#BUCATTOLICA: when in Boston

BOSTON…  Avevo già avuto occasione di visitare questa città durante una vacanza fatta circa sei anni fa con i miei genitori. Ero rimasta colpita dal mix di stili e architetture che la caratterizzano, se dovessi descriverla in una parola la definirei eclettica.

Ciò che durante questo soggiorno ho apprezzato maggiormente è stato il modo di fare della gente, cordiale e solare, entusiasta per le piccole cose. Riguardo al resto, ho potuto avere conferma delle impressioni positive che mi ero fatta: Boston ha saputo farmi sentire a casa. Ho cercato di visitarla il più possibile a piedi, ogni zona ha le sue peculiarità e mostra diversi scorci, stili architettonici e ritmi di vita. Punto di riferimento è stato sicuramente Bay State Road, dove si trovavano le nostre residenze: un quartiere tranquillo appena dietro la verde passeggiata (Esplanade) che costeggia il fiume Charles. La nostra via era accogliente e molto curata, di gusto inglese direi, mi piaceva percorrerne un po’ la mattina appena sveglia, in attesa della colazione, perché regnava una calma davvero insolita per una grande città. Quell’ora veniva molto apprezzata anche dagli scoiattoli, abitanti fissi della zona, alla cui presenza ci siamo presto abituati. Dopo aver respirato un po’ di tranquillità, la giornata non poteva che iniziare al meglio!

UNIVERSITY… Posso vantare l’onore di esser stata studentessa alla prestigiosa Boston University per ben tre settimane. Il campus è molto esteso e le diverse facoltà sono collocate in vari edifici. Il College of Communication, dove seguivamo le lezioni, è moderno, ben organizzato e accogliente. Oltre che per le lezioni (che avevamo sia al mattino che al pomeriggio) potevamo recarci lì senza per lavorare in gruppo, usufruire delle aule studio e delle stampanti, ma anche per rilassarci, stenderci sul prato o sederci sulle panchine e scambiare due chiacchiere, insomma un vero e proprio spazio a misura di studente. Per quanto riguarda i tre corsi che questo Summer Program prevedeva (Interactive Marketing, Event Management and Public Speaking), devo dire che hanno decisamente superato le mie aspettative, sia a livello di organizzazione, sia di competenze e conoscenze acquisite.

COLLABORATION… quella che sempre abbiamo cercato di mantenere attiva tra noi compagni, nella più banale quotidianità e nel lavorare in gruppo, ma anche quella fondamentale tra noi studenti e i professori. Come più volte ci ripetevano, ogni anno il Summer Program è un’avventura anche per loro e ci tengono che possa sempre essere migliore. Mi ha davvero colpita in positivo l’attenzione che dimostravano nei nostri confronti, ai nostri feedback. All’inizio non è stato immediato entrare nell’ottica, qui in Italia non siamo così abituati alla collaborazione in aula, soprattutto tra docente e alunni. A Boston invece l’interazione viene messa al primo posto e questo è fatto presente fin dalla prima presentazione che il professore fa di sé. Un volta rotto il ghiaccio e il normale imbarazzo iniziale ci si abitua in fretta a questo approccio e anche il clima di lavoro ne risente positivamente.

ADVENTURE… In generale lo sono state tutte le tre settimane trascorse a Boston. Mettersi in viaggio è sempre un’avventura, a maggior ragione se all’estero e per un certo periodo di tempo. Prima di partire le emozioni sono tante: voglia di conoscere posti nuovi, felicità, adrenalina, ma anche dubbi e perplessità su cosa si troverà, se ci si sentirà a proprio agio, se si avranno difficoltà con la lingua e così via. I miei “timori”, che reputo del tutto normali, sono svaniti velocemente. Se dovessi associare al termine avventura un accadimento, in particolare sarebbe sicuramente la splendida giornata trascorsa domenica 16 luglio sull’isola di Martha’s Vineyard. Una volta sbarcati con il traghetto a Oak Bluff, per esplorare l’isola abbiamo deciso di noleggiare tutti la bicicletta. Ha dunque avuto inizio una vera e propria traversata verso la parte sud dell’isola (Edgartown e Katama Beach). Abbiamo affrontato un percorso sotto il solleone di circa 10 km (e altrettanti poi per il ritorno…) che ci ha regalato emozioni e tante risate, ma ha davvero messo alla prova anche i più temerari e allenati del gruppo!

TEAM… Non c’è miglior occasione per chi voglia imparare a lavorare in team che partecipare a  questo Summer Program! È sicuramente una sfida, ci si mette in gioco e ci si trova a doversi organizzare con diverse persone che non si conoscono ancora molto bene (o comunque non dal punto di vista lavorativo). Personalmente posso dire che il fatto di aver collaborato con team diversi è stata una grande opportunità, nonché occasione di arricchimento. Ciascun compagno, con il suo modo di fare e di approcciarsi, mi ha insegnato qualcosa. Il lavoro di gruppo è stato molto valorizzato e apprezzato, i professori nel  giudicare i progetti hanno posto molta attenzione ai nostri comportamenti con i compagni e al modo in cui si è lavorato insieme per giungere al risultato finale.

TIME… Letteralmente volato, tre settimane intense, ricche di programmi interessanti e project work da portare avanti in tempi stretti. Un’avvincente corsa contro il tempo, tra lezioni universitarie, la città da visitare, i necessari momenti di svago e relax, il lavoro ai progetti (come dimenticare le serate di lavoro matto e disperatissimo dell’ultima settimana..?!). In ogni caso abbiamo vinto noi, alla fine abbiamo saputo gestire al meglio il tempo che, seppur poco, ci era stato dato a disposizione.

ORGANIZATION… Non poteva che essere una buona ed efficiente organizzazione l’ingrediente fondamentale per affrontare i tanti impegni che il programma prevedeva e vivere al meglio l’esperienza. Il tempo era poco, le cose da fare tante. Io stessa mi sono sentita costantemente e positivamente messa alla prova, l’organizzazione personale spesso deve fare i conti con quella dei compagni e non è sempre facile essere d’accordo con tutti, sia per il lavoro sia anche solo per organizzare qualche gita o uscita insieme. Ancora una volta però, molto spesso, lo spirito del team è venuto in nostro aiuto e abbiamo saputo portare a termine scadenze e sfide che senza una minima organizzazione ci avrebbero messo sicuramente più in difficoltà.

LEARNING BY DOING… Migliore organizzazione, lingua più fluente, capacità di orientamento.. tutto imparato o migliorato  “facendo”. Penso sia davvero il miglior modo per apprendere qualcosa senza che farlo risulti troppo pesante o noioso. Lo trovo un metodo estremamente efficace e abbiamo avuto modo di sperimentarlo specialmente durante le lezioni. I corsi sono stati tenuti in modo diverso da quelli a cui siamo abituati in università qui in Italia, oltre ai numerosi progetti la cosa che più ho apprezzato sono state le tante visite e “ricerche” sul campo  per scegliere la location più adatta a un evento che avremmo dovuto ideare come progetto finale del corso di Event planning tenuto da Amy Kimball. In foto il rooftop garden del One Federal Street, location che abbiamo scelto io e il mio team per il nostro evento. Per questo corso e quello di interactive marketing siamo stati in visita a hotel, agenzie e vari palazzi, abbiamo anche avuto occasione di parlare e fare domande dirette a chef o a responsabili delle strutture visitate. I vari spostamenti effettuati per recarci nei diversi posti sono stati anche occasione per visitare ulteriormente la città. Il risultato è stato un apprendimento completo, coinvolgente ed efficace. Al giusto punto di incontro tra teoria e pratica c’è l’esperienza, e questa non si dimentica.

INTEGRATED… Come mi sono sentita, nel gruppo di amici, ma anche in università e nella città in generale. Conoscevo bene solo Laura, mia carissima amica, mentre con gli altri ho fatto conoscenza man mano. Ciascuno però mi ha lasciato qualcosa e a fine esperienza la nostalgia si è fatta sentire! Ci si sente integrati anche girando per la città, sarà che gli Americani hanno un debole per gli italiani, ma in generale mostrano accoglienza e cortesia, dalla richiesta di un’indicazione a un consiglio, tutti sono gentili e pronti a dare una mano, è una cosa che non darei per scontata in una grande città. Nonostante le dimensioni infatti, ho percepito un clima molto più rilassato rispetto a New York, Londra, ma anche solo alla nostra Milano. Il Midsummerspree, party a cui abbiamo partecipato lunedì 17 luglio a bordo dello yacht “Spirit of Boston”, ci ha catapultati a pieno nel mood festaiolo americano, sembrava di essere in una di quelle feste dei college che si vedono nei film… musica, balli, buon cibo,  compagnia e atmosfera generale hanno reso la serata davvero indimenticabile!

CAMERA… Come dimenticare le lezioni del “maestro”? Il professor R.D Sahl, ex giornalista, è stato per tutti un grande riferimento. Per tutti intendo lo è ancora anche per gli altri nostri professori, fin dal primo giorno ce lo hanno descritto come un “uomo modello” per la sua esperienza lavorativa ma anche il suo modo di porsi, pacato ma autorevole al tempo stesso, insomma un personaggio che merita ammirazione. Seppur in pensione ha accettato di partecipare ancora al Summer Program e tenere il corso di Public Speaking. I momenti passati in studio di registrazione e davanti alle telecamere rimarranno sempre un caro ricordo. Nessuno di noi aveva la minima idea di come si gestisse un programma televisivo, dalla stesura del copione, al movimento delle telecamere, alla regolazione del volume dei microfoni. Grazie alla sua professionalità e alle sue preziose indicazioni siamo stati in grado di creare e registrare una nostra versione del programma “Adesso Boston”: è stata  davvero una delle esperienze più divertenti e significative, non posso che ripetere una frase che è presto diventata un mantra “Grazie Maestro”.

ARRIVEDERCI… Non certo addio! Se per la prossima estate mi chiedessero di ripetere l’esperienza accetterei senza dubbi. Mio sento di consigliarla davvero a tutti quelli a cui sì interessano i corsi proposti o vogliano fare un’esperienza all’estero, ma che soprattutto amano le sfide  e mettersi in gioco. Per questo non direi “addio” ma “arrivederci”; positivamente impressionata da questa esperienza, arricchita a livello umano oltre che per le competenze acquisite, non escludo di poterne fare di simili il prossimo anno o in futuro. Concludo con una citazione letta in un pannello appeso in Università, giusto mentre camminavo avanti e indietro ripetendo la mia parte per la presentazione del nostro progetto finale: “Believe in yourself, take risks and go out of your comfort zone” Prof. Danhey

ANNA LEGGERI

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