44 RUOTE E UN’ISOLA: ALLA SCOPERTA DI MARTHA’S VINEYARD

Good morning Miss, how can I help you?

Well, we actually need 22 bicycles.

Questo è stato il primo scambio di battute tra me e il ragazzo delle biciclette a Martha’s Vineyard, incredulo ma felice nell’aver concluso un’ottima giornata per i suoi affari. Il viaggio a Martha’s Vineyard è solo una delle avventure intraprese durante il Summer Program con la Boston University. Tuttavia, eravamo ancora ignari di cosa sarebbe successo da lì al termine della nostra giornata.

La sveglia era alle cinque del mattino per poter prendere l’autobus che da Boston ci avrebbe portato al traghetto per poi approdare, finalmente, a Oak Bluffs. È uno dei punti principali dell’isola di arrivo per i turisti estivi ed è noto per i suoi “cottage di pan di zenzero” e altri edifici ben conservati da metà del secolo XIX. Abbiamo pedalato costeggiando l’oceano Atlantico da un lato e dall’altro numerose insenature e stagni circoscritti da lingue di spiaggia. Sapevamo che dovevamo dirigerci a EdgarTown ma non credo che nessuno di noi stesse controllando una mappa perché eravamo rapiti dalla vista, dal vento, dalla sensazione di far parte di una grande energia data da ciascuno di noi.

Fortunatamente bastava andare dritti per raggiungere EdgarTown, una cittadina con molte casette colorate e dei giardini pieni di ortensie lilla e violetto curate alla perfezione. Erano talmente tanti i fiori che alcuni padroni di casa avevano allestito un banchetto sulla pista ciclabile con un cartello che invitava i passanti a prendere delle ortensie blu riposte in dei barattoli di vetro.   

Una delle prime cose che non puoi non notare è la libreria Edgartown books, i cui proprietari sanno certamente come catturare l’attenzione anche dei lettori più pigri. Su questo porticato, come una visione, appare una scala verso l’eden dei libri. Una delle zone più belle? La zona lettura per i bambini, con una finestra e un salottino che ricordava la stanza di Wendy alla quale Peter Pan si affacciava. Dai classici ai manga più svariati. Inoltre, sul portico, erano disposti diversi tavolini per poter bere una bibita e gustarsi un ottimo libro. Ma l’incantesimo di Edgartown Books si è infranto troppo presto.   

 

Siccome il tempo a Boston ha la stessa stabilità del mio umore, quella mattina faceva molto freddo e decisi di partire con i pantaloni lunghi. Inutile dire che dopo le prime pedalate, stessi morendo di caldo. Perciò a malincuore io ed Ilaria – la mia compagna di stanza su cui ho potuto sempre contare per un unisono “ow, uno scoiattolo” – siamo andate alla ricerca di un pantaloncino – a poco prezzo – che desse tregua alla mia iper ventilazione. Finalmente, dalla vetrina, vediamo dei pantaloncini accettabilmente brutti da poter costare poco. Ma una volta entrate, girando il cartellino, chiesi a Ilaria: secondo te quanto costano? Ilaria mi risponde frettolosamente: 20 dollari massimo? Sospirando le dico sì, ma aggiungici uno zero. Quindi se in caso CIMERS vi venisse la voglia di uno shopping last minute, non è una decisione saggia farlo nell’isola dove gli Obama amano passare le loro vacanze estive.

Con un prendisole nuovo di zecca addosso e circa 15 km in bicicletta sulle gambe, stanchi e affamati siamo andati a mangiare in un posticino sul porto in cui ho mangiato delle quesadilla con aragosta all’interno, con della crema spalmabile allo yogurt ed erba cipollina. Rimpinzati di aragosta abbiamo deciso di risalire in sella alle bici. 

Così, nel verso giusto, ci siamo diretti verso Katama Beach. Tuttavia, una volta arrivate siamo rimaste molto deluse. Lungo la costa da Edgartown a Oak Bluff ci  sono spiagge molto più suggestive che danno sull’Oceano Atlantico. Verso le cinque del pomeriggio molti ragazzi animano la spiaggia con feste che rispondono all’immagine collettiva degli Americani: jeep mastodontiche col cofano aperto, musica e tanto divertimento per i ragazzi!

Ma ogni viaggio non è mai privo di inghippi e nessuno, come annunciavo, aveva previsto quello che sarebbe successo di lì a poco. Stavamo per lasciare per sempre sull’isola le ragazze  del 205. Il Summer Program senza di loro non sarebbe poi stato lo stesso. Avevamo appuntamento con l’autista alle sette, ma quando salimmo sul traghetto molte persone mancavano all’appello. Eravamo ignari del fatto che stessero correndo per raggiungerci. Ci chiesero di fare qualcosa, di non farlo partire, di sbracciarci con i marinai a bordo per fargli capire che l’esperienza sul traghetto senza l’intero gruppo di 22 italiani sarebbe stata troppa piatta per gli altri passeggeri. Non tutti riuscirono nell’impresa. Le ragazze del 205 presero il traghetto successivo. Anche se non avevamo fatto chiasso tutti assieme sul traghetto, ci riuscimmo a distinguere da veri italiani, grazie a quel ritardo di un’ora che l’autista trascorse consumando il suo cono gelato alla vaniglia, molto lentamente.

Paola Manzo

Annunci