velikodolinskiy, nella regione di Odesskiy in Ucraina, Dmitriy è senza alcun dubbio una delle persone più curiose che io abbia mai conosciuto. L’ho incontrato in galleria in una fredda e uggiosa giornata di Marzo e così ho avuto modo di parlare con lui, di conoscerlo e di farmi raccontare che cosa l’ha spinto, per oltre 20 anni, a realizzare delle maschere in cartapesta, senza avere l’obiettivo di venderle.

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“Le maschere mi aiutano a capire cosa provo – ha iniziato Dmitriy – a capire le mie idee. Con le maschere riesco a vedere il mondo più in profondità, più nel dettaglio. Purtroppo, ora, sono costretto a iniziare a venderle ma la mia idea è quella di spiegare al mondo cose inspiegabili. Con le maschere esprimo me stesso. Vendere non è la cosa più importante. La cosa più importante è trovare il senso della vita e io l’ho trovato proprio attraverso le maschere”.

Secondo l’artista, infatti, le maschere sono meri pezzi di carta pesta, privi di anima e valore e solo quando vengono indossate sono capaci di prendere vita e acquisire importanza. Per questo motivo nessuna delle sue maschere è mai stata in vendita, nonostante le richieste. La sua è una vita dedicata interamente alla sua arte, la sua passione. Il filo conduttore, non che titolo della sua prima personale in Italia, è la barca: “La barca è il simbolo di tutto il mio lavoro. Simboleggia me come artista e tutto quello che mi circonda; simboleggia quello che faccio per lasciarlo al prossimo.”

Ciò che colpisce delle sue maschere è l’altissima espressività che traspare dai lineamenti. Tuttavia, qualcos’altro mi ha lasciato senza parole. La peculiarità delle opere di Dmitriy è che nonostante si tratti di caricature, queste non ritraggono persone che lui ha incontrato nella sua vita ma bensì che incontrerà. “Io realizzo una maschera e magari dopo dieci anni conosco la persona e la associo,” mi ha rivelato. “Vedo le maschere nella mia mente e poi le ricerco nelle persone. Capisco dopo di aver realizzato la maschera per quella persona.” Si tratta, infatti, di una connessione che potremmo definire a livello eterico. Il processo, infatti, avviene al contrario: prima viene realizzata la maschera e dopo avviene l’incontro con la persona. Tra quelle esposte in galleria vi sono maschere che incarnano persone che non ha ancora incontrato. “C’è una teoria: tutto è già programmato. Le persone hanno un percorso già stabilito, hanno il loro destino da compiere” ha aggiunto.

Questo spiega tutta la sua visione: l’artista realizza le maschere e sa già che un giorno incontrerà la persona ritratta nella maschera. Come afferma Dmitriy, è’ il destino: “Nella mitologia greca esistevano gli Dei che vivevano la loro vita; tuttavia, anche le loro vite erano soggette al fato. Sopra di loro, infatti, vivevano le Moire che gestivano il destino. Una di loro filava lo stame, la seconda girava il fuso per torcere il filo e la terza lo tagliava. Il destino l’avevano anche gli Dei, nonostante la loro posizione superiore rispetto all’uomo. Per questo l’unica cosa che possiamo fare è essere felici di quello che accade e amare il proprio destino perché non possiamo cambiarlo.”

POTREMMO DIRE CHE LE TUE MASCHERE ENFATIZZANO QUELLO CHE SECONDO TE E’ IL VERO ‘IO’ DI UNA PERSONA, ANZICHE’ NASCONDERLO?

“Si, è proprio così. Queste maschere sono delle caricature, quindi io derido i lati negativi delle persone. Invito a prendere le cose con ironia. La vera indole della persona è quella ‘cattiva’. Non mi fraintendere, questo fa parte della mia visione. Io sono molto negativo, sono una persona sostanzialmente pessimista. Le maschere mostrano come mi approccio con il mondo. Esse rappresentano le relazioni tra le persone. La maggior parte di queste relazioni vedono le emozioni negative, che per me sono più forti e più facili da creare. Le maschere dipendono da chi le fa. Per questo rappresento la persona attraverso i miei occhi d’incurabile pessimista. Questa negatività non dipende solo da me ma da tutta una serie di cose, tra cui le relazioni delle persone che mi circondano. Dicono, infatti, che la persona sia un processo, una macchina che funziona secondo delle condizioni e la mia, devo ammettere, non ha mai funzionato. Forse, potrei definirmi una sorta di via di mezzo: non sono pessimista ma ho una visione tragica”.

GUARDANDO LE TUE MASCHERE DUE SONO GLI ELEMENTI CHE RICORRONO: LA MELA E LE SFERE. CHE COSA RAPPRESENTANO?

“Le mele simboleggiano la conoscenza del mondo. Per me conoscere il mondo significa posizionarsi rispetto a qualcun altro o qualcos’altro. Questo è l’approccio che ho per capire il funzionamento del mondo. In realtà la scelta di inserirle nei miei lavori è puramente una questione estetica. La mela, in generale, per me è un simbolo di sapienza. Per quanto riguarda le sfere, esse rappresentano l’influenza del sociale, l’influenza delle persone con cui il personaggio della maschera ha avuto a che fare. Sono delle piccole influenze che si percepiscono dalle persone che ci circondano.”

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Nel raccontarmi questo affascinante concetto mi ha indicato una delle sue tante maschere esposte in galleria. “Quella maschera che vedi appesa, quella che sembra una scimmia, rappresenta una ragazza con cui ho passato una serata. Tutte le sfere che vedi rappresentano le influenze che io ho avuto su di lei. Più sfere ci sono, maggiori sono le influenze”. L’averla ritratta in questo modo, pur non avendola ancora conosciuta, è puramente frutto della sua visione del mondo. “Non sono certo Raffaello” ha affermato ridendo. “Mi manca la positività, vedo maschere anche qui in Italia. Vedo il caos negli occhi delle persone. Sono tutti preoccupati, tutti corrono”.

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Durante il vernissage, gli ospiti, incuriositi e affascinati, mentre sorseggiano un calice di vino osservano con attenzione tutte le peculiarità di queste maschere. Tra le varie curiosità, i denti, che paiono straordinariamente reali, sono stati realizzati con farina e colla, mentre gli scacchi sono pezzi veri.

MOLTE DELLE TUE MASCHERE HANNO UN ASPETTO QUASI DEMONIACO. TI SEI ISPIRATO ALLA CULTURA POPOLARE GIAPPONESE?

“No assolutamente. Traggo ispirazione da Goya, Caravaggio, da un caricaturista danese e dal quadro il giardino delle delizie di Bosch, visionario medievale dei Paesi Bassi”.

Paper Ship rimarrà in esposizione fino a venerdì 16 Marzo. Se siete curiosi non potete non visitare questa mostra e immergervi nel mondo delle maschere di Dmitriy.

 

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